II 2 luglio le Commissioni e Sanità del Senato hanno approvato un testo di disegno di legge sulla «morte medicalmente assistita», che esegue la sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019, disciplinando la non punibilità dell’aiuto al suicidio in ambito penale con una particolare sottolineatura sullo sviluppo delle cure palliative anche in ottica di protezione del diritto alla vita.
Il testo, sostenuto dai partiti della maggioranza di governo, è il risultato dei lavori di un comitato ristretto, composto da senatori che fanno parte delle due commissioni parlamentari, il cui compito sarebbe stato quello di trovare una sintesi tra le varie proposte precedentemente presentate.
Qui potete scaricare il resoconto dei lavori delle Commissioni come risulta dal sito del Senato della Repubblica
La proposta di Legge in sintesi
Ecco, in estrema sintesi, quali sono i capisaldi del testo.
- Diritto alla vita fondamentale: Il diritto alla vita è riconosciuto come fondamentale e inviolabile, con tutela garantita a tutte le persone senza discriminazioni legate all’età, salute o altre condizioni personali e sociali. Atti contrari a questo principio sono nulli se non previsti dalla legge.
- Modifica al Codice Penale: Viene introdotto l’articolo 580, comma 2-bis, che esclude la punibilità per chi agevola il proposito di fine vita di una persona maggiorenne in cure palliative, con patologia irreversibile e condizioni accertate da un apposito Comitato Nazionale di Valutazione.
- Potenziamento cure palliative: La legge 15 marzo 2010, n. 38, è modificata per garantire l’uso integrale delle risorse finanziarie destinate alle cure palliative entro il 2028, con monitoraggio e controllo tramite Agenas e possibilità di commissariamento per le Regioni inadempienti.
- Istituzione Comitato Nazionale di Valutazione: Viene creato un Comitato composto da giuristi, medici (uno specialista in psichiatra, uno in anestesia e rianimazione, uno in medicina palliativa) oltre che da uno psicologo e da un infermiere con il compito di valutare la sussistenza dei requisiti per l’esclusione della punibilità nei casi di fine vita, esprimendo un parere obbligatorio entro termini definiti. Tale commissione non prevederebbe, almeno allo stato, la presenza di uno specialista in medicina legale. Anche la presenza del palliativista classificato come specialista parrebbe aver poco senso in quanto, stante l’istituzione delle scuole di medicina palliativa soltanto nell’anno accademico 2021-2022, questi non dovrebbero essere disponibili prima del 2026 (vedi).
- Procedura per la richiesta di valutazione: L’interessato può richiedere il parere del Comitato, che acquisisce pareri medici specialistici e può prorogare i termini per motivi giustificati; la domanda può essere ritirata in qualsiasi momento.
- Limitazioni sull’uso di risorse sanitarie: Il personale, le strumentazioni e i farmaci del Servizio Sanitario Nazionale non possono essere impiegati per agevolare il proposito di fine vita, fatta eccezione per le competenze del Comitato Nazionale di Valutazione.
- Ruolo dell’autorità giudiziaria: Il parere del Comitato Nazionale di Valutazione è considerato dall’autorità giudiziaria ai fini della non punibilità degli atti connessi al fine vita secondo la sentenza della Corte Costituzionale.
Pare che gli emendamenti al testo potranno essere presentati in commissione entro l’8 luglio. L’obiettivo della maggioranza è portare il testo in aula tra il 15 e il 17 luglio, approvarlo e poi trasmetterlo alla Camera.
Qui potete trovare il testo – come diffuso dalla stampa – del Disegno di Legge
Il ruolo disconosciuto della medicina legale e l’intervento di Simla
Chi abbia nozione della realtà sa per certo che, in questo momento, il compito più gravoso nella valutazione dei casi di domande di morte medicalmente assistita che stanno arrivando in numero notevole all’attenzione delle Aziende Sanitarie, poggia sull’attività delle UO di Medicina Legale territoriali.
Sulla scorta della protezione del nostro patrimonio culturale, la Simla, ha elaborato uno scritto a firma del Presidente Simla Prof. Francesco Introna e del Segretario Dott. Lucio Di Mauro, coadiuvati in questo anche dalla redazione di Simlaweb, che è stato inviato al Ministro della Giustizia On. Carlo Nordio, al Ministro della Salute On. Orazio Schillaci, al Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute On. Marcello Gemmato, a Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia On. Andrea Ostellari, al Presidente della 2° Commissione permanente al Senato Sen. Giulia Buongiorno e al Presidente della 10° Commissione permanente al Senato Sen. Francesco Zaffini, sollecitando a riconoscere alla medicina Legale il ruolo che gli è proprio all’interno dell’istituendo Comitato Nazionale di Valutazione anche in relazione ad una proposta di Legge che sembra davvero presentare alcune criticità fondamentali che nel documento inviato sono state elencate, alle quali la medicina legale potrebbe portare un contributo anche in senso risolutivo.
Qui sotto potete leggere e scaricare il testo della missiva:
Qualche considerazione personale
Mi sia consentito, personalmente, come Franco Marozzi Direttore di Simlaweb di esprimere qualche considerazione su quanto sta accadendo e sul ruolo che la nostra Società Scientifica sta assumendo.
Innanzitutto, sia chiaro che Simla non sta prendendo una posizione di natura etico – deontologica che spinga per considerare il suicidio o la morte medicalmente assistita/o – dipende da come volete chiamarla anche se la differenza semantica è forte – come procedura assolutamente necessaria quale esercizio di un diritto o, al contrario, da aborrire nel rispetto del dono della vita.
Il solo pensiero di fare delle scelte in questo senso da parte del sottoscritto, che ha una educazione scolastica cattolica nel contesto di una famiglia laico – liberale, mi fa tremare le vene ai polsi.
E’ però vero che, se la Corte Costituzionale chiede disperatamente di legiferare in materia, qualcosa pur si deve fare e quello che preoccupa, anche nell’esclusione della medicina legale quale elemento decisorio nel caso specifico, è che le criticità segnalate da Simla – criticità, badate bene, del tutto pratiche connesse ad aspetti fondamentali di natura procedurale – rischiano di complicare vieppiù dolorosi iter che interessano, indipendentemente da come la si pensi, la vita e la salute gravemente turbata di molti cittadini e delle loro famiglie di cui sono testimoni i Colleghi che si stanno occupando di questi casi.
Io credo che il Parlamento della Repubblica, sul tema, possa e debba davvero far meglio con uno sforzo che unisca maggioranza e opposizione nonché credi e visioni del mondo diverse e che la medicina legale possa contribuire in modo decisivo a delimitare cornici e spazi grazie alla nostra cultura ed esperienza.
Il mio è un auspicio e insieme una preghiera perché solo la politica può e deve fornire risposte a cui i tecnici possono dare semplicemente un contributo e nient’altro. Ma se queste risposte non ci sono, sono parziali, apodittiche o lontane dalla realtà delle cose, la politica cessa di funzionare e, insieme al distacco già avvertibile dai cittadini, anche la democrazia scricchiola.
PS. Un avviso ai Colleghi: guardate che queste sono cose fondamentali per tutti e soprattutto per noi perché fanno parte del nostro patrimonio culturale. Pensiamo un po’ meno a noi stessi, alla nostra professione e, in fondo, ai piccoli fastidi quotidiani che da essa derivano, e diamoci da fare perché è il Paese e i suoi cittadini più sofferenti che ce lo chiedono.
