CAPITOLO 2 – Il deposito nella neve
I Giardini Reali sembravano inghiottire ogni rumore. La neve cadeva lenta, filtrata dalla luce gialla dei lampioni che pendevano come stelle stanche. Passati i primi alberi, la pista di Krampus si spezzò e poi riprese, confusa, trascinata, come se il gigante avesse cercato di seminare qualcuno. O qualcos’altro.

Il deposito
Frank Marlowzkj sollevò il bavero dell’impermeabile contro il vento che saliva dal Po. «È diretto verso il deposito dietro la galleria Umberto I» disse. «Un luogo abbastanza morto da piacere a Krampus.»
Camille Tate annuì, stringendo gli occhi contro la neve. «Allora chiudiamo il cerchio.»
Si mossero in silenzio lungo il sentiero secondario che costeggiava i binari del tram 13, dove raramente passava qualcuno a quell’ora. Le orme li guidavano fino a un vecchio edificio abbandonato, una struttura annerita dal tempo, dalle gelate e dal carbone che negli anni ’50 sembrava impregnare ogni muro della città.
Il deposito era lì, immobile, con la neve che gli scivolava addosso trasformandolo in qualcosa di irreale. Le finestre erano opache. La porta laterale, appena socchiusa, oscillava piano come se respirasse.
«È qui» disse Frank fermandosi. «È sempre qui che finiscono le storie storte.»

Camille fece un cenno muto agli agenti. Patrick Goodwether si posizionò accanto alla porta con il gesto asciutto di chi ha visto troppe notti simili; Selene Curtis, dietro di lui, il tecnico della polizia scientifica, controllò le ultime impronte con movimenti rapidi e precisi.
«Entriamo» disse il Commissario.
Goodwether spinse la porta.
Il lamento del metallo riecheggiò nel silenzio gelato.
Dentro, l’aria odorava di legno umido, muffa… e cacao. Troppo cacao.
La luce fioca di una lanterna, appoggiata su una cassa, rivelò una scena surreale.
Zorn e il suo cioccolato
Dr. Henry P. Zorn era seduto sulla cassa delle riserve di cioccolato bianco al bergamotto, gambe accavallate con una compostezza da salotto, non da luogo di delitto. Il volto sereno. Tra le dita teneva un quadratino di cioccolato, che degustava con calma, quasi assaporando una sinfonia.
«Oh,» disse pacioso, vedendoli entrare. «Immaginavo sarebbe arrivato qualcuno. Non così presto.»
Frank sollevò un sopracciglio. «Buona annata?»
Zorn annuì con un sorriso stanco. «Agrume delicato. Persistenza notevole. Non sorprende che valga un furto.»
Camille non si mosse. «Dottore, è seduto su prove di reato.»
«Sì,» rispose lui, come fosse la cosa più naturale del mondo. «Ma la vita è breve, Commissario. E certi piaceri non tornano.»
Goodwether fece un passo avanti. «Si alzi.»
Zorn sospirò profondamente, come se interrompere la degustazione fosse il vero crimine della serata. «Vedo che non posso più negare nulla. Ma ricordatevi una cosa: non tutto è così semplice come sembra. Bene e male… a volte condividono il pianerottolo.»
Frank avanzò lento. «E Peter Fairman?»
Un’ombra attraversò gli occhi di Zorn. «Uomo curioso. Troppo curioso. E troppo onesto per tacere.»
L’assalto di Rudy Krampus
Prima che potesse aggiungere altro, un rumore si levò dal fondo buio del deposito.
Un passo pesante. Un respiro affannoso.
Dall’ombra emerse la sagoma massiccia di Rudy Krampus, enorme, sbilanciato, gli occhi lucidi di adrenalina. «Zorn! Ma cosa fai? Dovevi aspettare me!»
Camille estrasse la pistola in un gesto pulito.
Goodwether scattò in avanti.
Selene si spostò di lato, macchina fotografica pronta.
Krampus si lanciò, ma Frank lo intercettò con un calcio tipo kung fu al ginocchio malandato.
Il crollo fu immediato, come una porta che si abbatte sotto il proprio peso.
Arresti sotto la neve
Camille e Goodwether gli furono addosso in un istante, ammanettandolo con gesti rapidi e sicuri.
Frank si voltò verso Zorn, ancora seduto sulla cassa, il cioccolato in mano.
«Vuole arrendersi con un minimo di dignità?» chiese.
Zorn posò lentamente il pezzo di cioccolato, pulì le dita con una compostezza quasi aristocratica. «Ma certo. Non vorrei compromettere ulteriormente il mio palato.»
Camille scosse la testa. «Arrestatelo.»
Fu tutto.
La neve, fuori, continuava a cadere lenta sugli alberi neri dei Giardini Reali, cancellando ogni traccia.
Il caso, ormai, aveva un colpevole… e un complice che sapeva scegliere il momento giusto.
E il cioccolato migliore.
EPILOGO – Neve, luci e un ultimo zabaione
Il Guardians Café era un rifugio contro l’inverno ostinato che stringeva Torino. La neve continuava a cadere lenta sui portici di via Po, mentre dal locale filtrava una luce gialla che sembrava respingere il gelo come una barriera gentile.
Dentro, il profumo di zabaione e caffè tostato avvolgeva chiunque entrasse.
Meryl Gherard muoveva tazze e piattini con la naturalezza di chi conosce ogni angolo del proprio regno.
Frank Marlowzkj era tornato al suo tavolo, cappello appoggiato di lato, il bastone vicino alla sedia come un vecchio compagno di viaggio. Sembrava più stanco che soddisfatto, ma in quegli anni ’50 dove nulla era semplice, la stanchezza era già una forma di vittoria.
Poco alla volta, gli altri arrivarono.
Il Commissario Camille Tate fu la prima: scosse la neve dalla giacca con un gesto rapido, lo sguardo ancora vigile, come se la città non smettesse mai di nascondere ombre.
«È finita,» disse soltanto. Ma il modo in cui si sedette fece capire che un peso se n’era andato.
Poi arrivò Ross Baxter, più pallido che tranquillo, ancora incredulo di essere uscito da quella storia.
Cecily Breeze, impeccabile anche dopo una notte insonne, si accomodò vicino a lui con un sorriso discreto.
Patrick Goodwether entrò chiudendo la porta dietro di sé con una spinta robusta — di quelle che non lasciano spazio alle correnti d’aria — mentre Selene Curtis gli si sedette accanto, appoggiando la borsa dei rilievi a terra con un sospiro.

David Santon, il custode dei segreti del laboratorio di medicina legale della città, come sempre silenzioso, li raggiunse senza far rumore.
Francis Piard arrivò per ultimo, ancora con l’odore di officina addosso, e si sedette vicino alla porta, come chi è abituato ad avere sempre una via d’uscita.
Poco dopo entrò anche Sarah Sablin, senza cappotto, come se il freddo non l’avesse mai davvero toccata.
E poi Luke Vallegy, che nessuno aveva invitato ma che nessuno, ormai, si sognava più di cacciare.
«Ho sentito che offrivate da bere,» disse. Non era vero, ma la frase fece sorridere tutti.

Un piccolo brindisi
Meryl portò un vassoio di zabaioni fumanti. Uno per ciascuno.
«Stavolta non faccio credito,» borbottò. «Ma se proprio insistete… potrei chiudere un occhio.»
Frank sollevò la tazza. «A chi ha scoperto la verità,» disse.
Camille lo affiancò. «E a chi ha avuto il coraggio di guardarla.»
Cecily Breeze aggiunse piano: «A una squadra che, nonostante tutto, ha funzionato.»
Goodwether annuì. «E a un po’ di neve che ha fatto la sua parte.»
Ross Baxter inspirò profondamente. «E a chi ha riportato pace alla mia fabbrica. Non lo dimenticherò.»
Selene Curtis sorrise, asciugandosi un fiocco di neve rimasto sui capelli. «Ai dettagli,» disse. «Sono sempre loro che parlano.»
David Santon sollevò il suo bicchiere con calma. «E a chi sa ben valutarli».
Sarah Sablin sollevò la tazza senza parlare. Francis Piard fece lo stesso, con un cenno breve, come al solito appena impercettibile.
Luke Vallegy ammiccò. «E a chi si limita a guardarvi fare il vostro lavoro».
Meryl, infine, posò l’ultima tazza sul tavolo. «A un Natale più lieve,» disse. «Ce lo siamo meritati».
Il sapore buono delle cose fatte insieme
Frank fece tintinnare la sua tazza contro le altre. Il suono si sparse nel locale come una promessa semplice e sincera. Fuori, la neve continuava a cadere. Dentro, per la prima volta dopo molto tempo, tutti sembravano respirare lo stesso sollievo.
Le storie storte erano state rimesse a posto. I colpevoli erano al freddo. E il calore del Guardians Café apparteneva a loro. Il brindisi fu l’ultimo gesto di quella notte.
Un gesto piccolo, ma che aveva il sapore buono delle cose fatte insieme.
Buon Natale
dalla redazione di Simlaweb
Personaggi e interpreti
- Franco Marozzi è Frank Marlowskj
- Mirella Gherardi è Meryl Gherard
- Rosario Battiato è Ross Baxter
- Cecilia Brizzi è Cecily Breeze
- Francesco Piardi è Francis Piard
- Enrico Pizzorno è il Dr. Henry P. Zorn
- Sara Sablone è Sarah Sablin
- Camilla Tettamanti è il Commissario Camille Tate
- Pasquale Beltempo è Patrick Goodwether
- Serena Curti è Selene Curtis
- Davide Santovito è David Santon
- Luca Vallega è Luke Vallegy
Il testo è di Mirella Gherardi da un’idea di Davide Santovito
