Il dottor Crippen e il cadavere senza volto – parte 3

Dal banco degli imputati alle colonne della stampa: il processo Crippen, un evento mediatico senza precedenti. Come Bernard Spilsbury e la medicina legale cambiarono per sempre il modo di raccontare il crimine.
Londra, ottobre 1910.
Nel tribunale di Old Bailey si apre il processo più atteso dell’anno: Hawley Harvey Crippen è alla sbarra con l’accusa di aver ucciso la moglie Cora, alias Belle Elmore. La città trattiene il respiro. I giornali sparano titoli a nove colonne, la fila per entrare in aula si snoda lungo il marciapiede. Il caso ha tutto: una diva scomparsa, un corpo mutilato, un veleno raro, una fuga in mare e un arresto clamoroso.
A guidare l’accusa è Richard Muir KC, avvocato di grande reputazione, noto per il rigore con cui studia ogni dettaglio e per il piglio che sfodera in aula. È stato lui a insistere sulla pista del pigiama ritrovato nella fossa, un modello prodotto tra il 1908 e il 1909 e acquistato da Crippen. Quel particolare brucia una delle carte principali della difesa, secondo cui il cadavere poteva essere stato sepolto prima che Crippen prendesse in affitto la casa di Hilldrop Crescent.
A rappresentare Crippen è Arthur Newton, avvocato scaltro e noto alla stampa per aver difeso Oscar Wilde e per aver ottenuto, contro ogni prognostico, l’assoluzione di Robert Wood nel celebre caso dell’omicidio di Camden Town.
L’aula si infiamma quando sul banco dei testimoni sale il dottor Augustus Pepper, patologo dell’Home Office. La sua esperienza non è in discussione. Spiega alla giuria che i resti appartengono a un adulto, che la dissezione richiede conoscenze anatomiche e che la sepoltura è avvenuta poco dopo la morte. Mostra ai giurati il lembo cutaneo immerso nella formalina. Ma durante il controinterrogatorio, la sua esposizione si fa densa, tecnica, a tratti impacciata. Gli effetti della calce e dell’argilla sulla putrefazione, la natura della cicatrice: concetti complessi che faticano ad arrivare. La difesa punta tutto sulla confusione e insinua il dubbio: non si può provare con certezza che quei resti appartengano a Belle Elmore.
La deposizione di Spilsbury
Il giorno dopo, però, entra in aula Bernard Spilsbury e l’atmosfera cambia.
È alto, elegante, con un garofano rosso all’occhiello. Non ha nulla del patologo chiuso in obitorio. E quando prende la parola cattura tutti: voce chiara, ritmo incalzante, tono sicuro. Rafforza i punti espressi da Pepper ma lo fa con una precisione quasi teatrale. E quando l’avvocato Tobin lo incalza insinuando la sua semplice adesione all’opinione di Pepper, Spilsbury non tentenna: “I have an independent position of my own, and I am responsible for my own opinion, which has been formed on my own scientific knowledge and not in any way influenced by any supposed connection with Mr. Pepper Ho una posizione indipendente e sono responsabile della mia opinione, che si è formata sulla base delle mie conoscenze scientifiche personali e non è stata in alcun modo influenzata da alcun presunto legame con Mr Pepper“.
Alla domanda se avesse dubbi sull’origine del lembo cutaneo, risponde con fermezza: “Absolutely none at all.”
E aggiunge: “I have my microscopic slides here and I shall send for a microscope in case it should be wanted Assolutamente nessuno E aggiunge: «Ho qui i miei vetrini microscopici e farò arrivare un microscopio nel caso dovesse servire”.
Il microscopio viene portato. L’aula è troppo affollata, così la giuria viene accompagnata in una stanza adiacente. Lì, Spilsbury mostra i preparati, spiega con semplicità la disposizione dei follicoli piliferi, delle ghiandole sebacee, e indica come alcune siano state inglobate nella cicatrice, esattamente come accade in un intervento chirurgico di sutura. È una dimostrazione senza precedenti. Nessun esperto aveva mai parlato con tanta chiarezza a una giuria di non addetti ai lavori. I giornali ne restano affascinati. Da quel momento, per il pubblico britannico, Spilsbury diventa “The People’s Pathologist”.
Il confronto con il Dott. Turneball
La difesa, nel tentativo di ribaltare l’opinione della giuria, consulta il dottor Turnebull, direttore del Pathological Institute del Royal Hospital, rivale accademico del St Mary’s Hospital dove operano Pepper e Spilsbury. Newton gli chiede una perizia contraria: Turnebull sostiene che il lembo cutaneo non è pelle addominale. Ma il piano si ritorce contro di lui.
Pochi giorni dopo Turnebull riceve una convocazione ufficiale: dovrà testimoniare in aula. In preda al panico, contatta Spilsbury per scusarsi. Spilsbury lo invita a ritirare il report, ma Turnebull si rifiuta.
Il confronto in aula è brutale. Turnebull nega la presenza di qualsiasi struttura tendinea nel lembo di pelle. Muir richiama allora Spilsbury. Quest’ultimo prende un paio di pinze, solleva il tessuto e mostra chiaramente una porzione di tendine. Il giudice si rivolge a Turnebull: “Please, answer this one way or other; it is most important. Do you find that tendon there or not?”. Turnebull, a quel punto, è costretto ad ammettere: “Si.”
Nonostante l’umiliazione Turnebull tenta un’ultima accusa: sostiene che Spilsbury sia un principiante inesperto di microscopia. Muir lo blocca secco: “Non stiamo parlando di dilettanti. Stiamo parlando di persone come il signor Spilsbury”.
La condanna di Crippen e il trionfo di Spilsbury
Il verdetto non tarda ad arrivare. La giuria dichiara Crippen colpevole e lo condanna a morte. Crippen presenta un’istanza di clemenza al Ministro dell’Interno, Winston Churchill, che rifiuta di interferire con l’amministrazione della giustizia. Il 23 novembre 1910, a meno di un anno dalla sparizione di Cora, Hawley Harvey Crippen viene impiccato nella prigione di Pentonville.
Con quel verdetto nasce un nuovo modello di indagine giudiziaria. Per la medicina legale britannica, il caso segna una svolta: da arte oscura e relegata nei laboratori, la scienza dei cadaveri conquista le prime pagine e si impone come pilastro della giustizia. E il nome di Spilsbury, ormai, è entrato nella storia.
Il caso Crippen consacra Bernard Spilsbury come autorità in materia forense. Nei decenni successivi, verrà chiamato in oltre 200 processi di omicidio, definendo di fatto il ruolo del moderno medico legale in Gran Bretagna.
Nasce anche un nuovo archetipo culturale: il “patologo detective”, che ispirerà scrittori e autori di gialli.
E Spilsbury, da quel giorno, non smetterà più di marcare il crimine con il suo personale ed inconfondibile sigillo!
La storia non finisce nel cortile di Pentonville. Un secolo dopo il caso Crippen torna sotto i riflettori e la scienza moderna ha ancora qualcosa da dire.
