Dalla città che diede i natali alla penna che scrisse il “Faust” e “I dolori del giovane Werther”, Francoforte sul Meno, giunge un recentissimo contributo scientifico pubblicato su Nature a gennaio di quest’anno.
Questa pubblicazione ha un indubbio interesse per chi, nella nostra Disciplina, si occupa di studiare i fenomeni cadaverici con le conseguenze inevitabili ripercussioni che questi comportano anche modificando importanti reperti fondamentali per ottenere dati utili alle indagini peritali.
Nina Lanzinger e Colleghi – Lanzinger N, Verhoff MA, Birngruber CG, Lutz L. Factors influencing the progression of post-mortem changes between scene and autopsy. Sci Rep. 2026 Jan 14;16(1):1950. doi: 10.1038/s41598-026-35786-x. PMID: 41530243; PMCID: PMC12804799) – (qui puoi leggere e scaricare l’articolo originale) hanno pubblicato uno studio osservazionale.
Sono stati indagati 135 casi (94 con registrazioni continue di temperatura) raccolti tra il 2022 e il 2024.
Gli autori hanno confrontato lo stato di decomposizione rilevato al momento del rinvenimento con quello registrato all’autopsia, usando due sistemi di punteggio.
Hanno poi analizzato l’influenza di variabili ambientali e procedurali (temperatura corporea iniziale, durata del raffreddamento, presenza di insetti, stagione, luogo del rinvenimento). Sono state poi raccolte misure orarie della temperatura all’interno dei sacchi mortuari e fotografie standardizzate per la valutazione quantitativa delle modificazioni post‑mortem.
I risultati della ricerca
Ricordando un nostro precedente articolo, sul metabolismo come “orologio” della morte (VEDI), gli Autori tedeschi tracciano all’esito del loro studio alcune raccomandazioni operative per la “routine forense” al fine di uniformare la pratica supportata da una valida valenza scientifica:
- uniformare a livello nazionale le temperature di conservazione in obitorio (intorno a 4 °C);
- dare priorità al trasferimento e all’autopsia dei corpi con temperatura iniziale ≥ 25 °C;
- dare priorità ai corpi con infestazione da insetti;
- evitare tempi di stoccaggio in obitorio superiori a 5 giorni; ridurre i periodi di raffreddamento soprattutto per i corpi in fase precoce di decomposizione.
Qualche spunto di riflessione sull’effettuazione in ritardo dell’autopsia
Dovremmo, come medici legali, tenere e far presenti a tutte le Autorità Sanitarie e Giudiziarie che qualsiasi ritardo nell’esecuzione dell’autopsia può pregiudicarne il corretto esito utile per le indagini dell’AG.
Pensiamo a tutte quelle legate alle norme procedurali legate al recapito degli avvisi di garanzia, procedurali connessi , sì complesse, ma spesso non approntate con la dovuta rapidità o alle insufficienze nel sistema di trasporto in strutture obitoriali attrezzate, o, addirittura, che derivano da nostra diretta colpa legata indisponibilità dei CT del PM ad eseguire l’autopsia in tempi rapidi, .
Tutti argomenti questi argomenti dovrebbero influenzare il nostro agire nella produzione di buone pratiche cliniche per l’esecuzione corretta delle autopsie giudiziarie.
O ancora dovrebbero favorire una riforma del regolamento di Polizia Mortuaria risalente ormai al 1990 non più derogabile alla luce di nuove acquisizioni scientifiche in materia.
Qui sotto potete leggere e scaricare l’articolo originale tradotto in lingua italiana:
