Bernard Spilsbury e la morte nel villaggio
Puntata 1 – Nulla fuori posto
Un villaggio tranquillo. Un avvocato rispettabile. Una moglie che si ammala e muore. A volte, la normalità è solo una buona messa in scena.
Un villaggio alla St Mary Mead
Hay-on-Wye, al confine tra Inghilterra e Galles, è un piccolo centro tranquillo, dove ognuno conosce la vita dell’altro. Inizi del 1921. Le conseguenze della guerra sono ancora visibili ma il paese cerca stabilità. Le famiglie si ritrovano la domenica a messa, i tè pomeridiani si consumano nei giardini ben curati, la gerarchia sociale è chiara: medici, avvocati, commercianti, poi la gente comune. Nulla che faccia pensare al crimine. Il tipo di posto che Miss Marple avrebbe definito “sicuro, ma non troppo”.
Tra i professionisti più noti c’è Herbert Rowse Armstrong, avvocato di mezza età, impeccabile nei modi, preciso, ritenuto da tutti una persona affidabile. Vive con la moglie Katherine nella villa di Mayfield, poco fuori dal centro: una residenza elegante, circondata da un giardino curato con grande passione. Per mantenerlo in perfetto ordine, Armstrong acquista regolarmente arsenico per disinfestare le erbacce. Forse troppo regolarmente. Eppure, all’apparenza, nulla sembra fuori posto.
La lunga malattia di Katherine
Herbert Rowse Armstrong è parte dell’arredo. Avvocato di successo, noto per il suo modo gentile e le camicie sempre ben stirate. Frequenta il golf club, presiede comitati civici, è il tipo d’uomo che nessuno pensa di mettere in discussione. Neppure quando sua moglie inizia ad ammalarsi.
Katherine Armstrong peggiora lentamente. Insonnia, tremori, debolezza. A volte nausea, a volte strane crisi. Herbert la accudisce con dedizione. I medici parlano di esaurimento nervoso. Le visite si fanno sempre più frequenti, la cura sempre più attenta. Armstrong è presente, organizza le terapie, scrive ai dottori, dà istruzioni al personale. La comunità osserva e si commuove.
Fino a quando, il 22 febbraio 1921 Katharine muore.
A certificare la morte è il dottor Hincks, che ha seguito la paziente negli ultimi mesi. Parla di una lunga malattia, forse degenerativa. Nulla di sospetto, almeno all’apparenza. Ma qualcosa rimane incollato alla mente di chi l’ha assistita. Una sensazione. Un disagio. I miglioramenti improvvisi, seguiti da ricadute violente. Le medicine portate da Armstrong, che la donna prendeva solo quando glielo chiedeva lui. In fondo, nulla di concreto.
La disputa con Oswald Martin
Dopo la morte della moglie Katherine, il maggiore Herbert Rowse Armstrong si trova coinvolto in una disputa commerciale con un concorrente, Oswald Martin. La trattativa non va come sperato e Armstrong teme di dover restituire una caparra ricevuta tempo prima.
Il 26 ottobre 1921 invita Martin a prendere il tè a casa sua, accogliendolo con grande cortesia e offrendo pasticcini. Sorprendentemente, durante l’incontro non accenna mai alla questione d’affari. Quando Martin lascia l’abitazione, è più che altro stupito dall’assenza di qualsiasi discussione sul problema che li ha messi in contrasto.
Un’ora dopo, però, Martin inizia ad avvertire un dolore sordo allo stomaco, seguito da nausea, vomito, sudorazione profusa e tachicardia. Verso le 21:15 è piegato in due dal dolore e costretto a rimanere in bagno. Il medico, visitandolo il giorno seguente, diagnostica un attacco biliare da mancanza di esercizio fisico e superlavoro.
La situazione pare migliorare nei giorni seguenti, tanto che il 1° novembre Martin torna al lavoro. Armstrong si mostra attento e premuroso, informandosi più volte sul suo stato di salute.
Il sospetto del farmacista
Un episodio inatteso fa però cambiare direzione alla storia: il suocero di Martin, John Davies, farmacista, è lo stesso uomo che ha venduto arsenico ad Armstrong. Venuto a sapere della malattia del genero e conoscendo le tensioni con Armstrong, Davies si reca subito dal dottor Hincks, medico di fiducia di Martin, confidandogli i propri sospetti. Hincks resta però dubbioso.
Intanto Davies si premura di mettere in guardia il genero e la figlia, consigliando loro di non accettare più inviti a casa di Armstrong né doni da parte sua. In quella circostanza, i Martin gli raccontarono di aver ricevuto, il 20 settembre, una scatola di cioccolatini Fuller’s. Il pacco, di cui il timbro postale era poco leggibile, sembrava essere stato aperto e richiuso in modo approssimativo.
In un primo momento ne avevano mangiati solo un paio, per poi riporli. L’8 ottobre li avevano offerti durante una cena di famiglia e, quella stessa notte, una degli ospiti era stata colta dagli stessi disturbi di Martin, ricevendo la stessa diagnosi di “attacco biliare”. Fortunatamente la scatola era ancora conservata, con i cioccolatini superstiti.
Davies torna da Hincks con il pacco sotto braccio. Nessuno dei due ha esperienza diretta di tossicologia ma, consultando i testi di riferimento, riconoscono nei sintomi un quadro compatibile con avvelenamento da arsenico. Raccolgono anche un campione di urine di Martin e inviano entrambi i reperti a John Webster, chimico analista dell’Home Office.
La perizia di Webster
Dopo un mese di attesa, il 3 dicembre arriva il responso: nelle urine di Martin è presente arsenico in quantità superiore alla norma (1/33 di grano), mentre due dei cioccolatini risultano manomessi e contengono ciascuno oltre 2 grani di arsenico, una dose letale per la maggior parte degli adulti.
A questo punto, l’attenzione degli inquirenti si sposta sulla morte della moglie di Armstrong, avvenuta l’anno precedente. Il procuratore Archibald Bodkin consulta il dottor William Willcox, il più esperto tossicologo del Home Office. Esaminata la documentazione clinica, Willcox conclude che Katherine Armstrong è certamente morta per avvelenamento acuto da arsenico.
Ora si tratta di dimostrarlo e per questo serve l’intervento di Bernard Spislbury.
Nella prossima puntata: Il veleno come metodo
Spilsbury entra in scena: riesumazione, analisi e la caccia alle tracce invisibili dell’arsenico. La scienza forense è pronta a rivelare ciò che si celava dietro una morte solo apparentemente naturale.
