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SIMLA querela il Presidente della SOI Dott. Matteo Piovella

SIMLA querela il Dott. Matteo Piovella Presidente della SOI

SIMLA nella persona del Suo rappresentante Legale, Presidente Prof. Riccardo Zoja, assistita dall’Avv. Franco Rossi Galante di Milano, ha depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza, querela nei confronti del Dott. Matteo Piovella, Presidente della SOI (Società Oftalmologica Italiana), per il reato di diffamazione ex art. 595 comma 3 Cod. Pen.

La vicenda a molti è già nota in quanto pubblicata sul nostro sito (vedi).

L’ultimo atto è stata la mancata risposta del Dott. Piovella alla lettera dell’Avvocato Rossi Galante che aveva chiesto per conto di SIMLA delle pubbliche scuse.

Qui sotto trovate la querela depositata

La Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (“SIMIA”), nella persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, munito di idonei poteri (doc. 1-2), prof. dott. Zoja Riccardo, assistita dall’avv. Franco Rossi Galante del Foro di Milano, con studio in Milano, viale Montenero 72, che nomina con il presente atto e presso il cui studio elegge domicilio,

ESPONE

In fatto

Nel contesto dell’emergenza sanitaria e sociale dell’epidemia del virus cd. Covid-19, sul sito della Società Oftalmologica Italiana (“SOI”)1, è stato pubblicato, nella sezione NEWS, in data 31 marzo 2020 (ad oggi, 15 maggio 2020 risulta ancora online), un videomessaggio del dott. Matteo Piovella, Presidente della SOI e Tesoriere della Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (“FISM”) (doc. 7).

Tale video, realizzato nello studio del Piovella in via Donizetti 24, Monza, è stato poi rilanciato ed è circolato rapidamente tramite la messaggistica istantanea (whatsapp, facebook).

Il video, che ha durata di circa 10 minuti, si suddivide  in due  parti, come si evince anche dal titolo della notizia  “EMERGENZA CORONAVIRUS KIT SOI: PRONTE PER INVIO MASCHERINE FFP2; ATTACCO AI MEDICI: SOI SOSTIENE UN NUOVO ORDINE”.

Nella prima parte del videomessaggio, il dott. Piovella espone alcune problematiche relative alle mascherine ed in generale ai cd. strumenti di protezione su cui, ai nostri fini, non risulta utile soffermarsi.

Nella seconda parte del videomessaggio, invece, il dott. Piovella si occupa di questione, oggetto di vivace dibattito nei giorni di emergenza, relativa ai possibili risvolti e rischi giudiziari dell’attività dei medici durante il periodo dell’epidemia del cd. Cmid-19.

Come noto, nel dibattito pubblico e politico, si ipotizzava in quei giorni l’introduzione di una previsione normativa al fine di limitare la responsabilità medica nel periodo di diffusione del Cmid-19 ai soli casi di dolo. L’attenzione sulla tematica era alta anche a causa delle scorrette pratiche di accaparramento di clientela poste in essere da alcuni legali che avevano pubblicizzato propri servizi per agire in via giudiziaria nei confronti dei medici.

Tale era il contesto in cui si colloca l’intervento, nei presupposti legittimo, del dott. Piovella, presidente della SOI.

In realtà, però, dopo un accenno alla questione, il dott. Piovella si è invece concentrato dapprima in una critica generale alla legge cd. Gelli­ Bianco, per poi rivolgere pesantissimi giudizi, gravissime accuse e frasi denigratorie ai medici legali ed all’intera loro categoria.

Il dott. Piovella ha sostenuto che la legge Gelli-Bianco “ha ulteriormente dato libertà  minor  controllo  ai  medici  legali che sono i gestori di questa situazione…sono i medici legali che…diventano giudici”. Al riguardo, se il dott. PioveIla può criticare la previsione legislativa, non può assolutamente accettarsi che affermi pubblicamente che i medici legali agirebbero liberi e senza controllo, determinando e piegando – come lasciato intendere dal dott. Piovella – a loro piacimento le sorti processuali.

Ha palesemente denigrato i medici legali, asserendo che “negli ultimi anni, non mi pare abbiano dimostrato di essere colti da una missione assolutamente virtuosa” “questo loro lavoro…li dovrebbe vedere come arbitri e non a giocare a fare Perry Mason come invece leggendo le perizie”.

Non solo, ha aggiunto che “non sarà più permesso, queste persone non sono controllate da nessuno” “c’è un sistema autoreferenziale”.

Inoltre, in un climax denigratorio, ha concluso dicendo che “c’è un nostro importante collega che da la responsabilità al medico oculista e vorrei capire come  può  fare  per  un’emorragia espulsiva in cui, giustamente quello che ha  fatto  il  processo, vorrei anche vedere visto che fanno la mezza con l’avvocato, ha chiesto un rimborso di euro 650.000″. La  gravità  di  tale affermazione è lapalissiana. La portata lesiva all’onore della categoria è evidente.

Ed ancora “siamo nel mondo dell’isola che non c’蔓bisogna che alcune persone devono essere riportate coi piedi per terra” “se non saranno in grado di adattarsi al fatto di essere controllati e giudicati, faranno qualcos’altro, tanto non è una cosa indispensabile”.

Non pago, il dott. Piovella ha terminato il proprio videomessaggio dicendo “si rispetta chi agisce in maniera logica, competente”, lasciando palesemente intendere che la categoria dei medici legali, a suo avviso, non agirebbe in maniera logica e competente.

Le frasi riportate sono le più significative, ma è tutto il contesto delle affermazioni ad essere chiaramente diffamatorio per i medici legali che vengono descritti, tutti e senza eccezione, come inutili, scorretti e  disonesti.

A fronte di tali dichiarazioni palesemente diffamatorie, la SIMLA – in data 5 aprile 2020 – ha inviato alla Presidenza della FISM, al Consiglio Direttivo della SOI e per conoscenza allo stesso dott. Piovella una missiva (doc.3).

Con la stessa, si è stigmatizzato il contenuto del videomessaggio evidenziando la portata diffamatoria delle dichiarazioni del dott. Piovella, chiedendo la rimozione dello stesso dalle cariche ricoperte, l’eliminazione del videomessaggio e le formali scuse del dott. Piovella.

Tali richieste sono cadute nel vuoto. Anzi, il dott. Piovella ha deciso di rincarare la dose.

Giova, infatti, soffermarsi sulla condotta del dott. Piovella, susseguente al primo videomessaggio e alla missiva di SIMLA del 5 aprile 2020.

Con missiva dell’8 aprile 2020 (doc. 4) indirizzata al Presidente di SIMLA prof. Zoja e alla FISM, il dott. Piovella, premettendo la volontà di chiarire la propria posizione, ha però continuato con affermazioni di rilevante gravità.

Scrive il dott. Piovella infatti che “l’incremento della conflittualità in materia di responsabilità civile professionale è dovuta, in gran parte, alle perizie medico legali poste a fondamento delle azioni giudiziarie. Non credo sia indispensabile sottolineare le modalità con cui vengono dati gli incarichi all’interno del sistema giudiziario italiano”. Non si può non rilevare come tale asserzione, oltre ad esser destituita di fondamento, palesi ancora una volta il giudizio negativo che il dott. Piovella esplicita della categoria dei medici legali.

Ancora, si legge che “in quella legge avete consentito che non si prevedesse un incremento dei costi giudiziari nonostante fosse stabilito l’obbligo di dare incarico ad un collegio di periti: quindi con scarse disponibilità economiche si rischia di avere una conseguente scarsa qualità della prestazione professionale. Se in questa necessità non avete  mai  richiesto  aiuto  alle   società   scientifiche   deriva   dal fatto  che,  sino  ad  oggi,  non  avete  mai  mostrato  loro  la  volontà di attuare una seria e radicale autocritica all’interno della Vs. categoria.  Infine,  non  avete  protetto  la  Vs.  specifica professionalità  formazione,  consentendo  favorendo  ad esponenti  delle  varie   specialità   mediche   (molto   spesso   quelli che non sono  riusciti  ad  avere  successo  come  specialisti)  di mettersi a fare il medico-legale-specialista: nel caso della oftalmologia, posso garantire che in questi vent’anni abbiamo raccolto una serie di stupidaggini scritte da oftalmologi-legali (come CTP CTU) da far rabbrividire”.

Da queste parole, come dall’intera  missiva,  emerge  con chiarezza  che il dott. Piovella considera i medici legali degli speculatori che, per fini personali, egoistici ed economici, scriverebbero  nelle  perizie stupidaggini da far rabbrividire.

Non si può non notare come le affermazioni contenute in una lettera che si autodefinisce chiarificatrice siano invece coerenti con il videomessaggio, confermando ed aggravando le pesanti ed assurde accuse diffamatorie lanciate alla categoria dei medici legali già espresse pubblicamente nei giorni precedenti.

Non solo. Con un curioso, provocatorio e minaccioso Post-Scriptum il dott. Piovella ha concluso la propria lettera, “suggerendo” a SIMLA di non perseverare nella tutela della dignità della professione dei medici legali: “…mi permetto di renderVi consapevoli, in modo strettamente amicale, che il continuare lungo questa strada che avete intrapreso, irta e piena di insidie, potrebbe alla fine rivelarsi un boomerang difficilmente controllabile da Persone chi si prestano con tanta, ed evidente, facilità a svolgere una mera funzione ancillare al servizio di chi rappresenta il nulla. E a buon intenditor…“.

Il senso di tale affermazione non è ben chiaro, se non che risulta invece evidente, ancora una volta, il tenore offensivo ed il pensiero  del dott. Piovella: i medici legali rappresentano il nulla!

Si sottolinea come tale comunicazione sia stata trasmessa non solo all’indirizzo PEC di SIMLA, ma anche a tutti quelli dei membri del Consiglio Direttivo della stessa.

Inoltre il dott. Piovella con missiva del 9 aprile 2020 (doc. 5) ha ritenuto opportuno rappresentare il proprio punto di vista sulla onorabilità dei medici legali anche alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (“FNOMCEO”) e al Ministero della Salute. (2)

Nello specifico, il dott. Piovella ha asserito che “Molto spesso a fianco dei succitati Avvocati operano dei medici legali o dei medici specialisti che, non essendo riusciti ad affermarsi  nell’ambito della loro specialità, si arrogano una competenza medico legale riciclandosi in questo genere di attività. Professionisti molto spesso privi di cultura specifica e pronti a sostenere qualsiasi affermazione in ambito  medico,  a  prescindere  dal  reale fondamento scientifico. Sarebbe pertanto ingiusto che la FnomCeo si limitasse a chiedere agli altri organi istituzionali rappresentativi delle professioni di intraprendere azioni virtuose atte a vigilare sui comportamenti distorti posti in essere (o potenzialmente realizzabili) dai loro iscritti senza avere al tempo stesso la coerenza di adottare analoghe misure al proprio interno, nei confronti dei propri iscritti che assumono comportamenti incoerenti e contrastanti con i principi fondanti la professione”.

Si è dunque costretti ad evidenziare come anche in questo caso  il dott. Piovella abbia ritenuto opportuno rivolgersi in questi termini, caratterizzati da un disprezzo ingiustificato, nei confronti della categoria dei medici legali.

Non contento di tutto ciò in un successivo videomessaggio, pubblicato in data 10 aprile 2020 (doc. 7), il dott. Piovella ha descritto  la presa di posizione di SIMLA menzionando le comunicazioni intercorse. Anche in tale circostanza, il Presidente SOI non ha perso l’occasione di dileggiare e denigrare pesantemente, questa volta non la categoria dei medici legali in quanto tale, ma direttamente la SIMLA definendola “una sedicente società di medici legali che aveva da discutere alcune mie veritiere affermazioni… (3)

Giova precisare che SIMLA, continuazione storica dell’Associazione Italiana di Medicina Legale fondata nel 1897, con lo scopo di promuovere e tutelare la cultura medico-legale a livello scientifico, legislativo, socio­ sanitario e professionale nonché difenderne i principi etici e deontologici, è non solo la società scientifica maggiormente rappresentativa sul piano nazionale, ma ha anche ottenuto il relativo riconoscimento ministeriale in forza del DM 2.8.2017, peraltro unica per la categoria dei medici legali non di strutture pubbliche (doc. 6).

Definirla “sedicente società di medici legali” è affermazione che assume di per sé portata diffamatoria.

In conclusione, ricostruita la vicenda, risulta necessario sottolineare l’evidente gravità della condotta tenuta dal dott. Piovella. Questi ha pubblicamente denigrato e diffamato sia la categoria dei medici legali sia SIMLA.

Appare del tutto inaccettabile la descrizione fornita dell’intera categoria professionale ed il fatto che tutti i medici legali siano stati definiti con termini sprezzanti e lesivi della loro dignità  e  onorabilità professionale.

La gravità della vicenda è peraltro acuita dal ruolo apicale e di rappresentanza che il dott. Piovella, ad oggi, riveste.

Non solo. La condotta diffamatoria è stata perpetrata, come evidenziato sopra, in più occasioni e con più mezzi, così da non lasciare spazio a dubbi sulla volontà e sulle intenzioni dello stesso.

In diritto

Esaurita la ricostruzione degli eventi, appare utile effettuare alcune precisazioni di carattere giuridico.

Come noto, la fattispecie di cui all’art. 595 cod.pen. punisce chiunque…comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione.

Il bene che la norma intende tutelare è il decoro, la reputazione, l’onore, l’integrità morale del soggetto passivo. Si configura una lesione alla reputazione altrui quando vi sia l’utilizzo di termini qualificabili come offensivi nella comune sensibilità in un determinato contesto.

Sicché, il reato potrà dirsi integrato laddove in tal modo si leda il bene giuridico mediante delle affermazioni rese a più persone. (4)

Non solo, l’art. 595, comma 3, cod.pen. prevede un’aggravante con considerevole aumento di pena nel caso in cui la diffamazione avvenga a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità. Sul punto, giova evidenziare che la giurisprudenza, ormai consolidata, considera che la diffamazione a mezzo internet possa qualificarsi come ipotesi aggravata perché sussumibile nell’alveo della nozione di un qualsiasi altro mezzo di pubblicità. (5)

Per la vicenda che ci riguarda, è dirimente chiarire che il delitto di diffamazione può configurarsi anche ai danni di un’associazione rappresentativa di una categoria professionale, come nel caso di specie la SIMLA. (6)

Occorre dunque ribadire che la moralità, l’onore che la norma intende tutelare è anche quello di un soggetto giuridico diverso rispetto ad una mera persona fisica, come appunto una società scientifica che tutela e rappresenta un’intera categoria.

Al riguardo, si evidenzia come un ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità riconosce che “...non solo una persona fisica ma anche una entità giuridica o di fatto, una fondazione, un’associazione come nella fattispecie in esame può rivestire la qualifica di persona offesa dal reato di diffamazione, essendo concettualmente concepibile un onore o un decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o suoi membri, considerati come unitaria entità capace di percepire l’offesa” (Cass. Pen. n. 16612 del 04.04.2017). (7)

Sicchè, si può ritenere che anche una società scientifica (così come altri soggetti giuridici diversi dalle persone fisiche) può assumere, senza dubbio, il ruolo di persona offesa dal reato.

Di conseguenza, laddove sia leso l’onorabilità e la reputazione collettiva, tale soggetto giuridico può legittimamente sporgere querela ed agire, costituendosi parte civile nel successivo giudizio penale, a tutela della propria reputazione.

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Premesso quanto sopra, pertanto, ritenuto che i fatti descritti  integrino il reato di cui all’art. 595, comma 3, cod.pen. a danno della SIMLA il sottoscritto nella propria qualità ut supra sporge

QUERELA

Affinché sia promossa l’azione penale nei confronti del dott. Matteo Piovella, via Donizetti 24, Monza per il reato di diffamazione di cui all’art. 595, comma 3, cod.pen., ovvero per ogni altra ipotesi delittuosa la S.V. riterrà integrata dai fatti di cui sopra.

Si chiede fin da ora di essere informati in caso di richiesta di archiviazione ai sensi dell’art. 408, comma 2, cod. proc. pen.