Dopo aver precedentemente dissertato sullo stesso argomento in merito all’emorragie subdurali, ci occupiamo della della datazione delle emorragie subaracnoidee in un articolo del Dott. Graziano Crudele, nostro ormai abituale collaboratore.
Introduzione
Lo studio istopatologico esaminato propone una sequenza temporale riproducibile dei reperti microscopici, con una rappresentazione della correlazione statistica tra marker infiammatori, proliferativi e intervallo di sopravvivenza. L’integrazione tra osservazione macroscopica prudente e criteri istologici oggettivati consente una ricostruzione cronologica più strutturata nel contesto delle emorragie subaracnoidee.
In questo secondo contributo passiamo ad analizzare, con l’analogo schema precedentemente utilizzato per le emorragie subdurali, la datazione delle emorragie subaracnoidee, sulla base delle informazioni tratte dal medesimo studio pubblicato sul Journal of Forensic and Legal Medicine [1].
Breve richiamo dei principali problemi macroscopici inerenti alle emorragie subaracnoidee
Distribuzione e mobilità del sangue
Dalla lettura del Knight’s [2] ricordiamo che nel compartimento subaracnoideo, in seguito ad emorragia, il sangue si mescola al liquido cerebrospinale, viene diluito e mantiene elevata mobilità. Di conseguenza, il sangue può scivolare dalle convessità cerebrali verso le fosse della base, accumulandosi nei solchi e nelle cisterne, senza necessariamente costituire coaguli spessi. Questa dinamica limita la possibilità di utilizzare la distribuzione del sangue come criterio affidabile di localizzazione del punto di impatto.
Evoluzione macroscopica
Nei sopravvissuti, il sangue subaracnoideo viene rapidamente riassorbito. L’emolisi determina colorazione xantocromica del liquor; nel tempo possono residuare sottili pigmentazioni bruno-giallastre delle leptomeningi. Il Knight’s afferma che la reazione di Perls per emosiderina può divenire positiva entro 36 ore e persistere per mesi o anni, anche in assenza di evidenti alterazioni macroscopiche. Questo elemento costituisce una fonte potenziale di errore nella datazione, in particolare in età pediatrica, dove residui emosiderinici perinatali possono permanere fino a un anno.
Difficoltà nella datazione macroscopica
Il Knight’s è esplicito nel segnalare i limiti della datazione basata su criteri morfologici rigidi. Le variazioni individuali nei processi riparativi e la possibile presenza di sanguinamenti ripetuti rendono irrealistica una stima cronologica precisa oltre intervalli ampi (giorni, settimane, mesi). La coesistenza di trauma e rottura di aneurismi a bacca rappresenta ulteriore criticità interpretativa, soprattutto sotto il profilo del complesso giudizio sulla reale sequenza cronologia dei due fenomeni, perché, come ben noto, non sempre è possibile stabilire se il trauma abbia precipitato la rottura dell’aneurisma o se la rottura spontanea abbia causato un malore, portando ad un evento (ad esempio una caduta o incidente) che abbia poi prodotto le lesioni traumatiche osservate. In sede autoptica, distinguere questa sequenza può risultare impossibile.
Criteri istopatologici nella datazione degli ematomi subaracnoidei: i dati del Journal of Forensic and Legal Medicine
Si precisa che lo studio in oggetto ha selezionato 63 casi autoptici di soggetti portatori sia di emorragia subdurale che di emorragia subaracnoidea. Tale scelta ha una giustificazione metodologica precisa:
- Obiettivo della ricerca: gli autori volevano confrontare l’evoluzione dei parametri istologici (come fibrina, macrofagi e neovascolarizzazione) nei due diversi compartimenti (sottodurale e subaracnoideo) all’interno dello stesso individuo, per vedere come i processi riparativi progredissero in parallelo o divergessero.
- Rilevanza forense: come indicato nello studio, nella pratica medico-legale è molto più comune riscontrare entrambe le forme insieme piuttosto che la singola forma isolata
Cronologia microscopica delle emorragie subaracnoidee
I reperti istologici osservati comprendono: emazie, fibrina, neutrofili, macrofagi, linfociti, fibroblasti, neovascolarizzazione e formazione pluristratificazioni cellulari (anche qui criteri, in fondo, abbastanza classici).
La sequenza cronologica riportata è la seguente:
- <24 ore: presenza di emazie e fibrina; neutrofili evidenti
- 1–3 giorni: comparsa di macrofagi e fibroblasti
- 4–7 giorni: incremento di linfociti; inizio di neovascolarizzazione e formazione di strati cellulari
- 8–14 giorni: persistenza di macrofagi, fibroblasti, linfociti; neovascolarizzazione e strati cellulari più evidenti
- >14 giorni: mantenimento dei pattern organizzativi
La formazione di pluristratificazioni cellulari nella emorragia subaracnoidea risulta meno frequente e più fragile rispetto all’emorragia subdurale, con disposizione meno compatta.
Correlazione statistica
L’analisi mediante test di Mann-Whitney ha mostrato associazioni significative tra reperti istologici e durata della sopravvivenza (p=0.000 per tutte le variabili analizzate).
Conclusione
La combinazione di criteri macroscopici prudentemente interpretati e di indicatori istologici oggettivati rappresenta, secondo gli autori, un contributo strutturato alla ricostruzione cronologica delle emorragie subaracnoidee in ambito medico-legale.
Bibliografia
[1] Moirangthem S, Yadav J, Kumar Chaurasia J, et al. Histopathological study for dating of Subdural haemorrhage and Subarachnoid haemorrhage in a single cohort study of head injury. J Forensic Leg Med. 2026;117:103039. doi:10.1016/j.jflm.2025.103039
[2] Saukko, P. and Knight, B. (2016) Knight’s Forensic Pathology. CRC Press, Boca Raton
