Non possiamo sottrarci dall’affacciarci ancora una volta su quel baratro che già descrissi un anno fa (VEDI). Questa volta vi porto con me giù, senza Virgilio a guidarci: nessuno ci accompagnerà.
Tutti conosciamo il nome di Josef Mengele, il “dottor Morte” e gli esperimenti insensati compiuti su gemelli e bambini; ma quanto sappiamo, davvero, del coinvolgimento profondo e sistematico dei medici nazisti nella macchina tecnica infernale che si chiamava campo di concentramento? Io posso parlare per me: ne sapevo poco, e quel poco oggi mi basta per gelarmi il sangue.
Processi e codice di Norimberga
Sappiate che anche i vertici sanitari dello Stato nazista furono trascinati alla sbarra a Norimberga; da quel filone processuale nacque il Codice di Norimberga, pietra miliare dell’etica, che ha posto i principi su cui giudicare gli abusi commessi da quei medici. Non pensiamo che il ruolo dei sanitari compromesso con il regime nazista si sia messo in opera solo nei lager: la deriva dello spirito medico, il suo smarrimento al servizio della vita umana, cominciò molto prima.
“La vita che non merita di essere vissuta”
I precursori dello sterminio furono intellettuali che legittimarono l’idea dell’eliminazione ed in particolare nella Germania degli anni ’20 possiamo citare il giurista Binding e lo psichiatra Hoche, che pubblicarono il saggio “La liberalizzazione della soppressione della vita senza valore. La sua estensione e la sua forma”. In quelle pagine si gettarono le basi concettuali della “vita che non merita di essere vissuta”, dei “morti mentalmente” e dei “vuoti gusci umani”: individui definiti incapaci di essere attivi, il cui peso sulla comunità giustificava, secondo gli autori, la loro eliminazione. Hoche arrivò a scrivere che “la compassione per un individuo ‘morto mentalmente’ è un sentimento da mettere all’ultimo posto; dove non c’è sofferenza, non c’è neppure compassione”.
Con l’avvento al potere di Hitler, medici e professori universitari furono tra le categorie che più aderirono al partito nazista e alle SS. Si avviò così la procedura “sterminio” eutanasico attraverso il programma Aktion T4, in cui i medici svolsero un ruolo centrale. Invece di proteggere la vita, molti medici divennero portatori di morte e di menzogne, in un clima in cui il concetto biocratico del potere prese il sopravvento: non più il singolo paziente al centro dell’attenzione ma il Volk, il popolo tedesco, da tutelare. Lo spirito di nazione prese il sopravvento sulla coscienza individuale, sul giuramento ippocratico, sull’esistenza del singolo.
Il programma Aktion T4
Furono istituiti Tribunali per la Sanità Ereditaria e collegi medici che, con criteri di “purificazione” del corpo nazionale, legittimarono pratiche eugenetiche e sterilizzazioni. Per giustificare migliaia di morti si manipolava la documentazione medica: certificati falsificati, cremazioni giustificate per evitare indagini e una macchina burocratica che rendeva tutto credibile agli occhi delle famiglie. Verso le attività eutanasiche erano inviati neonati con idiozia o “mongolismo”, soprattutto se associati a sordità, microcefalia, malformazioni o paralisi; le levatrici dovevano denunciarne la nascita e i medici di distretto controllavano queste denunce. Lifton descrisse la falsificazione con il “come se”: quei bambini apparivano ricevere i doni della medicina più avanzata. Il consenso dei genitori era sollecitato ed ai riluttanti si prospettava persino il ritiro della tutela. Al medico spettava il giudizio ultimo.
Le tecniche erano spietate: punture di luminal, inanizione, iniezioni di morfina. Quando l’Aktion T4 si estese agli adulti, il coinvolgimento dei sanitari aumentò; anche se non mancavano medici riluttanti, la regola fu la falsificazione dei certificati di morte secondo criteri di credibilità medica.
I medici nazisti nei campi di sterminio
Se questo era il panorama prima della guerra, la sottile linea che separava umanità e bestialità era già stata oltrepassata. Con la creazione dei campi di sterminio e l’arrivo di centinaia di migliaia di deportati, i medici nazisti e delle SS erano pronti ad agire. Ad Auschwitz, i medici selezionavano all’arrivo chi era malato o inabile al lavoro, destinandolo con un solo gesto e sguardo alla camera a gas. Nei lager i medici attestavano la “buona salute” dei detenuti prima delle punizioni corporali e avevano il compito di attivare le camere a gas.
Tutti i medici partecipavano a stabilire i criteri selettivi per la morte: edemi da fame, suppurazioni gravi, assenza di tessuto adiposo, sospetta tubercolosi, inabilità lavorativa superiore a quattro settimane, decisioni prese con un semplice colpo d’occhio o dopo aver letto una cartella clinica. La cura era mera apparenza: una finzione di assistenza. Le cartelle erano fittizie, riportavano schemi di farmaci inesistenti e mai somministrati; l’importante era che sembrasse che il soggetto fosse curato.
Una “ricerca” folle e assassina
I medici parteciparono a “ricerche” prive di valore scientifico, indussero patologie iatrogene, asportarono organi e lasciarono morire i prigionieri di stenti e sofferenze. Ad Auschwitz gli esperimenti furono condotti su bambini, su individui con anomalie genetiche, su gemelli. Si eseguivano amputazioni, trasfusioni crociate, ricerche riproduttive su donne ebree con sterilizzazioni forzate, iniezioni di sostanze caustiche, somministrazione di farmaci sperimentali senza anestesia. Gli internati furono esposti a gas tossici, infezioni, lesioni da freddo o da depressurizzazione. Oltre allo zyklon B, le testimonianze documentano migliaia di morti per punture intracardiache di fenolo.
Per non dimenticare mai i nostri doveri di medico
Si è sostenuto che quei medici avessero la libertà di rifiutarsi; non dovevano agire così. La lezione che dobbiamo trarre è netta: essere medico significa servire l’essere umano. Qualsiasi azione richiesta non può e non deve recare danno a chi abbiamo giurato di proteggere.
In questo Giorno della Memoria voglio richiamare le parole di Primo Levi: «Pietà e brutalità possono coesistere, nello stesso individuo nello stesso momento, contro ogni logica; e del resto la pietra stessa fugge alla logica…Invece erano fatti della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti, mediamente malvagi: salve eccezioni, non erano mostri, avevano nostro viso, ma erano stati educati male.» (da: I Sommersi e i Salvati. Eunaudi ed).
Leggere rende liberi:
- Robert Jay Lifton. I medici nazisti. Storia degli scienziati che divennero i torturatori di Hitler. BUR Rizzoli ed., 2024;
- Halioua Bruno. I Medicidi di Auschwitz. Giunti ed., 2024;
- Ernesto De Cristofato, Carlo Saletti. Precursori dello sterminio. Binding e Hoche all’origine dell’Eutanasia dei malati di mente in Germania. Ombre Corte ed., 2023.
Un tabella per rammentare i nomi dei “colleghi” e il loro operato
| Nome | Ruolo / qualifica | Campo di concentramento Affiliazione | Note |
| Josef Mengele | Medico SS, “Angelo della Morte” | Auschwitz‑Birkenau | Esperimenti su gemelli, selezioni; noto per atrocità su prigionieri. |
| Sigmund Rascher | Medico della Luftwaffe / SS | Dachau | Esperimenti di ipotermia e immersione; esecuzioni di prigionieri per esperimenti. |
| Claus Schilling | Parassitologo | Dachau | Esperimenti sulla malaria su prigionieri; condannato dopo la guerra. |
| Karl Gebhardt | Primario, medico SS | Ravensbrück (sede di esperimenti) | Esperimenti su detenute; condannato a morte. |
| Herta Oberheuser | Medico | Ravensbrück | Esperimenti su donne; condannata e poi rilasciata anni dopo. |
| Waldemar Hoven | Medico capo | Buchenwald | Esperimenti e omicidi; condannato a morte. |
| Eduard Wirths | Capo medico SS | Auschwitz | Medico capo del campo; coinvolto nelle selezioni e nella politica sanitaria del campo. |
| Aribert Heim | Medico SS | Mauthausen (attività documentate) | Soprannominato “Dottor Morte”; accusato di esperimenti e omicidi. |
| August Hirt | Anatomopatologo | Natzweiler‑Struthof | Raccolta di corpi per collezione razziale; esperimenti e selezioni. |
| Karl Brandt | Medico personale di Hitler | Programma T4 / Affiliazioni ospedaliere | Organizzatore del programma eutanasia T4; non assegnato a un singolo campo. |
| Viktor Brack | Funzionario SS (organizzazione) | Programma T4 / Amministrazione | Coordinatore del programma eutanasia e di alcune attività sperimentali; non medico di campo. |
| Joachim Mrugowsky | Direttore istituto di igiene | Istituti di ricerca militare / Wehrmacht | Responsabile di ricerche biologiche; non assegnato a un campo specifico. |
| Kurt Blome | Virologo / ricercatore | Istituti di ricerca (Wehrmacht) | Accusato di ricerche su agenti biologici; non tipicamente “di campo”. |
| Josef Wastl / altri medici minori | Vari | Dachau, Buchenwald, Ravensbrück, Mauthausen, Auschwitz | Numerosi medici minori operarono in vari campi; elenco esteso disponibile in fonti storiche. |
