Parlare di successo per il Congresso Nazionale SIMLA che ha avuto la sua conclusione Sabato 20 a questo punto è quasi banale.
Fatti incontestabili
È stata talmente alta la partecipazione, la voglia di esserci e di comunicare, la presenza di giovani, l’atmosfera disincantata, di palese divertimento e la voglia di stare assieme che i numeri passano in secondo piano anche se servono per spiegare un fenomeno.
Essere nelle aule dell’Università Cattolica dell’Urbe in più di 1000 su un totale di ca. 1400 iscritti alla Società Scientifica non può essere dimenticato.
Come non può essere dimenticato che durante il ciclo di Presidenze inaugurato da SIMLA con il Prof. Zoja nel 2017 e continuato con le due Presidenze del Prof. Introna nel 2026 ha più che quintuplicato i Soci e ha dato una visibilità mai avuta per SIMLA (sono state centinaia le citazioni sulla stampa cartacea e web per questo Congresso).
In più, siamo ormai entrati in un circuito virtuoso, che si è palesato in questa adunanza romana non solo per gli innumerevoli interventi, alcuni di grandissima qualità, ma perché SIMLA è ormai presente nel panorama delle Società Scientifiche più attive del territorio nazionale assumendo e portando a mettere in opera quello che è il suo ruolo principale per Legge cioè la produzione di linee guida e di BPCA (buone pratiche cliniche assistenziali).
Sono, infatti, in fase di preparazione e quasi di conclusione 4 BPCA e sono 68 le BPCA e linee guida a cui SIMLA è stata chiamata a partecipare da altre Società Scientifiche.
Fatto?
Questo Congresso appena terminato è quindi un punto esclamativo sul lavoro svolto e sulla capacità di essere quello che siamo diventati.
Possiamo dire allora: FATTO? Possiamo accontentarci solo di proseguire sulla strada svolta? Possiamo dire di va bene così?
NO!
Abbiamo messo soltanto delle fondamenta su cui lavorare perché il nostro compito essenziale è quello di essere parte di una medicina legale che sia un punto di riferimento per chi ha sete e desiderio di giustizia, di terzietà, di onestà intellettuale, di formazione dei giovani, di una non sottomissione a dinamiche di potere occulto o palesato che sia, di rispetto di genere, di idee diverse in un dibattito tecnico aperto, di vicinanza alla Legge, alle Istituzioni della Repubblica, ai cittadini di questo Paese, agli enti previdenziali e alle Imprese.
Combattere
Certo queste sono solo parole vuote se non combattiamo all’interno le soperchierie del potere, le opacità concorsuali, la dinamica delirante della bibliometria, la sottomissione alle pressioni industriali o legali solo “per qualche dollaro in più”, le trasformazioni dei fatti processuali per interessi professionali, i silenzi compiacenti per non disturbare il manovratore, la logica del “non voglio noie nel mio locale”, la genuflessione dal punto di vista intellettuale nei confronti della Magistratura quando assume le nostre veci e il rifiuto di piegarsi ogni qual volta si tenta di mettere la nostra disciplina nell’angolo.
Qui cambiano davvero e non basta solo un Congresso ben riuscito nel quale, peraltro, al cospetto dei critici e degli ignavi, ogni volta, dimostriamo di essere più forti.
Cambiamento
Trasportiamo ora questa forza nel CAMBIAMENTO perché abbiamo anche in questa occasione dimostrato che l’impegno, la dedizione e la voglia di fare sono capaci di realizzare e di produrre e di sconfiggere chi ci vuole divisi e più deboli.
L’aggettivo LEGALE che qualifica la nostra disciplina vuol dire non solo rispetto delle Leggi ma anche dimostrazione di essenza etica.
E proprio oggi, al termine di questa ennesima battaglia vinta, non guardiamoci indietro.
Cerchiamo, invece, di immaginarci un orizzonte dove etica, responsabilità e cultura siano i nostri unici e primari obbiettivi.
Tutto ciò deve avvenire senza infingimenti e direi, quasi, senza pietà alcuna per noi stessi in un cammino che sarà certamente fonte di conflitti e che, come diceva Churchill, altrettanto certamente, costerà anche “sangue, sudore e lacrime” ricordandoci sempre che, al di là di quel costante richiamo alla “multidisciplinarietà”, concetto giusto e più volte richiamato appello anche in quest’ultima assise romana, è l’unicità del nostro pensiero e del nostro dire nell’esplicitare e nello spiegare agli altri l’Uomo dentro il Diritto, la nostra missione.
Dunque partiamo da qui, dal Congresso di Roma, convinti della ineludibile e non più rinviabile necessità del cambiamento.
