Per le strade di Roma. Delitti e verità nella storia della medicina legale
Nell’avvicinarci al congresso della SIMLA, che si svolgerà a Roma dal 18 al 20 giugno 2026, proponiamo ai nostri lettori una serie di articoli che prende forma come un itinerario tra luoghi e delitti, seguendo le strade della città attraverso i casi che le hanno segnate, dal mondo antico fino alla prima metà del Novecento, alle soglie della medicina legale moderna.
È un percorso che può essere seguito anche fisicamente, attraversando luoghi ancora riconoscibili, ma che diventa soprattutto un modo per osservare come, nel tempo, il cadavere sia stato guardato, descritto, interpretato e progressivamente utilizzato come elemento centrale nell’accertamento della verità.
Nel passaggio dall’età antica alla modernità, ciò che si modifica non è soltanto il modo di raccontare la morte, ma il rapporto stesso tra osservazione e conoscenza: si costruisce lentamente uno sguardo medico-legale capace di attribuire al corpo un valore autonomo, non più subordinato alla confessione o al racconto, ma fondato sull’analisi.
Non è un caso che questo percorso si svolga proprio a Roma: la città di Paolo Zacchia, padre della medicina legale, e il luogo in cui, a distanza di oltre quattro secoli dalle sue Quaestiones medico-legales, i medici legali tornano a riunirsi per discutere l’evoluzione e le prospettive della disciplina.
L’inizio di un nuovo secolo
Con l’inizio del Novecento, a Roma, le trasformazioni maturate negli ultimi decenni dell’Ottocento iniziano finalmente a tradursi in interventi concreti che riguardano soprattutto i luoghi della medicina e l’organizzazione delle attività scientifiche. Sullo sfondo vi è la crescita del Policlinico Umberto I, il grande ospedale universitario voluto da Guido Baccelli come simbolo della modernizzazione sanitaria della nuova capitale italiana
Ancora oggi il Policlinico conserva in parte l’impianto originario “a padiglioni” immaginato alla fine dell’Ottocento. Percorrendo Viale del Policlinico e le aree interne del comprensorio, si riconoscono ancora gli edifici storici collegati dai lunghi percorsi coperti e dai viali alberati concepiti secondo la cultura igienista dell’epoca.
Salvatore Ottolenghi
Quando Salvatore Ottolenghi assume l’insegnamento di medicina legale nel 1903, la disciplina romana non dispone ancora di una struttura autonoma realmente organizzata. Le lezioni si svolgono in sedi differenti e mancano spazi capaci di integrare insegnamento, attività tecnica, ricerca e pratica autoptica.
Una prima sistemazione viene individuata presso l’Ufficio d’Igiene, grazie al rapporto personale e scientifico che lega Ottolenghi al professor Gualdi, allora direttore della struttura. In quella sede l’Istituto di Medicina Legale trova uno spazio più stabile, benché ancora provvisorio, in attesa di una collocazione pienamente autonoma.
Parallelamente, dopo aver assunto la gestione del deposito dei cadaveri sull’Isola Tiberina, Ottolenghi avvia una progressiva riorganizzazione della vecchia morgue dell’isola secondo criteri più moderni. Nel 1908 viene introdotto un sistema di refrigerazione per la conservazione delle salme e si procede, gradualmente, a limitare l’esposizione pubblica dei cadaveri ai soli casi ritenuti necessari.
In questa fase Ottolenghi concentra una parte rilevante della propria attività sugli studi di identificazione personale e sul progressivo coordinamento tra osservazione medico-legale, rilievo tecnico e attività investigativa. È un’impostazione che riflette la sua formazione scientifica ma anche una visione più ampia del ruolo della medicina legale, non più limitata all’autopsia giudiziaria ma sempre più inserita nel sistema della prova scientifica.
Le idee di Ottolenghi sono molte, ma gli spazi restano limitati. Con il passare del tempo diventano sempre più evidenti i limiti delle strutture disponibili: le attività continuano a essere distribuite tra sedi differenti, gli ambienti risultano insufficienti e manca ancora una struttura concepita specificamente per riunire in un unico luogo laboratori, morgue, attività didattica universitaria e ricerca scientifica.
L’Istituto di Medicina Legale di Roma
Matura così il progetto di un vero Istituto di Medicina Legale autonomo, destinato a sorgere all’interno del Policlinico Umberto I, cioè nel cuore stesso della nuova medicina universitaria romana. La scelta ha un significato che va oltre l’aspetto pratico: inserire la medicina legale nel comprensorio del Policlinico significa riconoscerla definitivamente come disciplina centrale della medicina moderna e non più come attività marginale o accessoria.

Il progetto prende forma attraverso un lungo confronto con le autorità accademiche e amministrative e si conclude con l’inaugurazione ufficiale del nuovo Istituto di Medicina Legale il 26 aprile 1924, alla presenza del ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile.
La nuova sede viene costruita lungo Viale dell’Università, all’interno dell’area del Policlinico. L’edificio, articolato in un corpo centrale e due ali laterali, ospita la morgue, i laboratori, le aule per l’insegnamento, la direzione, la biblioteca, una sezione museale e uno stabulario. Per la prima volta la medicina legale romana dispone di uno spazio progettato specificamente per integrare funzioni che fino ad allora erano rimaste disperse tra sedi differenti.
Da quel momento l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico Umberto I diventa uno dei principali centri italiani della disciplina. Non soltanto un luogo destinato alle autopsie giudiziarie, ma un centro in cui si formano medici, si sviluppano tecniche di identificazione personale e si consolida il rapporto tra medicina legale, magistratura e polizia scientifica che caratterizzerà profondamente la scuola romana del Novecento.
La nascita della Scuola di Polizia Scientifica
Negli stessi anni in cui Ottolenghi lavora al riordino della medicina legale romana, prende forma un secondo ambito destinato a incidere profondamente sulle modalità di indagine: la formazione scientifica degli operatori di pubblica sicurezza.
Il contesto è quello di un’Italia liberale attraversata da forti tensioni sociali e politiche. L’uccisione di Umberto I a Monza il 29 luglio 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, restituisce con evidenza il clima del tempo e la difficoltà di governare fenomeni di violenza politica e criminalità diffusa.
In questo quadro, Salvatore Ottolenghi introduce a Roma metodi già sviluppati in ambito europeo: il sistema antropometrico di Alphonse Bertillon, le tecniche di identificazione basate sulle impronte digitali e procedure più rigorose per la documentazione e la conservazione dei reperti.
Vicolo delle Mantellate
Il primo terreno operativo è il Carcere di Regina Coeli, nel quartiere di Trastevere, dove si avvia la raccolta sistematica dei dati identificativi dei detenuti. Su queste basi prende avvio anche l’insegnamento rivolto ai funzionari di pubblica sicurezza: il 2 aprile 1903 iniziano le prime lezioni, che segnano l’avvio della Scuola di Polizia Scientifica, inizialmente priva di una sede autonoma e organizzata in spazi adattati.
Negli anni successivi, l’attività si consolida progressivamente e trova un punto di riferimento nell’area di vicolo delle Mantellate, dove si struttura un primo nucleo operativo. Intorno a queste attività si forma una generazione di operatori, tra cui Giovanni Gasti e Umberto Ellero, destinati a sviluppare ulteriormente le tecniche di identificazione e di documentazione fotografica.

Il lavoro svolto in questi anni, fondato su un’attività didattica e operativa costante, ottiene progressivamente riconoscimento anche a livello istituzionale. Nel 1919, su iniziativa del direttore generale della Pubblica Sicurezza Francesco Leonardi, viene emanato il decreto che istituisce ufficialmente a Roma, alle dipendenze del Ministero dell’Interno, la Scuola di Polizia Scientifica per l’istruzione e la preparazione dei funzionari e degli agenti di pubblica sicurezza.
To be continued
