La stima dell’epoca della morte rappresenta uno dei quesiti più ricorrenti posti al medico-legale per le sue implicazioni in ambito penale e civilistico-assicurativo. È tuttavia noto che le tecniche tanatocronologiche tradizionalmente impiegate nella pratica forense, identificabili nell’integrazione dei dati emergenti dalla valutazione dei parametri tanatologici (rigor mortis, livor mortis ed algor mortis) non sempre consentono di effettuare valutazioni precise. Nel merito, solo la misurazione del raffreddamento cadaverico tramite il nomogramma di Hennsge ha dimostrato di soddisfare i criteri di Daubert (dal leading case Daubert vs Merrell Dow Pharmaceuticals, 1993), elaborati dalla Corte Suprema degli Stati Uniti per valutare l’ammissibilità della prova scientifica e successivamente assorbiti nel nostro ordinamento dalla sentenza Cozzini (Cass. pen., Sez. IV, 17 settembre 2010, n. 43786).
I limiti del nomogramma di Hennsge
Tuttavia, i risultati del nomogramma di Hennsge presentano limiti intrinseci significativi, potendo vantare margini di errore contenuti ed accettabili solo per PMI (Post-Mortem Interval) brevi (fino a 12 ore). Oltre tale soglia, i range temporali calcolati presentano valori elevati di deviazione standard, spesso inidonei a soddisfare le esigenze investigative o giudiziarie, mentre per intervalli superiori a 24-36 ore, l’affidabilità del metodo si riduce a tal punto da impedire la stima del PMI sotto forma di rangetemporale definito. È altresì opportuno considerare la non completa ponderabilità dell’influenza che le ben note variabili, estrinseche ed intrinseche al cadavere, esercitano sul fenomeno del raffreddamento cadaverico.
Tanto ha costituito la base per la ricerca, sin dagli anni Novanta, di nuove strategie per una stima più precisa dell’intervallo post-mortem, che fossero idonee, da un lato, a comprimere il più possibile la forbice di incertezza delle stime e, dall’altro, a predire PMI ben più ampi di quelli stimabili con i metodi tradizionali.
Il metabolismo del cadavere: la nuova frontiera del PMI
Le metodiche più recenti per la stima del PMI si fondano sull’analisi delle modificazioni metaboliche che si realizzano dopo il decesso, seguendo il corso della decomposizione cadaverica. Alcune di tali alterazioni metaboliche risultano regolari e misurabili; pertanto, se valutate analiticamente, esse offrono la possibilità di quantificare il PMI, fornendo informazioni più precise e affidabilirispetto alle metodiche tradizionali.
Numerosi studi hanno formulato correlazioni tra il PMI e la variazione del profilo metabolico in diverse matrici biologicheprovenienti da cadaveri umani (quali sangue, umor vitreo, tessuti molli e duri). A seconda della tecnica utilizzata e del numero di sostanze analizzate, si possono distinguere le seguenti applicazioni del metabolismo cadaverico nella stima del PMI.
La tanatochimica
La tanatochimica, intesa come studio delle variazioni post-mortem della concentrazione di singoli analiti nei biofluidi, rappresenta il più consolidato tra i nuovi metodi d’indagine. Diversi sono gli studi scientifici disponibili che hanno documentato l’andamento temporale di diverse sostanze in sangue, umor acqueo e vitreo, liquor cerebrospinale, liquido pericardico e sinoviale, evidenziando pattern biochimici in parte riproducibili. In particolare, risultati promettenti sono stati ottenuti in ordine l comportamento di ipoxantina (Hx) e potassio (K⁺), che presentano concentrazioni crescenti all’aumentare del PMI.
In particolare, i risultati più attendibili sono emersi dall’analisi di campioni di umor vitreo: tale matrice biologica è infatti meno soggetta ai processi decompositivi e alle influenze di fattori esterni, in forza delle caratteristiche isto-anatomiche dell’occhio che lo configurano come un ambiente isolato. Alla luce di tanto, studi tanatochimici sull’umor vitreo hanno consentito di predire PMI fino a 100 ore dal decesso con deviazioni standard più contenute rispetto ai metodi tradizionali.
Tuttavia, i modelli regressivi lineari elaborati, pur presentando in alcuni casi buoni coefficienti di correlazione, variano sensibilmente tra i diversi lavori, a causa di molteplici variabili confondenti: tra queste figurano la temperatura ambientale (talvolta controllabile come fattore correttivo), ma anche elementi non sempre disponibili nella realtà della pratica forense, come le patologie pregresse, lo stato di idratazione, la causa di morte (con una particolare influenza riconosciuta nelle morti asfittiche) e la durata del periodo agonico, che, nella realtà degli scenari operativi, sono spesso assenti o non verificabili, limitando di fatto l’affidabilità della stima. Tuttavia, qualora disponibili, dette variabili possono essere controllate, inserendo fattori correttivi in modelli di regressione multivariata.
Dalla tanatochimica alle tanato “omiche”
Nel tentativo di superare i limiti della tanatochimica, si è progressivamente esteso l’approccio allo studio dell’intero metaboloma. Le tanato-“omiche”, convenzionalmente suddivise in metabolomica, proteomica e lipidomica, offrono una visione più globale delle modificazioni metaboliche che si verificano nel cadavere. Queste tecniche permettono di adottare approcci non mirati, utilizzando strumenti laboratoristici avanzati per analizzare simultaneamente un ampio numero di molecole (decine o centinaia), onde ottenere un profilo biochimico complesso da correlare a un determinato PMI.
L’adozione delle “omiche” consente di vicariare i limiti dei risultati ottenuti dall’analisi di un singolo analita, fornendo una maggiore robustezza del dato a parità di variabili confondenti. Ciò si traduce in una maggiore accuratezza delle stime e nella possibilità di ottenere predizioni più continuative del PMI, estese anche oltre le 48 ore, attraverso l’analisi di biofluidi o tessuti cadaverici[3]. Questa capacità di raccogliere un ampio ventaglio di dati offre anche possibili applicazioni in ambito antropologico: infatti, alcuni studi applicano il pattern metabolomico, lipidomico e proteomico ai resti scheletrici, ottenendo stime promettenti finanche per resti con un burial time di 872 giorni[4]. Inoltre, queste metodiche aprono anche possibili scenari di perfezionamento mediante tecnologie di machine learning, i cui algoritmi di apprendimento automatico possono essere impiegati per l’analisi di un’elevata mole di dati complessi generati dalle “omiche”.
I limiti
Tuttavia, anche queste tecniche, sebbene promettenti, presentano limiti significativi legati ai costi delle procedure analitiche e delle strumentazioni richieste, nonché alla mancanza di una standardizzazione, che complessivamente ne limitano l’applicabilità nella pratica forense.
| VANTAGGI | SVANTAGGI |
| Maggiore accuratezza nella stima del PMI | Elevati costi analitici e strumentali |
| Applicabilità su PMI prolungati (>48h) | Mancanza di standardizzazione operativa |
| Potenziale uso su resti scheletrici | Complessità interpretativa dei dati |
| Compatibilità con algoritmi di machine learning | Necessità di ulteriori validazioni |
Conclusioni
Le moderne tecniche di tanatochimica e tanato-omiche offrono nuove possibilità per la stima del PMI, potenzialmente più precise rispetto ai metodi tradizionali basati sui parametri tanato-cronologici. Tuttavia, la loro applicabilità nella pratica forense quotidiana è ancora limitata, non solo a causa della complessità e dei costi elevati, ma anche per l’assenza di standardizzazione e la difficoltà di interpretazione dei risultati, che non sempre soddisfano pienamente i requisiti di validità e peer-review previsti dai criteri di Daubert.
La tanatochimica tradizionale, sebbene più semplice, accessibile ed ormai consolidata nella letteratura scientifica di settore, si limita a valutare singoli metaboliti, risultando meno robusta rispetto alle metodiche “omiche”. Queste, a loro volta, pur essendo più complete, necessitano di un’ulteriore validazione scientifica per superare i limiti legati alla riproducibilità e alla generalizzabilità delle stime. Pertanto, mentre le tecniche emergenti offrono nuove opportunità, la loro utilizzazione pratica e l’assunzione quale prova scientifica in ambito forense richiedono ulteriori sviluppi, validazioni e standardizzazione, coerentemente con i criteri di affidabilità e rigore scientifico.
Una delle sfide future nell’ambito delle scienze forensi sarà dunque quella di promuovere la trasformazione di queste promettenti tecniche analitiche da strumenti di ricerca a prassi operative standardizzate e sostenibili.
Bibliografia
- Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals, 1993
- Cass. pen., Sez. IV, 17 settembre 2010, n. 43786
- Gelderman T, Stigter E, Krap T, Amendt J, Duijst W. The time of death in Dutch court; using the Daubert criteria to evaluate methods to estimate the PMI used in court. Leg Med (Tokyo). 2021;53:101970. doi:10.1016/j.legalmed.2021.101970
- Rognum TO, Holmen S, Musse MA, et al. Estimation of time since death by vitreous humor hypoxanthine, potassium, and ambient temperature. Forensic Sci Int. 2016;262:160-165. doi:10.1016/j.forsciint.2016.03.001
- Pesko BK, Weidt S, McLaughlin M, et al. Postmortomics: The Potential of Untargeted Metabolomics to Highlight Markers for Time Since Death. OMICS. 2020;24(11):649-659. doi:10.1089/omi.2020.0084
- Zelentsova EA, Yanshole LV, Melnikov AD, Kudryavtsev IS, Novoselov VP, Tsentalovich YP. Post-mortem changes in metabolomic profiles of human serum, aqueous humor and vitreous humor. Metabolomics. 2020;16(7):80. Published 2020 Jul 1. doi:10.1007/s11306-020-01700-3
