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Errori diagnostici e malpractice. Uno studio “serio”

La Johns Hopkins University, a cui appartiene il corresponding author ed alcuni altri del team editoriale, di cui vi abbiamo già parlato, dedica una particolare attenzione, allo studio ed alla prevenzione degli errori in medicina.

Gli autori di questa pubblicazione (David E. Newman-Toker, Adam C. Schaffer, C. Winnie Yu-Moe, Najlla Nassery, Ali S. Saber Tehrani, Gwendolyn D. Clemens, Zheyu Wang, Yuxin Zhu, Mehdi Fanai and Dana Siegal, Serious misdiagnosis-related harms in malpractice claims: The “Big Three” – vascular events, infections, and cancers, Diagnosis 2019; 6(3): 227–240) affrontano il tema dell’errore diagnostico dall’interno del sistema assicurativo, utilizzando dati clinici esaminati, poi, sotto un profilo statistico.

Vi presentiamo qui l’abstract

Gli errori diagnostici causano notevoli danni da considerarsi come del tutto prevenibili, ma la loro stima numerica negli USA varia in modo notevole nelle diverse casistiche. Da 40.000 a 4 milioni all’anno.

Questo lavoro riguarda un’analisi trasversale di un grande database di reclami per colpa medica medica. Questa pubblicazione rappresenta la prima fase di un progetto in tre step per stimare quanto “costano” negli USA i danni gravi dovuti a diagnosi errate.

Metodi:

Abbiamo cercato di identificare le malattie che rappresentano la maggior parte dei danni gravi correlati alla diagnosi errata (morbilità / mortalità).

I casi di errore diagnostico sono stati identificati dal database del Comparated Benchmarking System (CRBS) della Controlled Risk Insurance Company (CBS) (2006-2015), che contiene il 28,7% di tutti i reclami per colpa medica negli Stati Uniti.

Le malattie sono state raggruppate secondo il Software di classificazione clinica (CCS) dell’Agenzia per la ricerca e la qualità della sanità (AHRQ) che aggrega i codici diagnostici della Classificazione internazionale delle malattie (ICD) in raggruppamenti clinicamente sensibili. Abbiamo analizzato eventi vascolari, infezioni e tumori (i “Tre Grandi” the “Big Three”), misurando la frequenza, la gravità e il setting nei quali i casi si sono verificati. Ai danni più gravi è stato attribuito un punteggio da 6 a 9 (grave, invalidità permanente o decesso) sulla base della National Association of Insurance Commisioners (NAIC) Severity of Injury Scale.


Risultati:

di 55.377 richieste di risarcimento “chiuse”, abbiamo analizzato 11.592 casi di errore diagnostico [età media 49, intervallo interquartile (IQR) 36–60; 51,7% donne]. Questi includevano 7379 con casi di grado elevato (53,0% di decessi). Le “malattie gravi” sono risultate il 74,1% dei casi di gravità elevata (eventi vascolari 22,8%, infezioni 13,5% e tumori 37,8%). Complessivamente, i primi cinque di ogni categoria (n = 15 malattie) hanno rappresentato il 47,1% dei casi di gravità elevata. Le malattie più frequenti in ciascuna categoria sono risultate essere l’ictus, la sepsi e il cancro ai polmoni. Le cause delle problematiche riscontrate erano sproporzionatamente fattori di giudizio clinico (85,7%) con un intervallo tra le categorie pari all’82,0-88,8%.

Conclusioni:

Le tre grandi malattie di cui si è detto sopra rappresentano circa i tre quarti dei gravi danni causati da diagnosi errate. Gli sforzi per migliorare la diagnosi dovrebbero, per cominciare, concentrarsi, quindi, sugli eventi vascolari, le infezioni e i tumori.