Per le strade di Roma. Delitti e verità nella storia della medicina legale
Nell’avvicinarci al congresso della SIMLA, che si svolgerà a Roma dal 18 al 20 giugno 2026, proponiamo ai nostri lettori una serie di articoli che prende forma come un itinerario tra luoghi e delitti, seguendo le strade della città attraverso i casi che le hanno segnate, dal mondo antico fino alla prima metà del Novecento, alle soglie della medicina legale moderna.
- Per le strade di Roma. Delitti e verità nella storia della medicina legale
- La nuova medicina legale romana
- La stagione di Cesare Gerin
- L’opera di Cesare Gerin
- Una nuova medicina legale per una nuova città
- Il caso Montesi e la medicina legale mediatica
- Roma capitale della medicina legale italiana
È un percorso che può essere seguito anche fisicamente, attraversando luoghi ancora riconoscibili, ma che diventa soprattutto un modo per osservare come, nel tempo, il cadavere sia stato guardato, descritto, interpretato e progressivamente utilizzato come elemento centrale nell’accertamento della verità.
Nel passaggio dall’età antica alla modernità, ciò che si modifica non è soltanto il modo di raccontare la morte, ma il rapporto stesso tra osservazione e conoscenza: si costruisce lentamente uno sguardo medico-legale capace di attribuire al corpo un valore autonomo, non più subordinato alla confessione o al racconto, ma fondato sull’analisi.
Non è un caso che questo percorso si svolga proprio a Roma: la città di Paolo Zacchia, padre della medicina legale, e il luogo in cui, a distanza di oltre quattro secoli dalle sue Quaestiones medico-legales, i medici legali tornano a riunirsi per discutere l’evoluzione e le prospettive della disciplina.
La nuova medicina legale romana
Anche Roma paga profondamente il peso della Seconda guerra mondiale e ne esce trasformata. Cambia il volto della città, cambiano gli ospedali, cambiano i rapporti sociali e con essi cambia anche il ruolo della medicina legale. La capitale che negli anni di Ottolenghi aveva costruito i primi laboratori di polizia scientifica e le grandi strutture universitarie dell’area del Policlinico Umberto I entra ormai in una nuova fase. La Roma degli anni Trenta e del dopoguerra non è più soltanto quella delle pensioni vicine alla stazione, dei grandi delitti passionali e delle identificazioni dattiloscopiche: è una città nella quale la medicina legale entra stabilmente nei tribunali, negli ospedali, nelle assicurazioni sociali, nella medicina del lavoro e nella gestione quotidiana dei conflitti civili e penali.
La crescita urbana, l’aumento del traffico automobilistico, lo sviluppo industriale, l’espansione dell’assistenza sanitaria e il moltiplicarsi delle funzioni dello Stato portano la disciplina a confrontarsi con problemi completamente nuovi. Attorno al Policlinico Umberto I e alla Città Universitaria inaugurata nel 1935 si consolida così una medicina legale sempre più specialistica, chiamata non soltanto a spiegare la morte violenta, ma anche a interpretare il trauma, l’invalidità e il rapporto tra individuo e Stato.
La stagione di Cesare Gerin
In questa trasformazione assume un ruolo centrale la figura di Cesare Gerin. Con Gerin la medicina legale romana si allontana progressivamente dall’immagine quasi ottocentesca del medico chiamato soltanto davanti al cadavere e assume il volto di una disciplina moderna, inserita stabilmente nella vita sanitaria e giudiziaria del paese. Le aule del Policlinico, le sale settorie, i laboratori universitari e le consulenze richieste dai magistrati diventano parte di un sistema molto più ampio rispetto a quello costruito nei primi anni della polizia scientifica.
È in questi anni che prende forma anche il nuovo Istituto di Medicina Legale di Viale Regina Elena. Il complesso viene progettato nel 1953 dall’architetto Massimo Castellazzi nel quadrante sud-est della Città Universitaria, nell’area compresa tra via Cesare De Lollis, viale Regina Elena e piazzale del Verano. La realizzazione, affidata al Genio Civile e sviluppata nell’arco di quasi vent’anni, vede un coinvolgimento diretto dello stesso Gerin, che contribuisce a immaginare spazi adeguati ai nuovi orientamenti scientifici, didattici e sociali della disciplina. Non più soltanto sale autoptiche, ma laboratori specialistici, ambulatori clinici per accertamenti medico-legali, aule universitarie, biblioteca e strutture didattiche integrate in un unico organismo moderno. Accanto all’Istituto trova posto anche il nuovo obitorio comunale, sostenuto economicamente dal Comune di Roma, ulteriore segno del ruolo ormai centrale assunto dalla medicina legale nella vita amministrativa e sanitaria della capitale.
All’interno dell’Istituto il Gerin sviluppa una grande sala settoria, numerosi laboratori con interesse specialmente per la tossicologia e, con concezione rivoluzionaria per l’epoca e ancora oggi elemento di straordinaria visione mai ripetuto nell’ambito della storia della medicina legale italiana, un reparto di riabilitazione psicomotoria e un reparto di degenza, spostando la disciplina da un fronte, in epoca precedente, prevalentemente legato all’anatomia patologica, a quello clinico – laboratoristico.
L’opera di Cesare Gerin
Cesare Gerin, rimane una delle figure più eminenti della storia della medicina legale italiana. Nato a Trieste il 6 ottobre 1906, si laurea a Bologna nel 1930, si specializza dapprima in radiologia e incomincia a lavorare presso l’Istituto di medicina legale dell’ateneo felsineo conseguendo la libera docenza in medicina legale e infortunistica nel 1935.
Si trasferisce a Roma dove la sua attività di docente in medicina viene coronata dal titolo di professore straordinario di medicina legale che esercita a Bari a partire dal 1947. Ritorna a Roma nel 1950 con il titolo di professore ordinario diventando poi direttore della scuola di specializzazione.
Come studioso i suoi ambiti di ricerca dal punto di vista delle pubblicazioni spaziarono in numerosi campi della medicina legale: dalla radiologia, alla tossicologia, alla psicopatologia forense ,alla patologia forense particolarmente sul tema dell’annegamento.
Il contributo del Gerin nello studio del danno a persona
Il maggiore contributo del Gerin alla medicina legale italiana fu senz’altro quella nel campo della valutazione del danno a persona.
Come scrive l’Armocida nella voce da lui scritta sul Gerin nel Dizionario Biografico degli italiani dell’Enciclopedia Treccani (2000):
“Prezioso fu il contributo che recò ai criteri di valutazione del danno alla persona in responsabilità civile (La valutazione medico-legale del danno alla persona in responsabilità civile, in Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, s. 6, XL [1953], pp. 371-424), basato sulla considerazione del carattere primario della alterata funzione: dal momento che ogni stato o processo invalidante determina una limitazione della validità, cioè una riduzione della efficienza fisica e psichica, e poiché gli uomini hanno anche un valore economico, il danno alla persona va valutato sia in riferimento alla validità quale aspetto umano generico e comune, sia all’attività lavorativa effettivamente esercitata. Tale proposta, fondata sull’esame clinico e sulla valutazione medico-legale di migliaia di soggetti vittime di sinistri, rivoluzionaria in campo specialistico, sembrava invadere un ambito di stretta pertinenza giuridica; divenne presto chiaro, tuttavia, che essa costituì l’avvio di un lungo e travagliato dibattito che sfociò nella collaborazione tra medici, giuristi, operatori del diritto, attuari ed economisti. Al convegno di Roma sul tema “L’apprezzamento della validità e della invalidità in rapporto al valore economico dell’uomo” il G. presentò la relazione La valutazione medico-legale della invalidità e della incapacità lavorativa in responsabilità civile, pubblicata in Zacchia, s. 3, VI (1970), pp. 467-494. Secondo le vedute del G. il bene della salute costituisce un diritto primario e assoluto e il danno alla persona ha rilevanza giuridica soprattutto perché limita il libero espandersi della vita sociale. In sede medico-legale il concetto di danno si identifica con quello di alterata funzionalità da cui derivano una alterata attività individuale e una disfunzione sociale, tanto che in assenza di una modificazione di funzione in senso peggiorativo, indipendentemente dal rapporto giuridico originato dalla fattispecie, il danno alla persona è privo di interesse medico-legale. Il risarcimento deve comprendere il danno biologico, inteso come menomazione dell’integrità psicofisica incidente su tutta la dimensione dell’uomo (e dei vari aspetti del danno biologico aveva già avuto modo di occuparsi: Il danno estetico nei suoi riflessi medico-legali, in Mercurio, III [1946], 25-26, pp. 89-100; Il danno estetico.Lineamenti di una trattatistica medico-legale, in Archivio penale, III [1947], 1, pp. 90-111; La valutazione medico-legale del danno alla persona da menomazione dell’apparato urinario, in Rassegna clinico-scientifica, XXXIX [1963], pp. 210-215; Aspetti medico-legali delle lesioni del bacino, in Zacchia, s. 3, IV [1968], pp. 1-16), ma anche le conseguenze che incidono sull’attitudine a produrre reddito. Ogni modificazione peggiorativa della validità della persona costituisce un danno patrimoniale risarcibile indipendentemente dall’attività produttiva svolta, ma poiché il valore economico deve essere valutato soprattutto tenendo conto delle forze naturali dell’uomo nell’ambito delle attività lavorative che rappresentano la fonte principale del suo guadagno, il valore stesso va considerato in rapporto alla professione esercitata. Il valore economico, conseguentemente, si basa su tre elementi fondamentali: efficienza psico-fisica, attività lavorativa svolta, guadagno; e le valutazioni medico-legali del danno, quindi, devono essere due: una in riferimento allo stato di validità o di salute, che considera cioè ogni uomo sullo stesso piano e può essere espressa in valori percentuali rapportati al significato e al valore fisiologico dei diversi organi e apparati, l’altra in riferimento all’attività svolta ed espressa in termini qualitativi. La correttezza e l’applicabilità della concezione del G. furono dimostrate e sancite dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 88 del 26 luglio 1979, che rappresentò di fatto il riconoscimento del valore del suo contributo.
“Il G. tornò a precisare in ampia retrospettiva il significato della sua opera nell’articolo La valutazione medico-legale del danno alla persona in responsabilità civile dalle giornate triestine del 1952 all’incontro pisano del 1986, pubblicato in Rivista italiana di medicina legale, VIII (1986), pp. 287-297, e nel volume La valutazione medico-legale del danno alla persona in responsabilità civile, edito a Milano nel 1987, sintesi di tutti i suoi studi sull’argomento.”Il G. tornò a precisare in ampia retrospettiva il significato della sua opera nell’articolo La valutazione medico-legale del danno alla persona in responsabilità civile dalle giornate triestine del 1952 all’incontro pisano del 1986, pubblicato in Rivista italiana di medicina legale, VIII (1986), pp. 287-297, e nel volume La valutazione medico-legale del danno alla persona in responsabilità civile, edito a Milano nel 1987, sintesi di tutti i suoi studi sull’argomento”.
Una nuova medicina legale per una nuova città
Anche il rapporto con la città cambia. La Roma che Gerin attraversa quotidianamente è ormai una capitale moderna: i grandi assi viari del regime fascista hanno modificato il tessuto urbano; il traffico automobilistico produce nuove forme di lesività; gli infortuni sul lavoro e gli incidenti stradali diventano temi sempre più frequenti nelle consulenze medico-legali. Accanto agli omicidi compaiono nuovi problemi: valutazione del danno alla persona, accertamento delle invalidità, medicina previdenziale, ed altro ancora.
La stessa autopsia cambia funzione. Non è più soltanto il momento centrale dell’indagine criminale, ma diventa uno strumento diagnostico, epidemiologico e ospedaliero. La medicina legale entra stabilmente nella pratica clinica moderna e il medico legale viene chiamato a dialogare sempre più spesso con chirurghi, psichiatri, radiologi e magistrati. È una trasformazione silenziosa ma profonda, che modifica anche il modo di insegnare la disciplina nelle università romane.
In questi anni Roma continua naturalmente a essere attraversata da casi criminali destinati a colpire l’opinione pubblica, ma il centro della scena si sposta progressivamente dalla semplice cronaca nera alla capacità della medicina legale di interpretare fenomeni complessi della società contemporanea. Il medico legale non è più soltanto colui che descrive una ferita o identifica un cadavere: diventa il consulente tecnico chiamato a ricostruire responsabilità, comportamenti, condizioni psichiche, capacità lavorative e conseguenze permanenti del trauma.
Il caso Montesi e la medicina legale mediatica

In questi stessi anni cambia anche il rapporto tra cronaca nera, opinione pubblica e medicina legale. I grandi casi del dopoguerra non si consumano più soltanto nelle pensioni anonime o negli alberghi della Roma umbertina, ma diventano eventi mediatici nazionali nei quali accertamenti medico-legali, stampa e politica finiscono per intrecciarsi continuamente. Emblematico è il caso di Wilma Montesi, il cui corpo viene ritrovato nel 1953 sulla spiaggia di Torvaianica.

Attorno alla morte della giovane si sviluppa uno dei più grandi scandali italiani del dopoguerra, nel quale finiscono per intrecciarsi magistratura, stampa, ambienti mondani e potere politico.
Autopsie, interpretazione delle lesioni, tempi della morte e ipotesi tossicologiche vengono discussi quotidianamente sulla stampa, trasformando il medico legale in una figura ormai esposta direttamente al confronto mediatico e sociale.
La Roma di Gerin non è più soltanto la città nella quale si consolida la prova scientifica: è la città nella quale la medicina legale entra definitivamente nello spazio pubblico del Novecento.
Roma capitale della medicina legale italiana
È probabilmente questo il vero passaggio che distingue la stagione di Gerin dalla Roma di Ottolenghi. Con Ottolenghi la medicina legale romana aveva contribuito alla nascita della prova scientifica moderna; con Gerin la disciplina entra invece pienamente nella società del Novecento, accompagnando le trasformazioni della città, della medicina e della giustizia.
To be continued
