Il dottor Crippen e il cadavere senza volto – parte 2
La Londra edoardiana è in fermento. Un delitto efferato, una caccia all’uomo in corso, una scienza che guadagna finalmente gli onori delle cronache. Nella seconda puntata della nostra serie dedicata a Bernard Spilsbury, il caso Crippen entra nel vivo.
I veleni, la cicatrice e l’inseguimento transoceanico
Londra, luglio 1910.
I resti recuperati nella carbonaia di Hilldrop Crescent vengono trasferiti all’obitorio di Islington. Il corpo è stato mutilato, privato della testa, degli arti e di ogni elemento utile all’identificazione. Solo una massa di tessuti molli avvolta in un pigiama da uomo. E un bigodino con una ciocca di capelli ossigenati.
Il lavoro degli esperti
L’équipe di esperti si mette subito al lavoro. L’impegno è massimo e ciò non solo per la forte pressione mediatica.
Dopo il controverso caso del dott. Thomas Smethurts, prima condannato per omicidio e poi assolto, le corti inglesi avevano sempre guardato con sospetto alle testimonianze mediche. Il dott. Pepper è convinto che serva un caso eclatante per scuotere il sistema giudiziario e mostrare le vere potenzialità del laboratorio di criminologia. Ed eccolo: è il caso Crippen!
Il dottor Pepper assume la guida le analisi anatomiche, affiancato da Bernard Spilsbury, il giovane medico legale che ha appena esordito sulla scena del crimine. La loro priorità è duplice: stabilire se quei resti appartengano a Belle Elmore e capire di cosa sia morta.
La decomposizione è avanzata ma alcuni tessuti sono ancora ben conservati. Il fenomeno è facilmente spiegabile: i tessuti sono stati cosparsi di calce spenta, non viva. Per comprenderne l’importanza forense, occorre distinguere tra le due diverse forme della stessa sostanza. La calce viva, o ossido di calcio (CaO), è altamente reattiva e, a contatto con l’acqua, si trasforma in calce spenta (idrossido di calcio, Ca(OH)₂) rilasciando calore. Questa reazione esotermica può ustionare i tessuti e accelerarne la decomposizione — motivo per cui in vari casi criminali la calce viva è stata usata per distruggere i cadaveri. Tuttavia, col tempo, anche solo per effetto dell’umidità ambientale, la calce viva si converte in calce spenta, molto meno reattiva. Quest’ultima, con il suo pH fortemente basico, può addirittura rallentare la putrefazione e preservare i tessuti, come accadde proprio in questo caso.
Dunque l’autore ha tentato di occultare il corpo accelerandone la distruzione ma non è riuscito nel suo intento.
Gli organi interni, in particolare, sono ancora in buona parte identificabili: cuore, polmoni, fegato, stomaco, reni, pancreas. Nessuno mostra segni evidenti di malattia o trauma. L’analista William Wilcox viene incaricato di eseguire le indagini chimiche su campioni biologici. E lì arriva il colpo di scena: nei tessuti viene rintracciata una dose letale di ioscina, potente alcaloide della belladonna, presente in un quantità doppia rispetto a quella necessaria per uccidere un adulto. Poco dopo, Scotland Yard trova la ricevuta che inchioda Crippen: pochi giorni prima della scomparsa della moglie, l’uomo ha acquistato cinque grani di ioscina.
Conosciuta oggi con il nome di scopolamina, all’inizio dell’Ottocento e prima dell’anestesia moderna, la ioscina veniva usata per calmare l’ansia e attenuare il dolore, spesso sotto forma di tintura o fumo. A volte la si applicava direttamente sulle gengive per lenire infiammazioni e nevralgie. Ma il confine tra dose terapeutica e tossica era pericolosamente sottile.
Nel frattempo, un frammento di pelle di circa 14 centimetri per 18 attira l’attenzione di Pepper. Su quel lembo di tessuto, che ad un’estremità presenta formazioni pilifere che ricordano la peluria della regione pubica, si nota una stria arcuata, sollevata, compatibile con una cicatrice chirurgica. Un dettaglio apparentemente secondario, ma che a Spilsbury accende un’intuizione.
Belle Elmore — secondo la sua anamnesi — aveva subito anni prima un intervento di isterectomia. E proprio Pepper, mesi prima, aveva spinto Spilsbury ad approfondire lo studio delle cicatrici post-operatorie per fini identificativi. Ora quella ricerca pionieristica trova applicazione pratica e fa di Pepper e Spilsbury i massimi esperti sul tema. Spilsbury esamina il lembo con il microscopio, cerca conferme anatomiche: individua un frammento di muscolo retto e l’aponevrosi, un tendine largo tipico dell’addome. Dopo settimane di analisi istologiche, la conclusione arriva netta: il lembo di tessuto appartiene alla regione addominale, la stria rilevata è una cicatrice chirurgica dunque quel corpo appartiene a Belle Elmore.
Ma le prove non finiscono lì.
Il pigiama in cui sono avvolti i resti è tracciabile: modello prodotto dalla Yones Bros tra fine 1908 e inizio 1909. Dai registri di vendita risulta che tre pigiami di quel tipo sono stati acquistati da Crippen.
E la ciocca di capelli avvolta nel bigodino? Lunga sei centimetri, ossigenata sulle punte, castana alla radice: una colorazione identica a quella sfoggiata da Belle, celebre per i suoi bigodini Hinde, in voga all’epoca.
In ultimo è da considerare che il corpo recuperato è stato mutilato in modo estremo e una rimozione così precisa delle strutture scheletriche non può essere frutto dell’improvvisazione. E infatti, per quanto il titolo di “dottore” fosse solo autoattribuito, Crippen possedeva reali competenze mediche di base, acquisite nei suoi studi incompleti e nella pratica connessa alla professione odontoiatrica. Conosceva anatomia, strumenti chirurgici, tecniche di dissezione. Abbastanza, quanto meno, per separare i tessuti molli dalle ossa e maneggiare un cadavere in modo metodico.
L’impianto accusatorio ormai è solido. Serve solo catturare Crippen.
La cattura di Crippen
La svolta arriva il 22 luglio. A bordo del transatlantico Montrose, in rotta verso il Canada, il capitano Kendall nota una coppia sospetta: un uomo silenzioso e un giovane dal volto delicato. A uno sguardo più attento, il ragazzo è in realtà una donna travestita. I lineamenti dell’uomo coincidono con quelli di Crippen, e la giovane potrebbe essere Ethel Le Neve.
Kendall decide di inviare un messaggio criptico a Scotland Yard. Lo fa attraverso la radio, utilizzando l’invenzione messa a punto da Guglielmo Marconi. È la prima volta che un sospetto criminale viene segnalato via telegrafo radio da una nave in mare aperto.
Scotland Yard non perde tempo. L’ispettore Dew si imbarca immediatamente su un’altra nave, più veloce: la Laurentic. Punta a raggiungere il Montrose prima che attracchi. Dopo giorni di navigazione tesa e piena di incertezza, la Laurentic approda il 29 luglio a Father Point, in Quebec. Il Montrose, rallentato da una tempesta lungo il San Lorenzo, arriva due giorni dopo.

Il 31 luglio Dew sale a bordo. Nella coppia travestita riconosce subito Crippen ed Ethel. Nessuna resistenza. Nessun dramma. La fuga è finita. Il caso Crippen, che ha tenuto Londra col fiato sospeso per settimane, entra ora nella fase decisiva.

Fine seconda puntata — Nella prossima: Il processo Crippen. Come la stampa trasformò Spilsbury in un’icona.
