Oggi in libreria il volume patrocinato da Simlaweb sito ufficiale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni.
Due secoli di scoperte scientifiche sulle indagini forensi legate a casi celebri come l’affaire Dreyfus, il furto della Gioconda e Jack lo Squartatore.
Un lungo viaggio
Comincia con un’esperienza autobiografica – la caccia all’identità di un giovane uomo rimasto sotto i ghiacci del Cervino dagli anni ’50 – l’affascinante racconto di un viaggio di due secoli attraverso le scoperte che hanno rivoluzionato le indagini forensi nel libro “Storia criminale dell’identificazione personale”, scritto dallo specialista in medicina legale Mirella Gherardi, col patrocinio di Simlaweb sito ufficiale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni, pubblicato da Le Lucerne, che comincia oggi il suo percorso in libreria. Un libro che si rivolge al grande pubblico, interessato a conoscere la storia dell’identificazione personale raccontata da un’addetta ai lavori, e agli esperti del settore che in queste pagine potranno certamente trovare nuovi punti di riflessione sulle coordinate dell’attuale dibattito sull’impiego della prova scientifica.

Un percorso che comincia dall’antropometria di Bertillon, padre delle “foto segnaletiche”, passando per la scoperta delle impronte digitali fino ai primi test biologici, l’analisi del DNA e i test genetici che incidono sulla riapertura dei cold case e contribuiscono a dare un riconoscimento ai cadaveri senza nome. A fornire ampiezza alla narrazione la ricostruzione di tanti casi celebri che hanno cambiato la storia della giustizia: l’Affaire Dreyfus, il furto della Gioconda, gli omicidi di Jack lo Squartatore, il delitto Matteotti, la battaglia legale di Charlie Chaplin su una presunta paternità.
Scienza, giustizia, cultura e Simlaweb
“Sarà un itinerario – spiega la dott.ssa Mirella Gherardi nel primo capitolo del libro – che intreccia scienza, giustizia e cultura ma che dedica un’attenzione particolare ai protagonisti: uomini e donne che, con intuizioni geniali o errori clamorosi, hanno scritto le pagine più significative di un racconto tanto affascinante quanto drammatico, segnato da delitti efferati e vicende umane di straordinaria intensità“.
“Il libro di Mirella Gherardi – sottolinea il dott. Franco Marozzi, Vicepresidente e responsabile della comunicazione di SIMLA – si inserisce pienamente nella scia di quanto il sito istituzionale di Simla, Simlaweb, fa e sta continuando a fare negli ultimi anni. Coniugare le notizie ed i dibattiti propri del mondo medico-legale ad una dimensione più ‘pop’, più artistica della nostra specialità, così ricca di segreti e di storie che val la pena di raccontare non solo ai nostri Soci ma a tutti quelli che vogliono informarsi e scoprire di più sulle vicende che riguardano la lotta di molti per imporre la scienza medica nei più diversi percorsi giudiziari. E Mirella Gherardi l’ha fatto benissimo, sia nella collaborazione con il nostro sito, sia con quest’ultimo suo lavoro letterario che, come responsabile della comunicazione e Vicepresidente Simla non posso che consigliare di leggere”.
L’eredità contemporanea
Un libro che consegna una grande riflessione al lettore e allo scienziato: le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche costituiscono un affinamento nella capacità umana di identificare i responsabili di un crimine, ma restano ancora aperte diverse questioni sulla errata applicazione degli strumenti a disposizione e sulle questioni di “privacy genetica” che pongono interrogativi ancora aperti sul bilanciamento tra sicurezza e diritti individuali. Oggi, lo dimostra la cronaca quotidiana, ogni frammento – un osso riaffiorato dal ghiaccio, un’impronta sulla scena di un crimine, una goccia di sangue analizzata in laboratorio – può decidere il destino di un uomo, restituire giustizia a una vittima, scagionare un innocente. In questo senso, la scienza dell’identificazione non è solo una disciplina tecnica, ma uno strumento essenziale di verità e, quindi, di civiltà che richiede cautela e rispetto.
Le origini: dalla Parigi di Vidocq all’antropometria scientifica
Il pioniere assoluto è Eugène François Vidocq, ex criminale divenuto il fondatore della Brigade de la Sûreté nel 1811. Sarà lui a inaugurare un approccio sistematico all’osservazione: cicatrici, tatuaggi e peculiarità fisiche diventano per la prima volta oggetto di catalogazione metodica. Comprende che ogni individuo porta su di sé una mappa biografica leggibile, ponendo le basi per una vera scienza dell’identificazione. A dare scientificità a questo modello, negli anni Ottanta dell’Ottocento, sarà Alphonse Bertillon. Costruisce un sistema antropometrico basato su undici misurazioni ossee fondamentali che, combinate, forniscono una “firma anatomica” individuale. Bertillon introduce anche il celebre mug shot, la fotografia segnaletica standardizzata.
Dalla rivoluzione delle impronte digitali alla svolta del DNA
L’antropometria trionfa in Europa, ma emerge già una tecnica destinata a soppiantarla: la dattiloscopia. William Herschel scopre che le impronte digitali rimangono immutate nel tempo e Francis Galton, cugino di Darwin, studia sistematicamente le impronte, dimostrando la loro unicità e permanenza. Nel 1892 la svolta investigativa: in Argentina, Juan Vucetich applica per la prima volta le impronte digitali a un caso di omicidio: rintraccia un’impronta insanguinata sulla scena del crimine di due bambini uccisi e, confrontandola con quella della madre, ottiene una corrispondenza perfetta.
Un focus specifico l’autrice lo dedica all’Italia: Salvatore Ottolenghi fonda nel 1902 la prima Scuola di Polizia Scientifica, trasformando l’indagine criminale da attività empirica a disciplina metodologica. Sarà poi Giovanni Gasti a sviluppare la classificazione dattiloscopica italiana, applicata nei Gabinetti di segnalamento istituiti dal 1904.
La grande svolta giunge negli anni Ottanta con la scoperta del DNA fingerprinting da parte di Alec Jeffreys. Il 10 settembre 1984, il genetista britannico osserva per la prima volta un pattern di eredità genetica, scoprendo come identificare biologicamente gli individui con precisione mai raggiunta prima.
I casi giudiziari
Nel libro di Mirella Gherardi, agli aspetti più specificamente scientifici, si intrecciano episodi giudiziari celebri e controversi: dall’Affaire Dreyfus, che vede Bertillon protagonista di una delle più grandi ingiustizie giudiziarie, al furto della Gioconda nel 1911, quando le impronte digitali lasciate da Vincenzo Peruggia sulla cornice del dipinto non vengono riconosciute, fino al caso dello “Smemorato di Collegno”, emblema delle difficoltà dell’identificazione personale prima dell’avvento delle tecniche moderne.
Restano invece irrisolti gli omicidi di Jack lo Squartatore, nella Londra vittoriana, mentre il delitto Matteotti del 1924 solleva diverse questioni medico legali sull’identificazione dei resti e sulla determinazione delle cause della morte, dimostrando l’importanza crescente della medicina forense.
Il colpo di scena: dall’indizio scientifico alla nascita del poliziesco
Nel capitolo conclusivo l’Autrice accompagna il lettore dietro le quinte dell’incontro più inatteso: quello tra metodo scientifico e invenzione letteraria, dove la cronaca si fa racconto e l’indagine diventa romanzo, inaugurando la stagione del poliziesco moderno.
Una scontistica per i soci SIMLA
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