Ricoveri ospedalieri, il Rapporto SDO 2024: oltre 8 milioni di dimissioni, ma ancora sotto i livelli pre-Covid
Il Ministero della Salute ha presentato il “Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2024”, che fotografa un sistema ospedaliero in lenta ma costante risalita dopo la frenata pandemica. Nel 2024 le Schede di Dimissione Ospedaliera acquisite sono state oltre 8 milioni (+1,1% sul 2023), con 54,8 milioni di giornate di degenza, dati ancora inferiori rispettivamente del 5,6% e del 7% rispetto al 2019. Migliorano diversi indicatori di appropriatezza, con un calo dei ricoveri inappropriati e una riduzione della degenza media, ma restano forti asimmetrie territoriali: nel 2024 quasi 700mila ricoveri sono avvenuti fuori regione (circa uno su dieci), con le Regioni del Centro-Nord in posizione di attrazione e molte del Mezzogiorno con saldi negativi. Un fenomeno strutturale che il Rapporto legge come indicatore delle disuguaglianze nell’accesso alle cure e della qualità, reale o percepita, dell’assistenza regionale (leggi qui).
- Ricoveri ospedalieri, il Rapporto SDO 2024: oltre 8 milioni di dimissioni, ma ancora sotto i livelli pre-Covid
- Intelligenza artificiale, cresce l’uso ma ancora centralità ai professionisti
- Coinvolgere il paziente conviene: più sicurezza e cure di qualità
- Ohio, risolto dopo 40 anni un cold case grazie alle nuove analisi di laboratorio
Intelligenza artificiale, cresce l’uso ma ancora centralità ai professionisti
Cresce l’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione quotidiana della salute, ma la fiducia degli europei resta saldamente ancorata ai professionisti. Secondo lo STADA Health Report 2026, indagine condotta in 20 Paesi europei, il 55% dei cittadini utilizza già strumenti di IA in ambito sanitario e l’82% è favorevole a un suo impiego nell’assistenza, mentre il 77% continua ad affidarsi al medico di medicina generale e il 57% al farmacista per le decisioni sulla propria salute. A fronte di questo utilizzo, gli europei tracciano un confine netto: la tecnologia è ben accolta come assistente, ma le decisioni devono restare in capo a una persona. Un tema di grande interesse anche per la medicina legale, chiamata a presidiare il confine tra supporto tecnologico e responsabilità del professionista (leggi qui).
Coinvolgere il paziente conviene: più sicurezza e cure di qualità
L’empowerment del paziente sta diventando una vera e propria leva di qualità, sicurezza e sostenibilità delle cure. È la tesi di un articolo pubblicato su Panorama della Sanità, che lo definisce come il risultato di un processo di riduzione dell’asimmetria informativa tra professionisti e assistiti: un percorso che mette le persone in condizione di sapere, attivarsi e contribuire agli esiti della propria salute, senza però trasferire su di loro responsabilità cliniche né lasciarle sole. Per il management sanitario, l’ascolto del paziente deve così diventare parte ordinaria del governo dei processi, superando la logica difensiva legata al timore del contenzioso (leggi qui).
Ohio, risolto dopo 40 anni un cold case grazie alle nuove analisi di laboratorio
Un omicidio rimasto irrisolto per quattro decenni trova una svolta grazie alla scienza forense. Negli Stati Uniti, in Ohio, un uomo di 62 anni è stato arrestato e incriminato per la morte di John Warren, rappresentante di commercio trovato senza vita nella sua stanza d’albergo a Middletown nell’ottobre del 1985. Il caso, rimasto fermo per decenni, è stato riaperto nel 2019: i reperti raccolti nelle tre diverse scene collegate al delitto – in Ohio, Georgia e Florida – sono stati sottoposti a nuove analisi di laboratorio, che hanno permesso di identificare il presunto responsabile e di arrivare all’incriminazione. Una vicenda che conferma quanto il progresso delle tecniche forensi e la conservazione dei reperti possano restituire risposte anche a distanza di moltissimi anni (leggi qui).
