L’anafilassi fatale rappresenta una sfida diagnostica molto complessa della patologia forense, potendo non lasciare reperti macroscopici specifici o francamente orientativi: in oltre un quinto dei casi, l’esame autoptico risulta del tutto aspecifico o negativo per lesioni riconducibili a una reazione allergica sistemica (1). Il medico legale si trova così a dover formulare una diagnosi di esclusione, basandosi sulla convergenza di dati anamnestici, circostanziali e possibilmente biochimici e istopatologici. Questa difficoltà si traduce, in contesto forense, in un margine di incertezza che può avere ricadute diagnostiche significative soprattutto sotto il profilo della ricostruzione del nesso causale.
Ce ne parla il nostro abituale collaboratore Dott. Graziano Crudele.
Introduzione
Il nucleo del problema risiede nell’assenza di un marcatore singolo con sufficiente sensibilità e specificità diagnostica. Negli ultimi tre decenni si sono affermate tre linee di indagine complementari: 1) la determinazione biochimica della triptasi sierica post mortem, 2) l’analisi immunoistochimica (IHC) dei tessuti per l’identificazione e la quantificazione dei mastociti degranulati, e 3) la ricerca di immunoglobuline E (IgE) specifiche per l’allergene sospettato. Un filone più recente, ancora in fase esplorativa, propone l’utilizzo di microRNA come biomarcatori stabili nelle matrici tissutali fissate. Nessuna di queste metodiche, presa singolarmente, è attualmente in grado di fornire una diagnosi di certezza in ambito forense: come spesso accade, è solo la loro integrazione sistematica che consente di avvicinarsi a un giudizio diagnostico con un livello di probabilità sufficientemente alto da poter essere valido in sede penale (2,3).
Metodiche diagnostiche principali: triptasi sierica e analisi istopatologica
La triptasi è una serina-proteasi immagazzinata nei granuli dei mastociti e rilasciata in forma attiva durante la degranulazione sistemica. La sua isoforma beta (β-triptasi) è considerata il vero marcatore di attivazione mastocitaria acuta, mentre l’isoforma alfa viene secreta basalmente e riflette la massa totale di mastociti circolanti. In patologia forense, il prelievo di sangue dalla vena femorale — con tecnica standardizzata e clampaggio preventivo — è raccomandato come gold standard, da eseguire idealmente entro 24-48 ore dalla morte a 4°C (3,4). Il fluido pericardico rappresenta un’alternativa possibile ma meno affidabile, poiché valori marcatamente elevati sono stati documentati anche in corpi in avanzato stato di decomposizione in assenza di anafilassi (2).
I valori di cut-off proposti in letteratura mostrano una notevole variabilità: la meta-analisi di Sun et al. suggerisce una soglia di 30,4 μg/L (5); Tse et al. propongono 53,8 μg/L con AUC ROC di 0,98 (6);Tejedor-Alonso et al. indicano 64 μg/L con specificità del 95,5% e sensibilità del 74,4%(7) .Una revisione sistematica recente (Pilia et al., 2025) ha analizzato 1.033 soggetti — di cui 221 deceduti per anafilassi — calcolando che il cut-off di 30,4 ng/mL offre sensibilità dell’88,2% e specificità dell’87,0% sui valori medi, mentre il valore ottimale secondo l’indice di Youden risulta essere di 74,2 ng/mL (J = 0,84) (L’indice di Youden – noto anche come J di Youden – è un parametro statistico utilizzato per valutare l’efficacia globale di un test diagnostico, in sostanza, ci dice quanto è bravo un test a distinguere tra chi ha una determinata condizione e chi non ce l’ha) (3). Lo stesso lavoro indica in 12,0 ng/mL il valore sotto il quale una morte per anafilassi può essere ragionevolmente esclusa (likelihood ratio negativo = 0). Un limite strutturale della triptasi, tuttavia, è la sua scarsa specificità: livelli elevati sono stati documentati in morti per cardiopatia ischemica acuta, trauma grave, abuso di eroina e — con valori estremi — nei corpi in decomposizione (2,4).
L’analisi istochimica e immunoistochimica offre un approccio complementare, potenzialmente più diretto nell’evidenziare il correlato tissutale dell’evento anafilattico. Le colorazioni istochimiche classiche — ematossilina-eosina, Giemsa e Toluidina Blue — permettono di identificare i mastociti e documentarne la degranulazione come dispersione extracellulare dei granuli metacromatici(8,9). L’IHC con anticorpi anti-triptasi consente di rilevare la triptasi residua sia intracellulare che extracellulare e di quantificare la densità mastocitaria in diversi distretti tissutali (polmone, laringe, cute, miocardio, milza). L’utilizzo aggiuntivo di anti-CD117 (recettore tirosinchinasico c-Kit, marcatore delle cellule staminali mastocitarie) permette di identificare una popolazione cellulare più ampia, includendo diverse tipologie cellulari, anche non mastocitarie — elemento che richiede interpretazione contestualizzata da parte di un patologo esperto (9).
Il lavoro di Esposito et al. ha proposto un workflow integrativo su undici casi, documentando positività IHC anti-triptasi nel 100% dei campioni polmonari e nell’80% dei campioni cutanei al sito di inoculazione, con valori medi di triptasi sierica di 133,5 μg/L (10). Tuttavia, le revisioni sistematiche più recenti sottolineano che le osservazioni IHC restano prevalentemente qualitative e descrittive, con protocolli non uniformi tra centri e assenza di criteri numerici validati per la quantificazione della densità mastocitaria (2).
Un caso recente emblematico e le criticità delle metodiche

Un case report pubblicato nel 2025 da Mahmood et al.(11) illustra con efficacia il potenziale diagnostico dell’istopatologia in un contesto in cui i reperti macroscopici erano insufficienti. Un uomo anziano deceduto per sospetta anafilassi da puntura di imenottero (Vespidae) non presentava all’esame esterno né rash, né orticaria, né il sito di puntura identificabile. L’autopsia interna rivelava esclusivamente edema polmonare e lieve edema laringeo senza occlusione. Fu proprio l’esame istologico — con colorazione H&E e Toluidina Blue — a documentare una massiccia degranulazione mastocitaria nell’epitelio respiratorio, con granuli basofili dispersi nello spazio extracellulare. Il paper in tal senso è corredato di un’immagine assai significativa che si mostra (Fig1).
Il profilo biochimico confermò triptasi a 432,0 ng/mL e panel IgE specifiche positive per Vespidae (yellow jacket: 21,70 kU/L; white-faced hornet: 15,50 kU/L), con IgE per Apis mellifera negativa. La causa di morte fu identificata come «anafilassi da avvelenamento da Vespidae». Il caso illustra come, in assenza di reperti macroscopici, la convergenza tra istochimica dei mastociti, triptasi elevata e IgE specifiche sia l’unica via per raggiungere un giudizio diagnosticamente sostenibile.
Le implicazioni forensi delle metodiche esaminate sono rilevanti, ma è necessario sottolineare con chiarezza i limiti applicativi. Per la triptasi sierica: l’assenza di un cut-off validato multicentricamente, la variabilità pre-analitica legata al sito di prelievo, al PMI (intervallo post mortem) e allo stato di conservazione del cadavere, e la possibilità di falsi positivi in contesti non anafilattici rendono questo marcatore inadeguato come evidenza diagnostica autonoma in sede giudiziaria (2,3). Per l’IHC: la mancanza di protocolli standardizzati, l’assenza di soglie numeriche validate per la densità mastocitaria, la variabilità regionale fisiologica dei mastociti nei tessuti e il potenziale confondente della degranulazione reattiva in contesti di flogosi, ischemia o rianimazione cardiopolmonare limitano la riproducibilità e l’obiettività del reperto (2,4). I mastociti, com’è noto, sono ubiquitari e la loro degranulazione non è patognomonica di anafilassi sistemica IgE-mediata. La specificità del reperto IHC dipende dunque criticamente dal contesto clinico-anamnestico e dall’esclusione delle diagnosi differenziali.
Conclusioni e prospettive future
Lo stato attuale della diagnostica post mortem dell’anafilassi impone una valutazione integrata e contestualizzata: nessuna metodica isolata — né la triptasi sierica, né l’IHC, né la ricerca di IgE specifiche — soddisfa da sola i requisiti di un marcatore forense affidabile (2–4). La solidità del giudizio diagnostico dipende dalla convergenza di dati anamnestici e circostanziali, reperti autoptici macroscopici, profilo biochimico e analisi istopatologica, secondo un prudente principio di veritas ex pluribus. Valori di triptasi compresi tra 40 e 74 μg/L, associati a degranulazione mastocitaria documentata istochimicamente nei distretti chiave (polmone, laringe, cute) e a IgE specifiche per l’allergene sospetto, costituiscono attualmente il substrato diagnostico più solido disponibile (3,10).
Le prospettive di miglioramento più promettenti riguardano proprio il piano istopatologico. La letteratura più recente riconosce unanimemente la necessità di studi multicentrici prospettici che: definiscano soglie quantitative validate per la densità di mastociti degranulati in ciascun distretto tissutale; standardizzino i protocolli IHC in termini di anticorpi, sistemi di rivelazione e criteri di scoring semi-quantitativo; acquisiscano casistiche sufficientemente ampie per stratificare i dati per allergene, via di somministrazione e intervallo di sopravvivenza (2,3). L’utilizzo combinato di IgE tissutali e marcatori di co-localizzazione (es. FcεRIα – che è la subunità alfa del recettore ad alta affinità per le Immunoglobuline E (IgE) – e triptasi in immunofluorescenza) rappresenta un approccio metodologicamente interessante ma ancora in fase esplorativa, privo di validazione (2). Il settore dei biomarcatori molecolari — in particolare microRNA stabili nelle matrici FFPE — è attualmente in fase preclinica ma potrebbe in futuro ampliare significativamente la finestra diagnostica (1). Finché protocolli condivisi e soglie validate non saranno disponibili, il giudizio sull’anafilassi fatale rimarrà fondato su un approccio integrato.
Bibliografia
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2. Tomassini L, Ricchezze G, Gambelunghe C, Lancia M, Gramaccia M, De Micco F, et al. Beyond the numbers: Critical analysis of the role of postmortem tryptase in the forensic diagnosis of anaphylaxis. Journal of Forensic Sciences. 2025 Nov;70(6):2117–28. doi:10.1111/1556-4029.70147
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11. Mahmood N, Martindale R, Brooks J. Mast Cell Degranulation as a Histopathologic Marker in Fatal Anaphylaxis: An Illustrated Case of Vespidae Envenomation. American Journal of Forensic Medicine & Pathology. 2025 Jul 31. doi:10.1097/PAF.0000000000001064
