Dall’Ucraina una nuova metodologia per l’identificazione dei cadaveri in zone di guerra
Presentato al Congresso un nuovo approccio per l’identificazione dei corpi in uno scenario di mass disaster come può essere un conflitto armato. Lo ha testimoniato lo studio presentato da esponenti e medici legali promosso dalla R.T. Weatherman Foundation: secondo quanto riferito, si è sviluppato un nuovo approccio per ottenere immagini del pattern papillare nei casi in cui metodi tradizionali di impronte digitali sono inefficaci o inapplicabili, in particolare in presenza di cambiamenti post mortem tardivi.
- Dall’Ucraina una nuova metodologia per l’identificazione dei cadaveri in zone di guerra
- L’importanza del riconoscimento dell’identità dei soggetti caduti nelle operazioni belliche
- L’impegno della SIMLA
- Dalla scena del crimine ai media: il difficile equilibrio tra scienza, informazione e opinione pubblica nel talk conclusivo con Stefano Nazzi
- I veri protagonisti del Convegno di Modena
- Grazie Ragazzi
“Il metodo proposto – si legge nella sintesi dello studio – prevede l’uso di sostanze radiopache (non penetrabili dai raggi X, ndr) e della radiografia digitale, consentendo di ottenere immagini precise e di alta qualità delle linee papillari dei polpastrelli anche in presenza di pronunciati cambiamenti post mortem tardivi, come la mummificazione. Questa tecnica è particolarmente rilevante nel contesto di conflitti armati, disastri naturali o provocati dall’uomo con un gran numero di vittime umane, dove il numero di corpi non identificati aumenta significativamente. I nostri risultati dimostrano un’elevata efficienza, velocità e accuratezza rispetto ai metodi tradizionali di rilevamento delle impronte digitali”.
L’importanza del riconoscimento dell’identità dei soggetti caduti nelle operazioni belliche
Poi un passaggio sull’importanza di questo lavoro anche per il rispetto dei familiari alla ricerca dei loro cari scomparsi: “Nel contesto attuale delle operazioni militari in Ucraina – è riportato nello studio -, la questione dell’identificazione delle persone decedute è estremamente rilevante. La necessità quotidiana di stabilire l’identità dei corpi rinvenuti nelle zone di combattimento, così come di quelli rimpatriati in Ucraina, richiede metodi che consentano l’acquisizione rapida di immagini papillari identificabili. Il metodo proposto, oltre a soddisfare i requisiti richiesti, trova importanti applicazioni pratiche sia nell’identificazione medico-forense sia nel riconoscimento dei corpi durante le missioni internazionali.”
L’impegno della SIMLA
Il coinvolgimento dei medici ucraini in un congresso SIMLA è in linea con l’impegno espresso dalla Società Scientifica sin dall’inizio del conflitto con il messaggio lanciato dal presidente Francesco Introna sulla sinergia internazionale e sulla disponibilità dei professionisti italiani per lavorare sul fronte della “collaborazione nell’espletamento delle incombenze della medicina legale: dalla identificazione di cadaveri rinvenuti in fosse comuni, all’accertamento autoptico della causa ed epoca di morte, fino alla documentazione di crimini di guerra e alle visite medico legali su vittime di violenza”.
Dalla scena del crimine ai media: il difficile equilibrio tra scienza, informazione e opinione pubblica nel talk conclusivo con Stefano Nazzi
La comunità scientifica di medicina legale, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di confrontarsi con un giornalista del calibro di Stefano Nazzi, autore del podcast Indagini, per avviare un dialogo su scienze forensi in ambito crime e media. L’evento “Scienze forensi, prove e media”, che ha chiuso la tre giorni modenese del congresso SIMLA sulla prova scientifica ,“è stata l’occasione per affrontare diverse tematiche di interesse pubblico – spiega il dott. Franco Marozzi, vicepresidente e responsabile della comunicazione SIMLA– a partire dal rapporto dei media con le scienze forensi, evidenziando il ruolo che possono avere gli esperti medico legali nella ricostruzione giornalistica dei casi di cronaca, ma anche nell’esame del DNA come prova principe e quindi la narrazione dei casi di cronaca nera tra esigenze dei lettori e un giornalismo accurato e scientifico”.
Un appello dei medici legali
A partire da queste considerazioni è arrivato l’appello dei medici legali, volto ad evitare che presunte testimonianze, sulla carta stampata o in tv, di soggetti del tutto incompetenti rispetto alle gravi tematiche in gioco vengano fraintese o indirizzate dal dibattito mediatico, rischiando di oscurare una corretta informazione nei confronti del pubblico: “Bisogna partire da tre elementi chiari –spiegano i medici legali della SIMLA – in primis la complessità del nostro lavoro, che non può essere semplificato, come avviene a volte nel tritacarne mediatico, quindi prendere coscienza che non esiste la certezza della prova scientifica e poi considerare l’evoluzione costante della disciplina. La prova scientifica dovrebbe aiutare, ma deve essere trattata con metodo e cautela”.
Stefano Nazzi e i protagonisti del talk
L’incontro ha segnato un momento prezioso per avviare un dialogo tra due mondi che faticano a comunicare, come sottolinea Stefano Nazzi. “La scienza può essere interpretata? – si chiede Nazzi – Credo che questo incontro sia stato importante perché i giornalisti e gli esperti forensi rappresentano due mondi che spesso non riescono a comunicare: la scienza ha giustamente un linguaggio che, a volte, per noi giornalisti è incomprensibile e che sarebbe fondamentale comprendere meglio. Oggi iniziamo a parlarci, è un inizio importante”.
Particolarmente ricco l’apporto della comunità medico legale rappresentata dal moderatore dott. Franco Marozzi, Vicepresidente e responsabile della comunicazione SIMLA, dal professore Franco Introna, presidente SIMLA e Ordinario di Medicina Legale all’Università di Bari, dalla dott.ssa Mirella Gherardi, Consiglio direttivo SIMLA e Medico legale AUSL Valle d’Aosta, dalla prof.ssa Isabella Merzagora, Past President della Società Italiana di Criminologia, Ordinaria di Criminologia, Istituto di Medicina Legale, Università degli Studi di Milano e dalla prof.ssa Susi Pelotti, Ordinaria di Medicina Legale Università di Bologna”.
I veri protagonisti del Convegno di Modena
Al di là dell’interesse degli argomenti e dell’impegno di ttutti i relatori, non si può che affermare che i veri protagonisti del Congresso di Modena sono stati i giovani specialisti in formazione e non che oltre a presentare con bravura, proprietà di linguaggio e personalità numerosissime comunicazioni e poster hanno portato una ventata di entusiasmo che non può che essere interpretata quale eccellente viatico per il futuro della medicina legale nazionale e di Simla.

Grazie Ragazzi
Ed ecco il video riassuntivo dell’evento
