Terminato il Congresso Nazionale della di Simla personalmente mi pare corretto riordinare le idee sul presente e il futuro della medicina legale con particolare interesse al contesto nazionale.
- The Future of Forensic Science
- Il saggio del Ferrara
- Magari meno autoreferenziale
- Peculiarità della medicina legale italiana
- L’affaire della morte improvvisa
- Questione di numeri
- Questione di formazione
- Giusto? Sbagliato?
- Le pubblicazioni scientifiche nel panorama attuale della ricerca medica
- Delirio bibliometrico?
- “Dubbio” : il confine della validità della ricerca in ambito giuridico-processuale
- Non medici legali per caso
- Vecchiaia, futuro e presente
The Future of Forensic Science
Uno spunto ce lo fornisce una special issue di una rivista internazionale (Forensic Science Research), “open access” di editore cinese intitolata “The Future of Forensic Science” che raccoglie una serie di brevi e interessanti saggi sull’argomento (cliccando qui potete scaricare tutti gli articoli contenuti nella pubblicazione).
La pubblicazione, che vede gli interventi di prestigiosi studiosi, medico legali e non, italiani e stranieri, è coordinata da Santo Davide Ferrara, Professore Emerito di Medicina Legale dell’Università di Padova che è anche l’autore del saggio di apertura: Quo Vadis Forensic Science? (cliccando qui potete leggere e scaricare l’articolo originale) che, peraltro, trae spunto da un precedente lavoro dello stesso Autore pubblicato recentemente su Forensic Science International (Ferrara SD. A NEW WAY BACK TO AN ARTIFICIAL FUTURE for BioMedicoLegal and Forensic Sciences. Forensic Sci Int. 2025 May;370:112458. doi: 10.1016/j.forsciint.2025.112458. Epub 2025 Apr 2. PMID: 40194344).
Il saggio del Ferrara
Definire “poderoso” lo scritto del Ferrara è forse dir poco perché tratteggia con una complessità lessicale forse eccessiva per l’argomento e per un lettore medio pur dotato di una buona cultura generale come, ad esempio, il sottoscritto, una traccia importante nella prospettazione di un futuro della nostra disciplina su cui val la pena meditare.
Se dovessimo operare una sintesi dell’articolo si potrebbe dire che lo stesso si configura come un editoriale programmatico e metascientifico sul destino delle scienze forensi nel contesto della transizione digitale, dell’espansione dell’intelligenza artificiale e della progressiva riconfigurazione epistemologica delle discipline bio-medico-legali. L’interrogativo “Quo vadis forensic science?” non viene trattato come mera domanda retorica, ma come dispositivo critico attraverso cui interrogare identità, autonomia, dipendenze epistemiche e finalità etico-sociali delle forensic sciences contemporanee.
L’autore individua una crisi strutturale della medicina legale e delle scienze forensi, dovuta alla frammentazione iperspecialistica, alla subordinazione crescente verso biomedicina, genomica, tossicologia, imaging, radiomica e scienze omiche, nonché alla pressione trasformativa dell’intelligenza artificiale, capace di ridisegnare sia la produzione della prova sia il profilo professionale dell’esperto forense.
In cocnlusione, ma davvero rimando alla lettura completa del breve saggio per avere un panorama del dire del Ferrara più allargato, il documento sostiene che le scienze forensi potranno sopravvivere alla loro crisi identitaria solo recuperando una unità transdisciplinare del sapere, capace di integrare scienza sperimentale, filosofia, diritto, etica, umanesimo e tecnologie avanzate. Il futuro delle forensic sciences non consisterà, quindi, nella semplice resistenza alla digitalizzazione né nella passiva assimilazione all’intelligenza artificiale, ma nella costruzione di una nuova identità epistemica: il forensic expert come garante del dubbio, interprete della complessità probatoria e custode della dignità umana nell’età della prova algoritmica.
Qui potete leggere e scaricare la traduzione in italiano dell’articolo del Prof. Ferrara
(NB la traduzione è stata ottenuta attraverso l’utilizzo di AI anche se ovviamente di eventuali misinterpretazioni del testo originale mi ritengo direttamente responsabile).
Ritornando al contenuto dello scritto, certamente non si può non essere d’accordo, soprattutto con le asserzioni del Ferrara sul “dubbio”, che da un lato diventano un monito comportamentale, dall’altro configurano un orizzonte futuribile – siamo ben lontani, comunque, allo stato dal suo raggiungimento – dove l’apporto del medico legale (che forse non è la stessa cosa dello scienziato forense almeno nel nostro contesto nazionale) assurge ad un nuovo ed importante ruolo di garanzia per il sistema giuridico.
Tutto bene allora?
Magari meno autoreferenziale
Relativamente perché qualche deduzione non propriamente positiva – naturalmente in un contesto di un dibattito libero e aperto – non può non essere eseguita soprattutto tenendo conto che criticare uno scritto è del tutto lecito riservando all’autore la possibilità di replica.
Una di queste è quella relativa al linguaggio a parer mio così complesso e involuto da svuotare un contenuto anche alto che si perde tra mille citazioni che condiscono lo scritto di un’autoreferenzialità di nessuna portata conoscitiva reale. Quotations OK ma con un minimo di giudizio perché mettere in un frullatore Cicerone, Wagner, Dostojevskij, Cartesio, D’Alambert, Adorno e tanti, tanti altri mi par segno solo di sfoggio di cultura più da Trivial Pursuit che da articolo scientifico.
La seconda è quella di una discesa sulla terra da un empireo culturale che è vero si muove su binari celesti irraggiungibili per i comuni mortali ma che dimentica però un’attuale situazione della scienza medica e della medicina legale mondiale ed italiana davvero diversa.
Cominciamo col porci un quesito anche nel mio ruolo di Vicepresidente della Società Scientifica Nazionale. Cosa è stata e cosa è oggi la medicina legale in questo Paese.
Peculiarità della medicina legale italiana
Ci riferiamo ad una tradizione alta che si è incarnata in una serie di Maestri riconosciuti (ne cito alcuni tutti ovviamente deceduti per non far torto a nessun vivente). Sto parlando di Cazzaniga, Gerin, Franchini, Bargagna, Barni, Fiori, la cui opera principale si è tradotta in un’azione sinergica tra Medicina e Diritto che ha lasciato un’impronta indelebile determinando assetti nuovi e anche rivoluzionari nell’ambito di un sistema giuridico del tutto lontano dalle scienze forensi.
Mi sto riferendo ad argomenti quali: risarcimento del danno, medicina sociale e assicurativa, responsabilità professionale medica. Non che i suddetti Maestri non abbiano studiato e scritto su altri capitoli della nostra disciplina più in rapporto con quello che sembra essere l’intera puntualizzazione del Prof. Ferrara sulle scienze forensi. Ma la medicina legale italiana ha questa tradizione e questa storia che rischia di essere messa in pericolo da derive che vedremo meglio di sottolineare più oltre, che vanno ad intaccare la stessa essenza della disciplina.
L’affaire della morte improvvisa
Propongo un esempio da vecchio medico-legale. Se si parla di “morte improvvisa” – a cui è dedicata una sezione della special issue – o comunque di morte cosiddetta “sospetta” (ad esempio il cosiddetto “rinvenuto cadavere”) per noi medici legali, nella pratica da insegnare a studenti o specializzandi, l’obbiettivo è quello di giungere ad un procedimento diagnostico che escluda l’intervento di lesività esogene – possibilmente foriere di un reato – nel determinismo della morte. Questo è il nostro primario compito. Ma tutto ciò va scolpito nella pietra rispetto ad altre assai più fini connotazioni cliniche, a cui possiamo certo contribuire soprattutto sotto il profilo casistico, ma in cui la cardio-patologia ha un ruolo ancillare rispetto al significato operativo di noi medici-legali. Stiamo parlando di due prospettive culturali completamente diverse ed è questo che deve essere sottolineato con orgoglio e non con un manifesto senso di inferiorità.
E allora, nella conservazione dell’identità, ricordiamoci che la medicina legale, oggi, al di là delle connotazioni “omiche” è un pilastro del sistema regolatorio di ogni condizione attenente al diritto e alla Legge in rapporto con la salute e la morte dell’uomo.
Questione di numeri
Dal punto di vista epidemiologico, se si vuol dire così, la locuzione “forensic science” copre una piccola, piccolissima parte dell’azione del medico legale italiano impegnata quotidianamente nel disegnare il destino di milioni di concittadini richiedenti pensioni, indennizzi da infortuni sul lavoro, assistenza sociale, governance del rischio ospedaliero, valutazione del danno e suo risarcimento, attribuzione di responsabilità professionale medica, verifica sull’accertamento della morte e sulle condizioni ostative per la eventuale messa in opera di suicidio medicalmente assistito, attribuzione di patenti e porto d’armi. Ed è inutile nasconderlo: tutte queste operatività rappresentano l’assetto formativo, almeno fino ad oggi, più rilevante per tutti gli studenti di medicina nei corsi universitari.
Non pigliatela come una bestemmia ma domandiamoci: per un medico è più rilevante conoscere l’importanza nella corretta redazione di un “certificato medico” o identificare la vitalità di un solco in un impiccato?
Questione di formazione
E, allora, a questo punto giusto è cavalcare i sentieri della scienza ma è imperativo non dimenticare la tradizione di un’unitarietà della disciplina per non ridurla ad un ristretto ambito qualificato incastonato, peraltro, in altre discipline e specializzazioni (anatomia patologica, genetica, farmacologia, psichiatria, chimica ecc…). Agendo in questo modo e restringendo, quindi, l’apporto didattico, di studio e di ricerca alle sole scienze forensi non si rischia di elidere il corpus del nostro sapere medico-legale lasciando a giuristi non medici gli altri insegnamenti? E’ davvero questa la volontà del sistema? Per alcuni oggi la risposta potrebbe anche essere positiva.
E’ una scelta. E’ una scelta, peraltro, già avvenuta. Se la Prof.ssa Cattaneo, una delle più eminenti, forse, addirittura, la più eminente ricercatrice nell’ambito delle scienze forensi italiane, ha scritto, assolutamente in modo corretto, l’anno scorso al CD SIMLA che non si sentiva di contribuire all’elaborazione di un editoriale sulla Rivista Italiana di Medicina Legale che celebrava la pubblicazione prima tra le Società Scientifiche di una buona pratica clinica riguardante la valutazione del danno in quanto si sentiva incompetente nella specifica materia, vuol dire che uno dei massimi docenti della disciplina non risponde più alle caratteristiche classiche di insegnamento della stessa e, quindi, fa parte di un mondo disconnesso dalla tradizione.
Giusto? Sbagliato?
Capisco che in un contesto internazionale nel quale si situa l’articolo del Prof. Ferrara questa domanda può apparire irrilevante ma, se dobbiamo farci delle domande (“Quo vadis?”) è corretto o no interrogarsi su questo?
Come è corretto o no se ci interroghiamo su cos’è oggi la ricerca medica in genere e la rilevanza che questo tipo di ricerca ha sulla nostra disciplina?
Si è detto della singolarità della medicina legale italiana nelle sue due anime (forensic science e quella legata alla componente legislativo giuridica) ma dalla riforma Gelmini in poi l’applicazione di studio sulla seconda non dà più alcuna qualificazione per giungere ad una docenza universitaria. Lo sappiamo bene e quindi stiamo creando una generazione di docenti che hanno escluso dal loro curriculum di ricerca tutta la tradizionale medicina legale posta al di fuori delle scienze forensi. L’approfondimento su tematiche tradizionaliste non conta dal punto di vista concorsuale anche se poi, a livello di programma didattico universitario, sappiamo quanto rilevanti siano per il medico in formazione.
Le pubblicazioni scientifiche nel panorama attuale della ricerca medica
Tutto questo in più in un contesto nel quale negli ultimi 10 o 20 anni, la ricerca medica diffusa attraverso le pubblicazioni scientifiche, ha subito un’autentica rivoluzione copernicana stante l’aumento siderale del numero delle riviste, ormai edite solo on line e l’enormità degli scritti che vengono prodotti che servono sì ad aumentare il sapere generale ma sono anche funzionali ad interessi accademici legati ad una produttività che, da un lato alimenta finanziamenti pubblici o privati, dall’altro rappresenta l’unico metodo per qualificarsi come docenti attraverso i complicati meccanismi legati all’Impact Factor.
Pensate che i ricavi calcolati nell’ambito dell’editoria della ricerca scientifica nel 2010 (quindi 15 anni or sono) sono stati calcolati pari a 19 miliardi di dollari e che che le riviste open access nel 2002 erano 22 e nel 2023 sono diventate 17000.
Pensate, ancora, che ogni anno nascono più di 2000 riviste open access e che nella maggior di queste, come quella su cui è stato pubblicato l’articolo del Prof. Ferrara, il prezzo richiesto per le spese di revisione e di pubblicazione varia tra i 1000 e i 10000 dollari denari spesi anche a discapito delle reali necessità materiali della ricerca in cui, ad esempio in Italia, il “pubblico” interviene direttamente – ovvero spesso siamo noi che paghiamo per far pubblicare i nostri “scientist” (cfr. Booth CM, Ross JS, Detsky AS. The Changing Medical Publishing Industry: Economics, Expansion, and Equity. J Gen Intern Med. 2023 Nov;38(14):3242-3246. doi: 10.1007/s11606-023-08307-z. Epub 2023 Jul 12. PMID: 37438644; PMCID: PMC10651592).
Certo ci sono sacche di resistenza che si ispirano alla San Francisco Declaration on Research Assessment (vai al sito https://sfdora.org) a cui appartengono anche alcune Società Scientifiche Internazionali ad esempio The European Society of Medicine che ha deciso di pubblicare una sua rivista (The Medical Research Archive) priva di Impact Factor.
Delirio bibliometrico?
Questo delirio bibliometrico, sono personalmente affezionato a questa denominazione e me ne scuso, può essere così facilmente esemplificato.
Dati SCOPUS sulla produzione delle Prof.sse Cristina Basso e Cristina Cattaneo, due ricercatrici estremamente note nel nostro settore scelte per questa mia esemplificazione, da un lato, per questioni di genere per evidenziare il ruolo rilevante delle donne nella ricerca, dall’altro perché sono entrambe firmatarie di un articolo nella special issue di cui stiamo discutendo. Negli anni 2023, 2024 e 2025 la Prof.ssa Basso ha pubblicato un totale di 125 lavori scientifici ovvero una media di ca. 42 all’anno quindi un lavoro ogni 9 giorni (compresi i festivi e le vacanze); nello stesso periodo la Prof.ssa Cattaneo ha pubblicato 85 lavori con una media annuale di 28 pubblicazioni all’anno ovvero una media di un lavoro scientifico ogni 13 giorni.
Che significa tutto ciò nell’ambito della ricerca medica?
Non so e non voglio rispondere per mera ignoranza del sistema – che francamente mi par incomprensibile – anche se, come ho già detto, sono molti, anche in ambienti strettamente scientifici, che si pongono interrogativi sul punto.
Come non voglio entrare in una polemica su come vengono utilizzati i risultati della ricerca in ambito concorsuale. Sono problemi dell’Accademia che se vuole li risolverà. Altrimenti ci si accontenterà dello status quo. Se si vuol sapere come la penso vi rimando ad un mio precedente articolo sulla necessità del cambiamento.
“Dubbio” : il confine della validità della ricerca in ambito giuridico-processuale
Ma torno alla nostra disciplina e mi interrogo, seguendo la linea del prof. Ferrara, sul tema del dubbio che è certamente la porzione più importante, almeno a giudizio del sottoscritto, che viene messa in evidenza nel suo breve saggio.
Ora il “dubbio” che non ci può non sfiorare oggi è contraddistinto da due dimensioni distinte:
- Che rilevanza ha nel classificare l’expertise di un consulente o di un perito questa massificazione bibliografica. E’ vero che il Giudice dovrebbe essere il “gate keeper” della prova scientifica (Daubert docet) ma è altresì vero che l’esperto si qualifica attraverso il proprio lavoro e l’etichetta di “massimo” esperto può derivare da titoli accademici connessi oggi ad una produzione bibliometrica scientifica incontrollata ed incontrollabile soprattutto per ciò che riguarda la numerosità delle pubblicazioni. Quindi la credibilità del perito o consulente in ambito giudiziario sembrerebbe legata a classifiche e non ad attestazioni applicative reali dimostrate dal suo dire. Per stare su di un piano tipo evangelico messianico si potrebbe dire: “E la sua fama lo precedeva”.
E lo sanno tutti che questo accade soprattutto nei processi penali. - Qual è il confine realmente tracciato per cui l’assunto scientifico derivato dalla letteratura di settore soprattutto nel processo penale, assume forma di prova. Non certo il numero di pubblicazioni sull’argomento. Perché, ci si domanda, nella nostra disciplina non emergono con rilevanza lavori metanalitici? Ce lo siamo mai chiesti? Forse perché le nostre ricerche sono spesso inconcludenti? Forse perché in miriadi di lavori si parla frequentemente di “studi preliminari” che non vengono portati a termine? Forse perché è difficile per tutti ammettere che la forza della statistica abbatte risultati appena accennati e mai definitivi? E in questo sì siamo diversi dalla clinica dove la forza dei numeri e della sperimentazione – per noi oggettivamente impossibile – è reale.
Non medici legali per caso
E aggiungo. Attenzione non è che siamo medici LEGALI per caso. Perché ci dobbiamo ricordare che siamo obbligati a difendere per nostra essenza principi etici, deontologici e giuridici in ogni fase della nostra attività e più sali di grado come formatore di giovani e come interprete scientifico, più il messaggio che trasmetti deve arrivare “forte e chiaro”.
Vecchiaia, futuro e presente
E’ vero che, come spera il Prof. Ferrara, tra qualche anno tutto ciò verrà superato da una tecnologia nuova e di massiva rilevanza che il medico legale dovrà forzatamente controllare diventando a sua volta “gate keeper” e preservatore e controllore del dubbio. Ma perché, se parliamo, del dove andiamo, allora tralasciamo un presente che è ora, adesso e non cerchiamo di muoverci nell’ottica della considerazione di cosa è realmente oggi la medicina legale, soprattutto quella italiana con le sue enormi contraddizioni ma con il suo passato glorioso e la sua forte e predominante azione quotidiana nella vita del Paese.
Se vogliamo fare un elenco dei problemi non c’è che l’imbarazzo della scelta: il calo delle richieste autoptiche, una nuova organizzazione per hub che diventino centri di eccellenza per le scienze forensi, la determinazione dei requisiti minimi per l’esecuzione dell’autopsia giudiziaria, una selezione più corretta del personale docente, l’immenso tema dell’applicazione della nuova Legge sulla disabilità, le tematiche del fine vita e del suicidio medicalmente assistito, una nuova concezione del risarcimento del danno. E mi fermo qui perché potrei continuare sottolineando però che SIMLA, su questi argomenti, sta cercando di lavorare in mezzo a mille difficoltà soprattutto create dalla richiesta di un impegno massiccio che pochi vogliono fornire.
È affascinante che un vecchio come il Prof. Ferrara, che ringrazio per la sua passione nella voglia di voler ancora scrivere su questi temi e di avermi dato la possibilità di scrivere queste righe, abbia di voglia immaginare il futuro. Anch’io sono vecchio – lo sono, lo sono – e vorrei a lui ricordare – umilmente, con il capo coperto di cenere e i cenci del “mob, della plebe, del campesino” medico-legale, che si può anche volare più basso perché, intanto, il futuro è ora ed è un dovere imprescindibile affrontarlo per i giovani incamminati sulle strade che abbiamo battuto anche per quelli come noi che non abbiamo più l’età (mi astengo dal citare Gigliola Cinguetti perché ovviamente farei brutta figura ma scusatemi se mi è scappata).
