Pubblichiamo un contributo della Prof.ssa Rossana Cecchi (Ordinario di Medicina Legale dell’Università di Modena Reggio Emilia)e del Dott. Francesco Calabrò dell’Università di Parma, sul sempre interessante argomento inerente il rapporto tra Medicina e Intelligenza Artificiale con tutte le sue implicazioni dal punto vista etico.
Medicina e AI
L’introduzione e l’integrazione di sistemi che utilizzano l’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito medico ha senz’altro generato grande entusiasmo e dibattito su più fronti, sia per le sue capacità di migliorare l’accuratezza diagnostica, ottimizzare i processi sanitari e personalizzare le cure, sia per quelli che possono essere i potenziali riverberi di tale introduzione.
Nel dibattito una delle preoccupazioni più ricorrenti riguarda la rapidità e le modalità dello sviluppo tecnologico che, superando spesso la capacità di regolamentazione, creano rischi significativi per il rispetto dei principi etici fondamentali e per la sicurezza dei pazienti.
La recente esperienza maturata durante alcuni lavori di ricerca, infatti, ha messo in evidenza come gli sviluppatori, principalmente ingegneri e data scientist, tendano a sottovalutare la rilevanza degli aspetti normativi ed etici nella progettazione dei sistemi di IA applicati in sanità (cfr Cecchi R, Calabrò F, Haja T.M, Sperti M, Zizzi E.A, Deriu M.A. “Intelligenza artificiale in sanità: proposta di una nuova metodologia medico-legale in materia di responsabilità medica”, Rivista Italiana di Medicina Legale, in press).
Gli ingegneri e gli sviluppatori hanno un’idea del problema etico in medicina?
Un recente studio (Fasterholdt I. et al. “Validity and transferability of Model for Assessing the value of Artificial Intelligence (MAS-AI)”,International Journal of Technology Assessment in Health Care, 2025 (under review)) ha dimostrato una differente sensibilità tra gli addetti ai lavori (medici, ingegneri e ricercatori) riguardo ai domini chiave dello sviluppo dell’IA in sanità, rilevando notevoli discrepanze. Mentre i clinici riconoscono l’indiscussa importanza degli aspetti etici e medico-legali nello sviluppo di un sistema di IA, gli ingegneri li considerano spesso marginali e sacrificabili a favore di un prodotto maggiormente performante. Tale disallineamento può condurre a gravi conseguenze, tra cui bias algoritmici, mancanza di trasparenza e problemi di responsabilità medico-legale.
Questa minore attenzione ai principi etici e legali/medico-legali nelle fasi dello sviluppo ed implementazione degli algoritmi rappresenta certamente una criticità soprattutto se si considera che, in questo nuovo tipo di contesto, è necessario l’ausilio di nuove figure professionali esperte che affianchino il medico ed il ricercatore.
Le criticità derivanti da un’adozione non regolamentata dell’IA in medicina sono state messe in evidenza anche in diversi documenti di consenso, nazionali ed internazionali. In particolare, la Comunicazione della Commissione di esperti del Parlamento Europeo, nel documento “Creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica”, ha evidenziato il pericolo che le decisioni algoritmiche si basino su dati incompleti, manipolabili o distorti, con possibili ripercussioni sulla sicurezza del paziente e sulle responsabilità medico-legali. Analogamente, il Consiglio Superiore di Sanità (CSS) ha sottolineato nel documento “I sistemi di IA come strumento di supporto alla diagnostica” il rischio di bias nei dataset utilizzati per addestrare gli algoritmi, che spesso derivano da studi condotti su popolazioni non rappresentative. Questo porta a disuguaglianze nella diagnosi e nel trattamento, violando i principi di equità e giustizia distributiva.
L’Università si occupa del problema?
Rivolgendo uno sguardo ai piani di studio di diversi corsi di Laurea Magistrale in Bioingegneria presso differenti Università italiane, si nota nitidamente come l’inclusione di insegnamenti specifici di bioetica e medicina legale sia carente e non uniforme. La maggior parte di queste non menziona esplicitamente la presenza di corsi di bioetica o medicina legale e solo alcune di queste includono tra le aree di apprendimento quella “Fisico-Medica” e “Giuridico-Normativa”, suggerendo solo una parziale copertura degli aspetti legali e normativi correlati.
In generale, mentre alcuni programmi possono offrire corsi opzionali o moduli che trattano alcuni dei temi etici e legali, che rimangono prevalentemente incentrati su tematiche inerenti il trattamento dei dati e la privacy, non è sempre garantita una formazione strutturata in bioetica e medicina legale all’interno dei curricula standard dei suddetti corsi di laurea specifici.
A fronte di una minor sensibilità verso i temi etici da parte del personale tecnico, l’uso dell’IA sta progressivamente pregiudicando le competenze dei professionisti sanitari; si tratta del cosiddetto deskilling. L’eccessivo affidamento che i clinici ripongono sugli strumenti di IA, infatti, riduce progressivamente le loro competenze diagnostiche e terapeutiche. Questo fenomeno, già osservabile nella crescente dipendenza dagli esami strumentali a discapito dell’esame obiettivo, potrebbe accentuarsi con l’introduzione di IA sempre più performanti. Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) e il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (CNBBSV) hanno evidenziato nel documento “Intelligenza artificiale e medicina: aspetti etici” la necessità di bilanciare l’uso della tecnologia con la formazione continua dei medici, per garantire un’integrazione virtuosa tra IA e capacità clinica.
