Un articolo del Coordinatore del MeLP (Medicina Legale Pubblica), Comitato Scientifico istituito dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni SIMLA ai sensi dell’art. 22 del Suo Statuto, Prof. Alessandro Dell’Erba e del Dott. Gianmarco Sirago.

Sarebbe pleonastico, in questa sede, ripercorrere nei dettagli il fondamento costituzionale e normativo della Medicina Legale Pubblica. Che la salute sia, ai sensi dell’art. 32 della Costituzione, tanto diritto dell’individuo quanto interesse della collettività, e che da questa doppia natura consegua la necessità di un presidio tecnico pubblico del fatto biologico, è acquisizione consolidata nella Dottrina e nella Giurisprudenza. Altrettanto nota è la collocazione delle attività medico-legali all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, sancita dalla Legge 833 del 1978 e confermata dai successivi interventi riformatori. Ciò che merita invece attenzione sono le questioni di contorno che questo quadro normativo ancora non ha del tutto risolto, a cominciare dall’eterogeneità delle prassi operative, dalla disomogeneità dei modelli organizzativi regionali e dalla variabilità nella formazione di chi è chiamato a esercitare queste funzioni.
Ci sia concesso richiamare il Puccini che, nelle sue Istituzioni, osservava che l’inserimento della Medicina Legale nell’attività degli ospedali e delle strutture pubbliche assistenziali scaturisce dalla concezione avanzata e integrale dell’assistenza sanitaria, che reclama la necessità di valutare il danno che dalla malattia deriva sotto il riguardo socio-economico, affinché il cittadino possa essere reintegrato tanto nello stato di salute quanto nell’attività produttiva e possa fruire di ogni beneficio riconosciutogli in applicazione delle Leggi sociali. In questa osservazione, pur se datata nel tempo, c’è già tutto ciò che occorre capire sul perché la Medicina Legale Pubblica esista e a cosa serva. Il confronto tra il disegno normativo e la sua attuazione concreta offre spunti di riflessione che risulta d’interesse raccogliere sistematicamente.
Che cosa fa, davvero, medico legale nell’ambito della Medicina Legale Pubblica
La Medicina Legale è una scienza pubblica che opera nell’interesse della collettività e assume la dimensione di una disciplina antropologica in quanto investe ogni rapporto esistente tra l’uomo e la compagine dello Stato. Chi esercita questa Disciplina nel settore pubblico produce un giudizio che l’ordinamento utilizza per riconoscere diritti, attribuire tutele, distribuire risorse. Questo è il punto che distingue la Medicina Legale Pubblica da quasi ogni altra attività medica: il suo prodotto finale non è una diagnosi o una terapia, ma una valutazione che entra nel sistema delle garanzie istituzionali costituzionalmente orientate e vi produce effetti.
Il campo di azione è ampio e variegato. Comprende, senza la pretesa di essere esaustivi, la valutazione dell’idoneità psicofisica in ambito lavorativo e non solo, il riconoscimento degli stati di disabilità e inabilità, il supporto tecnico alle strutture sanitarie in materia di responsabilità professionale, la medicina legale clinica al letto del paziente, le certificazioni connesse a gravi patologie e alle terapie salvavita nei contratti di lavoro pubblico e, naturalmente, la medicina necroscopica. In tutti questi ambiti, la qualità del giudizio medico-legale ha conseguenze dirette sulle persone. Quando i criteri valutativi divergono tra un territorio e l’altro, quando prassi difformi producono risposte diverse a situazioni clinicamente analoghe, si determina una diseguaglianza di fatto che nessuna norma di principio riesce a correggere da sola, senza un presidio tecnico all’altezza del compito.
La formazione
C’è un aspetto della Medicina Legale Pubblica che chi l’ha praticata riconosce immediatamente, ma che nelle discussioni accademiche riceve meno rilievo di quanto meriterebbe: il suo valore formativo per chi si avvicina per la prima volta alla disciplina. I già richiamati scritti del Puccini riportavano che lo studio della Medicina Legale è un obbligo scolastico per lo studente universitario, un dovere professionale per chi esplica funzioni di perito o di consulente tecnico e una necessità per quei medici che operano nel settore dell’assistenza sociale. Aggiungeva altresì che l’insegnamento universitario ha come scopo primo quello culturale, ma ha anche un compito pratico fondamentale nella formazione professionale, preparando il giovane medico a sostenere il ruolo futuro. Questa duplice vocazione, teorica e pratica insieme, trova nella Medicina Legale Pubblica il suo terreno di esercizio più immediato e più esigente.
Ebbene, il medico in formazione specialistica — quale punto di origine professionale comune — incontra la Medicina Legale Pubblica nei suoi anni più formativi, quelli in cui le esperienze non si accumulano soltanto come nozioni ma si sedimentano come attitudini. La certificazione di una causa di morte, la valutazione di un’idoneità, il referto destinato agli atti di un procedimento sono atti che, vissuti nella fase della formazione, lasciano un’impronta che accompagna il medico legale per tutta la carriera, anche quando opera in ambiti molto distanti da quelli del servizio pubblico. È per questa ragione che la qualità della formazione in Medicina Legale Pubblica riguarda la disciplina nel suo insieme, ben oltre il perimetro di chi in quel settore sceglierà poi di restare. Essa richiede un indirizzo comune, condiviso a livello nazionale, capace di garantire che quella fase fondativa avvenga ovunque con lo stesso rigore metodologico e la stessa consapevolezza del ruolo.
La medicina necroscopica nell’ambito della Medicina Legale Pubblica
Tra tutte le attività di Medicina Legale Pubblica, quella necroscopica è forse – anzi certamente – la più antica e, per certi aspetti, la più sottovalutata ad oggi, o meglio la più sottoesposta. Eppure, in essa confluiscono esigenze molto diverse tra loro — sanitarie, giudiziarie, epidemiologiche, umane — che richiedono una competenza specifica e una presenza istituzionale organizzata. Anche in questo caso ci sia concesso il pleonasmo ma la visita necroscopica è l’atto con cui l’ordinamento acquista nozione della morte di una persona e ne trae le conseguenze sul piano giuridico e sanitario. Da quel carteggio dipendono la possibilità di procedere alla sepoltura, la trasmissione di informazioni all’autorità giudiziaria in caso di morte sospetta e la qualità dei dati che alimentano i registri di mortalità nazionali.
Il D.P.R. 285 del 1990 ha costruito attorno al medico necroscopo un sistema di responsabilità preciso. Dalla nomina da parte dell’allora Unità Sanitaria Locale, all’obbligo di accertamento entro tempi definiti, fino alla segnalazione obbligatoria all’autorità giudiziaria ogni volta che il decesso presenti elementi di sospetto. In questa sede non può che rammentarsi che lo studio del cadavere non si limita al riscontro diagnostico, ma ha una finalità più ampia, che tocca l’identificazione personale, il raccordo con la criminalistica e il contributo all’epidemiologia. La qualità del servizio necroscopico ha effetti che giungono ben oltre la singola visita e il semplice atto posto in essere nel corso del proprio turno lavorativo.
Ci sia tuttavia consentito di asserire che, nella realtà operativa italiana attuale, questo servizio presenta fragilità. Le funzioni del medico necroscopo risultano spesso affidate a colleghi privi di una formazione medico-legale specifica, le prassi cambiano significativamente da una realtà territoriale all’altra e la continuità del servizio nelle ore notturne e festive è tutt’altro che garantita ovunque. Il risultato è una disomogeneità che si riflette sulla qualità delle certificazioni, sull’affidabilità dei dati di mortalità e talvolta sulla tempestività con cui casi penalmente rilevanti sono portati all’attenzione di chi compete.
Il momento di confronto
Il Comitato Scientifico per la Medicina Legale Pubblica della SIMLA (Comitato MeLP) è nato dalla convinzione che i temi propri di questo settore meritassero uno spazio dedicato di confronto e di elaborazione scientifica. Le attività avviate — i webinar tematici, le sessioni congressuali, la ricognizione sulle prassi necroscopiche regionali — percorrono tutte questa direzione.
La sessione sulla medicina necroscopica che il Comitato presenterà nell’ambito del Congresso Nazionale SIMLA è un esempio concreto di questo approccio. L’obiettivo è confrontare ciò che accade davvero sul territorio: come è organizzato il servizio, chi lo svolge, con quale preparazione, con quali risorse. Da questo confronto ci si aspetta di ricavare indicazioni utili per chi lavora sul campo e, nel tempo, contribuire a una maggiore uniformità di prassi a livello nazionale.
La Medicina Legale Pubblica, in tutte le sue articolazioni, è il settore in cui la disciplina incontra più direttamente la vita delle persone e le esigenze del sistema. Garantire che questa funzione sia esercitata con competenza, metodo e consapevolezza del proprio ruolo è una responsabilità collettiva della comunità scientifica.
In definitiva e in questo senso, il Comitato MeLP intende contribuire a questa responsabilità, con il rigore che la Disciplina richiede e con la consapevolezza che i problemi da affrontare sono reali, presenti e risolvibili.
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