Articoli Giurisprudenza Medicina Legale Civilistica

Tabelle di Milano per il danno “parentale”: un tormentato percorso

Tabelle di Milano

Abstract

Parrebbero di prossima approvazione le tabelle per la liquidazione del danno da perdita parentale elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano. Il percorso per l’approvazione del documento è stato però assai tormentato e pieno di polemiche. Al di là dei contenuti delle stesse che saranno resi noti tra breve ve ne diamo un breve sunto non solo per la rilevanza delle decisioni dell’assise milanese ma anche per l’interesse del dibattito che si è aperto e che è di grande importanza per il mondo giudiziario e anche medico-legale italiano.

. . . .

Tutti conoscono l’importanza che l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano ha avuto e ha nelle procedure di valutazione e liquidazione del danno a persona in Italia. L’Osservatorio sulla Giustizia Civile, come lui stesso si definisce, “è un organismo informale operante da molti anni presso gli uffici giudiziari milanesi e al quale partecipano avvocati, magistrati togati e non, funzionari, medici legali, professori, tirocinanti.L’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano è in particolare impegnato (anche attraverso specifici “gruppi di lavoro”) nella raccolta e nella elaborazione di prassi comuni, di best practice, in materia di processi civili a fini di prevedibilità delle decisioni e di accelerazione dei procedimenti, (quali i protocolli di udienza, le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona, le tecniche di raccordo tra atti difensivi e provvedimenti giurisdizionali), nonché in iniziative di studio e approfondimento in settori di interesse comune, quali le varie forme di ADR e la normativa/giurisprudenza europea“.

Una sintetica storia dell’osservatorio di Milano

Fin dagli anni 80, anche con la collaborazione dei docenti dell’Istituto di Medicina Legale, l’Osservatorio si impegnò in primis all’elaborazione delle tabelle per la liquidazione del danno a persona.

La consacrazione dell’Osservatorio avvenne poi con la nota sentenza Amatucci (Corte di Cassazione Sez. III, 7.6.2011 n. 12408) ove la Cassazione, dopo le sentenze gemelle delle Sezioni Unite 2008, diede un imprimatur alle tabelle di sapore paranormativo pur permanendo però, a livello nazionale, una non accettazione assoluta del predominio meneghino stante la contestazione sul punto da parte del tribunale di Roma che aveva infatti elaborato un suo sistema tabellare (vedi).

L’Osservatorio negli ultimi anni ha proceduto, in tema di danno alla persona, alla produzione di numerose altre indicazioni liquidative, sempre in forma tabellare, come quelle elaborate sulla premorienza e sul danno cosiddetto terminale (qui potete trovare l’ultima versione delle tabelle di Milano). Naturalmente, all’interno del documento veniva presentato un modello di liquidazione del danno da perdita parentale, determinato dalla presa in considerazione di numerosi parametri sulle basi dei quali il Giudice o gli operatori del Diritto si orientavano prendendo in considerazione un range valutativo tra minimo e massimo con possibile personalizzazione che comunque non prevedeva un risarcimento comunque garantito neanche sui valori inferiori.

Le decisioni della Cassazione sulle proposte dell’Osservatorio di Milano

Negli ultimissimi anni, però, la Cassazione, in ossequio sia alla sua interpretazione, sia dell’art. 138 del Codice delle Assicurazioni, sia della propria giurisprudenza, andava ad intaccare sempre più il predominio delle Tabelle milanesi arrivando a contestarne la validità, sia per quanto riguardava la liquidazione del danno a persona (vedi), sia, soprattutto, disconoscendo il valore di quelle di Milano rispetto a quelle elaborate dal Tribunale di Roma (vedi), per il risarcimento del danno da perdita parentale, che come è noto, sono basate su un sistema “a punti” (vedi pag. 9), esprimendo in modo assolutamente chiaro la preferenza per quelle provenienti dall’Urbe (vedi). Per esemplificare, in modo sintetico, la tabella punti funziona determinando il valore del punto (nelle tabelle romane sensibilmente più alto che in quelle milanesi, assegnando poi un determinato punteggio a diversi parametri: tipo rapporto parentale, età della vittima primaria, età della vittima secondaria, convivenza ecc…E’ chiaro che otterrà più punti una madre che ha perso un figlio di 17 anni piuttosto di quella che ne ha perso uno di 41, come un padre che ha perso un figlio otterrà più punti rispetto ad un non che ha perduto, invece, un nipote.

Una piccola necessaria premessa

Una piccola premessa va fatta.
E’ del tutto ovvio che il sottoscritto non può, in alcun modo, rendere ancora pubblica la tabella in discussione presso l’Osservatorio meneghino stante la sua mancata presentazione ufficiale, né, altrettanto, pubblicare i contenuti di alcuni scritti e proposte che sono stati inviati attraverso il google group dell’Osservatorio di Milano – alcuni, vi assicuro, di grande valore – trattandosi di una modalità di comunicazione privata e riservata agli utenti del gruppo. Detto questo passiamo a darvi un breve sunto di quanto accaduto durante i lavori dell’Osservatorio.

I lavori dell’Osservatorio di Milano sulla tabella a punti per la liquidazione del danno parentale e il dibattito interno

Dopo un primo tentativo di resistenza, l’Osservatorio di Milano si piegava alla modifica della tabella a punti suggerita dalla Cassazione istituendo un gruppo ristretto che vagliasse, sia le modalità dell’attribuzione di denaro attraverso i punteggi per le fattispecie prese in considerazione , sia il sostanziale accordo tra i risultati raggiunti con sentenze di merito nonché procedere a un successivo vaglio della tabella da parte di alcuni giudici rispetto ai risultati raggiunti.

Fin da subito però, sono circolate proposte alternative e critiche serrate ai modelli che venivano via via presentati con un dibattito che si è immediatamente acceso sul google group dell’Osservatorio.

Dibattito che si è vieppiù intensificato con fuochi d’artificio intensissimi scatenati dalla pubblicazione sul Sole24 Ore del 10 aprile scorso, di un articolo a firma degli Avvocati Martini e Hazan di Milano, notissimi nel mondo giuridico e medico-legale sia per la loro brillantezza intellettuale, sia per essere fiduciari di moltissime compagnie assicurative. L’articolo, che non possiamo pubblicare per ovvie ragioni di copyright, riportava, in sintesi, le risultanze del lavoro della commissione incaricata dall’Osservatorio milanese che però non era stata in alcun modo approvata dandone per prossima la divulgazione.

Sul punto si levavano molti voci critiche sia sull’uscita dell’articolo, sia sul metodo di lavoro dell’Osservatorio considerato condizionato da influenze assicurative che venivano respinte con forza, sia dagli autori dell’articolo, sia dai Coordinatori dell’Osservatorio in primis dal Dott. Damiano Spera, Presidente della X Sezione Civile del Tribunale di Milano.

I lavori dell’Osservatorio continuavano in un dibattito serrato in cui venivano discusse anche proposte alternative fino a giungere a un documento conclusivo che dovrebbe essere presentato in una prossima riunione assise per il 16 maggio dall’Osservatorio e, successivamente, alla riunione del Coordinamento Nazionale degli Osservatori per la Giustizia Civile che è previsto a Pisa per il prossimo giorno 28.

La non condivisione di una parte dell’avvocatura del documento in elaborazione

Su tale documento, come già si è detto, non si è registrata una condivisione assoluta e si sono levate alcune voci di dissenso . Voci di dissenso che si sono concretizzate in un documento che ci è stato fatto pervenire e che trovate qui sotto, a firma di alcuni legali italiani, in maggioranza del foro di Torino, tra i quali spicca quella del notissimo giurista e accademico Prof. Pier Giuseppe Monateri. Il documento è indirizzato ai Presidenti del Tribunale di Milano e Torino manifesta viva preoccupazione per l’approvazione della tabella milanese contestandone la validità da un punto di vista della modalità di redazione e dei contenuti.


Qui sotto potete leggere e scaricare l’intero documento che ci è stato fatto pervenire

Il ruolo della medicina-legale

Qualcuno si domanderà il senso della pubblicazione di questo articolo in un sito informativo della SIMLA in relazione all’interesse medico-legale in questa diatriba.

Cercherò di spiegarlo brevemente.

Innanzitutto, lo specialista medico-legale, deve conoscere cosa succede nel mondo della liquidazione del risarcimento del danno a persona visto che, soprattutto nell’ambito della responsabilità professionale medica interviene, ai sensi dell’art. 696 bis, a promuovere azioni conciliative che spesso avvengono sulla base di offerte in denaro.

E’ interessante poi notare che nello specifico ambito di assemblee come quelle dell’Osservatorio, stante l’inevitabile presenza di “conflitti di interesse”, la metodologia utilizzata nell’ambito di redazione, promozione. e diffusione di documenti condivisi in campo scientifico medico, potrebbe dare un impulso assolutamente positivo (intervento di stake holder, dichiarazione, appunto, dei conflitti di interesse, modalità di raccolta della letteratura ecc…).

Infine, se pensiamo che anche nella determinazione delle modalità di produzione di tabelle risarcitorie per il danno da perdita parentale la scienza medica non c’entri, sbagliamo di grosso.

Vi invito a leggere, a questo proposito, una porzione di mail che ho inviato al google group dell’Osservatorio segnalando che anche per questa problematica l’intervento della medicina legale e della scienza medica in genere può essere d’aiuto in questo campo, per esempio, per valutare qual’è l’importanza dell’elemento convivenza tra deceduto e danneggiato convivente (ovvero quanto conta la convivenza – parametro utilizzato dalla giurisprudenza in modo univoco per determinare anche l’entità del risarcimento – nella liquidazione di questo tipo di danno):

Vi dò, ma così solo per vostra conoscenza, qualche informazione sulla letteratura scientifica sul lutto che dovrebbe essere una base di partenza per un approfondimento serio sulla questione anche dal punto di vista dei valori di una tabella.
E’ chiaro che si tratta di una ricognizione fatta a “volo di uccello” e non da un soggetto esperto (non psicologo, né psichiatra).
In una delle biblioteche elettroniche di riferimento relativa lavori scientifici internazionali in ambito biologico – clinico (PubMed) compitando le parole “mourning” o “grief” (sinonimi anche se non propriamente di “lutto” in lingua inglese), le pubblicazioni scientifiche disponibili sono più di 8000 anche se i lavori più qualificati (quali ad esempio le “revisioni sistematiche”) sono assai meno. Esistono almeno una dozzina di scale per misurare il “lutto” o il “lutto complicato” (le trovate nel link che trovate più sotto), ovvero, quello che sfocia nella patologia anche se è noto che, soprattutto, nelle morti “traumatiche”. ovvero quelle che a noi interessano di più, almeno il 10-20 % dei soggetti che patiscono, per prossimità parentale o non, un lutto da morte traumatica sviluppano un “lutto complicato”.
Tra le scale la più usata è la Texas Inventory Grief Scale che oggi viene utilizzata per la misura del lutto non complicato ovvero quello non patologico.
Tutte le scale usate – è qui il punto debole – funzionano su domande al soggetto vittima del lutto, il che ne rende difficile l’utilizzo stante la scarsa funzionalità in termini probatori ma, sul punto, non ho la necessaria competenza per valutare queste scale in termine di “validazione” dei risultati. Non mi pare, peraltro, che il criterio “presuntivo” utilizzato in ambito giuridico sia, d’altronde, un elemento probatorio così forte.
Vi allego un interessante link con una serie di diapositive sul punto tanto perché vi rendiate conto della complessità del problema (vai a link)
“.

Pensate come potrebbe la medicina-legale e la psichiatria forense aiutare, scientificamente e non su basi presuntive, la giustizia in questo ambito.

Questo per dire che la medicina legale può e deve essere sempre più interessata a portare i propri contributi in una materia che interessa l’uomo nel suo essere “danneggiato” sotto ogni punto di vista con un’operatività in cui il ruolo della Società Scientifica dovrebbe essere sempre più rilevante.

Share this