La convenzione SIMLA – Nexo Studios
Nel quadro delle iniziative volte a promuovere occasioni di aggiornamento culturale e di riflessione interdisciplinare, SIMLA informa i Soci dell’attivazione di una convenzione con Nexo Studios, casa di produzione e distribuzione cinematografica. L’accordo prende il via in occasione della programmazione del film “Il silenzio degli innocenti” ed offre l’opportunità di accedere, con una riduzione sul costo del biglietto, ad un evento di particolare interesse anche sotto il profilo medico-legale. Il celebre titolo rappresenta infatti un riferimento nella rappresentazione cinematografica della psichiatria forense, del profiling criminale e del rapporto tra medicina legale e attività investigativa.
Un “cult” da non perdere
A 35 anni dall’uscita, Il silenzio degli innocenti torna nelle sale cinematografiche, in versione restaurata 4K, solo il 13, 14 e 15 aprile, grazie al progetto Back to Cult di Nexo Studios. Un’occasione per rivedere sul grande schermo uno dei thriller più iconici e influenti della storia del cinema, capace di ridefinire l’immaginario del genere.
Diretto da Jonathan Demme e tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Harris, il film è diventato un cult della cinematografia grazie alla leggendaria sfida psicologica tra Clarice Starling e Hannibal Lecter. Indimenticabili le interpretazioni di Jodie Foster e Anthony Hopkins; quest’ultimo capace di lasciare un segno indelebile nella storia del cinema con soli 24 minuti e 52 secondi di apparizione.
Alla cerimonia degli Oscar®1992, il film ha conquistato i prestigiosi Big Five: miglior film, miglior regia (Jonathan Demme), miglior sceneggiatura non originale (Ted Tally), miglior attrice protagonista (Jodie Foster) e miglior attore protagonista (Anthony Hopkins). Un risultato raggiunto in precedenza solo da Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo.
In questo video il Vicepresidente e responsabile della comunicazione di SIMLA Franco Marozzi vi presenta il film
“Il Silenzio degli Innocenti” e l’entomologia forense oltre la simbologia
In aggiunta sentiamo cosa ci racconta il Dr Luca Manelli, Segretario del GIEF (Gruppi Italiano di Entomologia Forense) sulla farfalla, immagine iconica del film, e sull’affascinante mondo dell’entomologia forense
C’è un insetto che ha fatto più carriera nel cinema horror di qualunque altro organismo: Acherontia atropos, o sfinge testa di morto, nota al pubblico come “la farfalla del Silenzio degli Innocenti” grazie al capolavoro di Jonathan Demme del 1991, trentacinque anni fa. Sul torace porta un’immagine che assomiglia inequivocabilmente a un cranio umano, e questo dettaglio le ha valso secoli di lugubre simbolismo.

Figura 1 – Esemplare adulto di Acherontia atropos (Lepidoptera: Sphingidae) – © Didier Descouens
Nel film, l’assassino Buffalo Bill inserisce pupe di A. atropos in gola alle sue vittime come macabro biglietto da visita e simbolo di trasformazione. La locandina del film è diventata una delle immagini più iconiche della storia del cinema horror. Eppure, la reputazione di questa specie precede di gran lunga il film con Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal Lecter.
Il teschio sulla farfalla
In alcune credenze popolari, il teschio che questa specie esibisce sul torace è stato sinonimo di sventura e la sua presenza è stata associata a morte o disgrazia imminente. Queste credenze non si fermano al simbolismo: in Africa, ad esempio, vi sono testimonianze che A. atropospossieda un pungiglione velenoso e addirittura letale. La confusione potrebbe essere stata causata dalla robusta spiritromba, utilizzata per nutrirsi di liquidi zuccherini, e quindi ovviamente inoffensiva. La forma e le dimensioni dell’adulto di questa specie sono impressionanti, con un’apertura alare di 12 centimetri che lo rende il secondo lepidottero più grande d’Europa.
Ma il simbolo a forma di teschio non è un presagio di morte. È semplicemente il risultato dell’evoluzione per mimetismo batesiano: una disposizione di scaglie che, per pura coincidenza morfologica, ricorda la struttura di un volto scheletrico. La realtà è che questa specie non ha alcun interesse per la morte, né per i corpi in decomposizione. A. atropos è un insetto notturno che si nutre di nettare, miele (è nota per saccheggiare gli alveari con grande audacia) e linfa vegetale.
L’altro elemento che rende questa specie iconica è il suono che emette: A. atropos è una delle pochissime falene in grado di emettere un acuto stridio, prodotto dall’aria espulsa forzatamente attraverso la faringe. Un grido sottile, quasi umano, che è stato per secoli considerato presagio di sventura. Con la morte, però, A. atropos non ha nulla a che fare. E questa è la premessa fondamentale per capire cosa fa davvero la scienza quando gli insetti sono presenti su una scena del crimine.
Parliamo un po’ di Entomologia Forense
Poco dopo la morte, a volte anche pochi minuti, diverse specie di mosche sono in grado di individuare un cadavere anche da diversi chilometri di distanza, attirate dai gas rilasciati dall’inizio dei processi decompositivi. Le specie più comunemente osservate in questa fase appartengono alla famiglia Calliphoridae, le cosiddette mosche verdi o mosche blu. Gli adulti depongono uova negli orifizi naturali, e le larve che ne emergono iniziano a nutrirsi del corpo e attraversano tre stadi di sviluppo larvale prima di impuparsi ed eventualmente emergere come adulti. Ed è in questo ciclo di sviluppo, rigorosamente documentato in letteratura scientifica a varie temperature, che risiede il primo grande strumento dell’entomologia forense.

Figura 2 – Esemplare adulto di Lucilia sericata (Diptera: Calliphoridae) – © Joel Sartore
Stima dell’intervallo minimo post-mortale
L’applicazione più nota e più studiata è la stima del minPMI (o intervallo minimo post-mortale), ossia il tempo trascorso dalla prima colonizzazione del corpo. La risposta a questa domanda è uno dei problemi più complessi della medicina legale, e l’entomologia forense è spesso in grado di fornire una risposta affidabile, specialmente quando il corpo è già in avanzata decomposizione, ed altri metodi risultano impraticabili.
Il principio è semplice: lo sviluppo larvale delle mosche segue una cinetica termica prevedibile ed esprimibile in unità termiche accumulate, in cui ogni specie ha una soglia minima di sviluppo e un profilo di crescita documentato. Ricostruendo le temperature ambientali presso la scena del crimine e identificando la specie e lo stadio di sviluppo delle larve raccolte sul cadavere, è possibile retrodatare l’arrivo della prima ondata di colonizzatori. Il risultato non è la data esatta della morte, ma un intervallo minimo. Esistono database termobiologici per le specie forensicamente rilevanti nei diversi ecosistemi euroasiatici, nordamericani e tropicali. In Italia, tra le specie più utilizzate per queste stime figurano Lucilia sericata, Calliphora vicina e Chrysomya albiceps.
In aggiunta, alcune specie di insetti sono strettamente stagionali, e la loro attività, o addirittura la loro presenza sul territorio, è confinata a determinati periodi dell’anno. La presenza di specie tipicamente estive su un cadavere ritrovato in inverno, o viceversa, indica un disallineamento temporale che può essere indice di occultamento prolungato, o morte avvenuta in un contesto climatico diverso da quello del ritrovamento.
Spostamento del corpo
Similarmente, le specie presenti su un cadavere sono strettamente dipendenti dall’habitat in cui il corpo si trova. Se una vittima viene uccisa in ambiente urbano, ma il cadavere viene successivamente trasportato in una zona forestale, l’entomofauna raccolta sul corpo includerà specie associate alla scena del crimine originale, e non solo del luogo di ritrovamento del corpo. Questa incongruenza tra le specie rinvenute e quelle ecologicamente attese nel sito di ritrovamento costituisce evidenza di possibile spostamento post-mortale. In casi documentati, la presenza di specie inconsistenti con il luogo di ritrovamento ha orientato le indagini verso l’identificazione di una scena del crimine secondaria.
Entomotossicologia
Le larve di mosca si nutrono dei tessuti in decomposizione, incorporando nei propri tessuti qualsiasi composto chimico presente nel corpo della vittima. Questo significa che se la vittima aveva assunto cocaina, oppioidi, benzodiazepine, organofosfati o altri composti farmacologicamente attivi nelle ore o nei giorni precedenti la morte, queste sostanze (o i loro metaboliti) saranno rilevabili nelle larve e nelle pupe raccolte sul cadavere. L’entomotossicologia è una sottodisciplina in rapida crescita, e la sua importanza è cruciale specialmente quando i tessuti biologici solitamente utilizzati sono degradati al punto da non consentire l’analisi tossicologica. In questi casi, le larve possono fungere da matrice alternativa, conservando tracce di xenobiotici anche per settimane. Studi pubblicati in letteratura scientifica hanno dimostrato la rilevabilità di decine di sostanze psicoattive e tossiche in larve di mosca cresciute su tessuti contaminati, inclusi narcotici, prodotti per la pulizia, insetticidi o acceleranti di combustione.
Conclusione
L’entomologia forense è stata determinante in numerosi casi giudiziari di rilevanza internazionale, e in Italia conta su esperti universitari presenti sul territorio o operanti in altre istituzioni internazionali. Ciononostante, questa disciplina è ancora in costante crescita e la ricerca è fondamentale per comprendere a pieno la complessità dell’ecosistema cadaverico e delle complesse relazioni tra il corpo, gli organismi ad esso associati e le molteplici variabili ambientali. In molti casi, l’entomologia forense è una delle poche discipline scientifiche capaci di far parlare i morti quando tutto il resto tace.
Acherontia atropos, nel frattempo, continua a volare nelle notti mediterranee, ignara della reputazione che porta dipinta sul dorso. Né assassina, né testimone. Solamente un insetto che, per coincidenze evolutive, assomiglia alla morte abbastanza da divenire l’icona di un film che ha fatto la storia del cinema.
Luca Manelli è docente di Biologia Forense presso Bournemouth University, nel Regno Unito. Membro del board dell’EAFE (European Association for Forensic Entomology), e del GIEF (Gruppo Italiano Entomologia Forense). Luca conduce attività di ricerca con focus sulla colonizzazione di resti carbonizzati e corpi in ambienti acquatici, unitamente a consulenza entomologica in casi di morti sospette.

