Bernard Spilsbury e il caso “Bride in the Bath”.
Puntata 1 – Il cadavere nella vasca
Sembrano casi isolati: donne giovani, appena sposate, trovate annegate in vasca da bagno. Nessun segno di violenza. Nessun colpevole. Ma l’acqua copre qualcosa di più oscuro.
Londra, gennaio 1915
Londra, 3 gennaio 1915. Sulle pagine dei quotidiani compare una notizia apparentemente di poco conto: l’esito di un’autopsia eseguita a Islington, che attribuisce a un incidente domestico la morte di una donna di trentotto anni, Margaret Elizabeth Lloyd. La donna è stata trovata senza vita nella vasca da bagno il 18 dicembre dell’anno precedente, in un appartamento al civico 14 di Bismarck Road, dove si era trasferita solo la sera prima con il marito, John Lloyd.
I due si sono sposati il 17 dicembre a Bristol. È stata un’unione rapida, seguita da un immediato trasferimento a Londra. L’appartamento di Bismarck Road è stato scelto da John con cura: aveva una vasca da bagno — una condizione per lui irrinunciabile — e un harmonium, strumento che aveva colpito l’uomo, che si presenta come pianista professionista. Dice di non poter rinunciare alla musica, nemmeno nel nuovo capitolo della sua vita.
La giornata del 18 dicembre trascorre apparentemente tranquilla anche se Margaret, secondo quanto riferisce John, si sente poco bene e si fa visitare da un medico, che formula una diagnosi di influenza. Nulla che desti particolare preoccupazione.
Nel tardo pomeriggio, la padrona di casa, Louisa Blatch, intenta a stirare, sente rumori provenire dall’appartamento al piano superiore: prima un rumore d’acqua che si muove bruscamente, poi come il suono di mani bagnate che si posano sul bordo di ceramica della vasca. Infine, un sospiro. E il silenzio.
Pochi minuti dopo, l’aria della casa si riempie delle note dell’harmonium. La musica, regolare e insistente, dura abbastanza da distrarre i pensieri di Louisa. Poi tutto tace di nuovo. Passa una decina di minuti e il silenzio è rotto dal suono del campanello. Louisa corre ad aprire la porta: davanti a lei c’è John con in mano dei pomodori. Le spiega di essere uscito per la spesa della cena ma di aver suonato il campanello per distrazione, dimenticando di avere già le chiavi.
Si scusa con gentilezza poi chiede se per caso Margaret è scesa. Louisa risponde di no. John allora sale rapidamente e comincia a chiamare la moglie a voce alta. Dopo pochi istanti torna di sotto, visibilmente agitato: “She’s in the bath. Come and help me!”
Louisa lo segue. In bagno trova Margaret immersa nella vasca, nuda, priva di vita. La scena non evoca in Louisa nessun particolare sospetto: tutto è in ordine, nessun segno di lotta, nessun oggetto fuori posto. Il corpo giace disteso nell’acqua. La morte, a prima vista, appare come un tragico incidente domestico.
L’inchiesta viene avviata ma non rileva elementi degni di nota. Nessun livido, nessuna ferita evidente. La padrona di casa conferma: i Lloyd le erano sembrati una coppia tranquilla, riservata, forse un po’ chiusa ma mai ostile. Nessun litigio. Nessuna voce alzata.
E così, il caso viene archiviato come una tragica fatalità.
Tutto sarebbe potuto finire qui se la notizia apparsa sui giornali non fosse caduta sotto gli occhi di Joseph Crossley a Blackpool. L’uomo gestisce una pensione nella nota località turistica e proprio in una delle sue stanze, solo un anno prima, è accaduto un fatto identico a quello di Londra.
Blackpool, 1913
Una coppia in luna di miele. Lei si chiama Alice Burnham e ha solo diciassette anni. È una ragazza paffuta, dal volto dolce, i capelli castani portati raccolti e un’aria ingenua. Ha conosciuto George Joseph Smith solo da pochi mesi. Lui è stato da subito premuroso, protettivo, rassicurante. Si sono sposati in fretta. La meta della loro prima notte di nozze è una pensione al 16 di Regent Road, a Blackpool.
La signora Crossley, padrona di casa, ricorderà che la stanza è stata prenotata solo dopo che Smith si è accertato che fosse disponibile un bagno con vasca. Una richiesta insolita, ma apparentemente innocua. Appena arrivati, Smith si mostra attento: chiede subito il nome di un medico perché, dice, la moglie non si sente bene. La signora Crossley suggerisce il dottor George Billing, che visita la ragazza e non trova nulla di preoccupante. Consiglia solo un tonico.
Qualche ora più tardi, mentre i coniugi Crossley sono in cucina, notano una macchia d’acqua comparsa improvvisamente sul soffitto. Stanno ancora discutendo sul da farsi quando sentono suonare il campanello. Alla porta c’è Smith, con in mano due uova. Spiega con naturalezza che è uscito per la colazione della moglie. Sale in camera e dopo pochi istanti ridiscende, agitato: “My wife cannot speak to me! Fetch Dr. Billing – she knows him!”
Quando il medico arriva trova Smith che tiene la testa della moglie appena fuori dall’acqua. Il resto del corpo giace ancora sul fondo della vasca. I due uomini sollevano il corpo e lo adagiano sul pavimento dove Billing tenta invano di rianimarla.
Il giorno seguente lo stesso dottor Billing esegue l’autopsia. Nulla di rilevante emerge. Nessuna ferita, nessun segno di colluttazione. L’inchiesta si conclude con un verdetto di morte accidentale per annegamento.
Smith, sistemati i conti con la pensione, sparisce.
Mr Smith e Mr Lloyd
Quando la lettera firmata dal signor Crossley arriva sulla scrivania di Scotland Yard non è la prima. Anche Charles Burnham, il padre di Alice – un frutticoltore del Buckinghamshire – scrive alle autorità. Non riesce ad accettare quella morte improvvisa e inspiegabile della giovane figlia. Anche lui ha letto l’articolo sul News of the World.
Entrambe le lettere finiscono sul tavolo dell’ispettore Arthur Fowler Neil alla “Y Division”, una delle sedi operative chiave nella gestione dei crimini avvenuti nel nord della capitale. Neil inizia da lì: legge, confronta, interroga i testimoni, torna nei luoghi in cui si sono verificati i decessi. I nomi cambiano, ma i dettagli si somigliano troppo: Margaret Lloyd, Alice Burnham… e due uomini, Lloyd e Smith, che nella sua mente cominciano a sovrapporsi.
L’intuizione prende forma quando Neil incontra un avvocato londinese, Mr W. P. Davies, che gli racconta un episodio singolare. Il 4 gennaio 1915, un uomo che si è presentato come Lloyd è arrivato nel suo studio con il testamento della moglie appena deceduta, chiedendo che venisse riconosciuto come valido.
L’ufficio di Davies viene messo sotto sorveglianza. Passano pochi giorni e un uomo dalle fattezze molto simili a quelle descritte come Lloyd – o Smith – si presenta di nuovo. Viene immediatamente fermato e sottoposto a riconoscimento formale: tra i testimoni c’è anche il padre di Alice. L’uomo è riconosciuto. È lo stesso che si è fatto chiamare prima Smith e poi Lloyd.
Ora bisogna capire se quelle morti così simili siano davvero frutto del caso oppure qualcosa di molto più inquietante.
Bernard Spilsbury entra in scena. L’ormai celebre patologo forense viene chiamato per riesaminare i due casi. Ma proprio mentre il lavoro medico-legale è ancora agli inizi, arriva una nuova notizia che riporta le indagini a qualche anno prima: un caso precedente, ancora una volta con una giovane sposa trovata morta in una vasca da bagno. Un caso troppo simile agli altri due che non può passare inosservato e che aggiunge un altro anello al quadro investigativo.
Herne Bay, luglio 1912
È l’estate del 1910 quando Bessie Munday incontra per le strade di Bristol un uomo distinto, dallo sguardo sicuro e dai modi affabili. Si presenta come Henry Williams, restauratore di dipinti. Bessie è colpita dal suo fascino e non passa molto tempo prima che i due decidano di sposarsi.
Bessie è beneficiaria di un lascito paterno, gestito però da alcuni parenti. Henry insiste con la famiglia per ottenerne la liquidazione. Dopo numerose pressioni, riesce nel suo intento: incassa 135 sterline in oro… e scompare. Bessie, abbandonata, torna a Bristol e sopravvive solo grazie alla generosità di amici e conoscenti.
Poi, il caso – o forse un piano preordinato – li fa incontrare di nuovo a Weston-Super-Mare. Henry è sempre lo stesso, premuroso e convincente. Bessie, ancora innamorata, cede. Lascia Bristol per seguirlo nella regione della foce del Tamigi. Dopo settimane trascorse vagando per le campagne, nel maggio del 1912 la coppia si stabilisce a Herne Bay, affittando una casa al numero 80 di High Street.
Poco dopo, Henry fa installare una semplice vasca di zinco. È l’8 luglio. Solo due giorni più tardi, il marito accompagna Bessie dal dottor French, medico del posto, affermando che la moglie ha appena avuto una crisi. Bessie appare confusa: non ricorda nulla. Ma il racconto del marito è così dettagliato che finisce per convincere anche lei. Il medico, senza ulteriori accertamenti, prescrive un sedativo.
All’una e mezza di notte del 12 luglio, Henry chiama di nuovo il dottor French: Bessie ha avuto un’altra crisi, dice, anche se lei, ancora una volta, non ne ha memoria. Il giorno seguente il medico la contatta per verificarne le condizioni e Bessie risponde di sentirsi bene.
La mattina del 14 luglio, però, arriva un biglietto urgente. Henry implora il medico di recarsi subito da loro: teme che la moglie sia morta. Quando il dottor French varca la soglia della casa di High Street, trova Bessie senza vita, distesa nella vasca da bagno. Il volto è cianotico, in parte sommerso. Nella mano, stretta con forza, c’è ancora una saponetta.
Henry spiega di essere uscito per comprare del pesce per la colazione e, al suo rientro, di aver trovato la moglie priva di sensi. Il medico, non rilevando segni evidenti di violenza, decide che non è necessaria l’autopsia. L’inchiesta si conclude in fretta: la causa della morte è una disgrazia, probabilmente dovuta a una crisi epilettica.
La famiglia di Bessie non accetta quel verdetto. Ma le loro proteste non bastano. Henry Williams incassa le 2.500 sterline dell’eredità… e sparisce nel nulla.
Londra 1915
Quello che all’inizio sembrava un incidente domestico isolato si rivela l’anello centrale di una catena. Prima Margaret a Londra, poi Alice a Blackpool… ora Bessie, a Herne Bay, tre anni prima. Tutte morte nella stessa maniera. Tutte sposate da poco. Tutte sole in una vasca da bagno.
L’ispettore Neil collega i punti. Ma è il ritrovamento di quel terzo corpo, dimenticato e sepolto da tempo, a cambiare la prospettiva: non si tratta più di singole fatalità ma di un disegno coerente, ripetuto, pianificato. E l’uomo che ha sposato ognuna di loro — cambiando nome ogni volta — non può che essere lo stesso.
La scienza, ora, è chiamata a dimostrare ciò che l’istinto investigativo sospetta. Bernard Spilsbury entra nel cuore del caso con una richiesta precisa: riesumare i corpi, analizzarli di nuovo, leggere i segni invisibili che solo un occhio allenato può vedere.
